2018, l’anno in cui lo smartphone piccolo morì

I telefonini con schermo mini faranno la fine del Dodo? Il 12 vedremo cosa sceglierà di fare Apple ma la strada sembra segnata. Cornici ultrasottili e fattore di forma 18:10 sono il futuro per i telecomandi della nostra vita

L’anno in cui gli smartphone-bonsai si estinsero

In qualche classifica dei telefoni più innovativi di sempre è saltato fuori che sono l’iPhone 4 e 4s a vincere la corona. La loro forma è assolutamente innovativa, iconica, hanno sparigliato il mercato molto più di iPhone 3G e 3Gs. Merito delle cornici (anche se: vi ricordate l’antenna-gate?) certamente ma anche e soprattutto merito della dimensione. Perché portavano alla piena maturità l’idea di Steve Jobs: il telefono deve stare in mano ed essere tutto raggiungibile con il pollice, senza usare l’altra mano.

Un dogma dettato da una visione dell’usabilità precisa: forse perché Steve Jobs vedeva bene da vicino, lo schermo piccolo era considerato vincente per l’usabilità anche se non permetteva di contenere tutto il materiale da consumare che invece uno schermo più grande avrebbe permesso. I produttori asiatici di telefoni cellulari avevano capito l’andazzo e infatti avevano cominciato a fare telefoni più grandi fin da subito: la categoria del phablet era dietro l’angolo.

Quando Apple sbarcò nel settore dei telefoni “robusti”, passando dai 3,5 pollici (veramente mignon) delle prime cinque generazioni ai 4 pollici con l’iPhone 5 e 5s e poi 4,7 dell’iPhone 6/6s/7/8 e ai 5,5 pollici dell’iPhone 6/6s/7/8 Plus, fu una autentica rivoluzione. E all’epoca dell’iPhone 6 e 6 Plus ci furono test e misure millimetriche sulle pubblicità e i materiali di marketing per capire se la mano che impugnava il telefono era più grande o più piccola. Cioè se serviva come trucco del riferimento ottico per dare più enfasi alla “generosa” dimensione dello schermo oppure alla tascabilità e usabilità dell’apparecchio.

L’anno in cui gli smartphone-bonsai si estinsero

Passiamo ad oggi. Ci sono due tendenze che sono impossibili da prescindere: la doppia sim (che sappiamo forse Apple vorrà abbracciare, almeno nel mercato asiatico) e lo schermo “big”. Ma grande in relazione non solo alle dimensioni. Infatti, le tendenze, di cui il notch o tacca dell’iPhone X (prontamente imitato dalla concorrenza) è indicatore, riguardano anche il rapporto schermo-cornice e la proporzione dei lati dello schermo.

Come accade anche nel campo dei portatili, l’approccio borderless sta introducendo telefoni forse più complessi da maneggiare. Apple però, non lo dimentichiamo, è pioniera di una tecnologia smart che gestisce i tocchi involontari al bordo, talmente buona che funziona sempre e se la dimenticano tutti. L’iPhone X, con schermo da 5,8 pollici (più grande di quello da 5,5 pollici della serie Plus degli iPhone 6/6s/7/8) ha infatti bordi minimali ma nessun incidente di impugnatura, e un fattore di forma allungato all’interno di una scocca che in passato, quando i bordi della cornice erano necessari, avrebbe ospitato uno schermo più piccolo di 1–2 pollici. C’è anche il notch, dove sono parcheggiati video-fotocamera frontale e sensori di luminosità ambientale, altrimenti impossibili da collocare sui bordi minimali.

L’allungamento o comunque il cambiamento del fattore di forma, è interessante. Perché è comune a tutte le categorie dei differenti produttori: siamo passati da rapporti altezza-larghezza da 4:3 o 16:9 (due modi per dire la stessa cosa) a quello di 18:9. I telefoni sono più stretti e lunghi, se li teniamo in mano in maniera normale – e questo è un bene – ma diventano molto più comodi per vedere film e telefilm, cosa che nell’attuale dimensione degli schermi, disponibilità di servizi di streaming e abbondanza di gb è diventata una abitudine sempre maggiore. Diciamo che, sopra i 6 pollici, un film si vede più che discretamente.

L’anno in cui gli smartphone-bonsai si estinsero

E veniamo ad Apple. Se, come vedremo confermato il prossimo 12 sera orario italiano, Apple ha intenzione di rivoluzionare il suo portafoglio di iPhone abbandonando la filiera della serie 6–7–8 e passare a un tipo di telefoni borderless con notch e schermo sempre più grande ma anche sempre più semplici da impugnare e con schermo massiccio.

Soprattutto, finiranno i telefoni piccoli. Siul mercato, a parte un paio di apparecchi prodotti da Sony (la serie XZ3 Compact, ad esempio), ci saranno solo phablet. E quindi non si chiameranno più così: grande diventerà normale. E piccolo non si userà più. È un problema? Beh, a parte chi ha le mani veramente molto piccole, non è un grande guaio. La dimensione maggiorata in scocche piccole grazie a un design borderless sarà il nostro compagno di viaggio per qualche anno, almeno fino a quando non saranno disponibili telefoni con schermo flessibile che permetterà di piegarli o quantomeno allargarli in maniera da avere almeno due modalità d’uso. Non manca forse molto, ma di sicuro ancora qualche anno.