Mustafa Suleyman, AI chief executive di Microsoft, ha dichiarato che nel giro di 12-18 mesi l’intelligenza artificiale potrà essere usata per sostituire il lavoro svolto attualmente da quasi tutti i “colletti bianchi” (la locuzione che identifica quei lavoratori che svolgono mansioni meno fisiche, ma generalmente più remunerate rispetto ai colletti blu che svolgono il lavoro manuale).
La dichiarazione del dirigente di Microsoft è arrivata nel corso di una intervista (che è possibile vedere su YouTube) del Financial Times parlando dell’obiettivo dell’azienda di arrivare alla “superintelligenza umanista”.
Nel corso della conversazione si è parlato della abilità dell’intelligenza artificiali, termine usato da Suleyman per indicare la fase di sviluppo dell’AI tra modelli linguistici base (LLM) e l’intelligenza artificiale generativa (AGI), campo di ricerca che tenta di creare software dotato di un’intelligenza simile a quella umana e con capacità di autoapprendimento.
Impatto devastante o poco rilevante?
Suleyman ha delineato scenari nei quali professionisti vari (avvocati, contabili, project manager e specialisti di marketing) vedranno le loro attività quotidiane automatizzate da sistemi AI, sottolineando che l’ingegneria del software è già un caso di studio concreto, con sviluppatori che si affidano ad assistenti AI per la programmazione della maggior parte del codice.
Suleyman ritiene che “raggiungeremo prestazioni di livello umano sulla maggior parte, se non su tutte, le mansioni professionali”, facendo riferimento a lavori “da scrivania”, quelli che si svolgono davanti a un computer. Queste dichiarazioni sono in linea con quanto affermato in precedenza da Dario Amodei, CEO di Anthropic, secondo il quale nel giro di cinque anni l’AI eliminerà tutti i lavori impiegatizi di basso livello. Anche il CEO di Ford, Jim Farley, concorda con queste previsioni e ha affermato che l’AI farà perdere il lavoro a molti colletti bianchi. Anche alcuni scienziati sono preoccupati da queste previsioni e da una simulazione del MIT è saltato fuori che l’AI potrebbe sostituire l’11,7% di lavoratori statunitensi in vari settori, e non solo in ambito tech.
C’è da dire che non tutti sono concordi e altri sembrano più scettici. Sam Altman, il CEO di OpenAI, ad esempio, ritiene che l’impatto sociale dell’AGI sarà limitato, in controtendenza alle previsioni più catastrofiche.
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