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Abbonamenti per Instagram, Facebook e WhatsApp: se vuoi di più, devi pagare

Meta, come anticipato. mette a pagamento le funzioni avanzate di Instagram, Facebook e WhatsApp: chi vuole di più, da oggi può — e deve — pagare per averlo.

Instagram Plus (3,99 dollari al mese) sblocca la possibilità di vedere quante volte una storia è stata rivista, creare liste di pubblico illimitate oltre agli “Amici stretti”, mettere in evidenza una storia una volta a settimana per aumentarne la visibilità, usare le Super Heart come reazioni animate, scegliere icone personalizzate per l’app, aggiungere font custom alla bio, estendere la durata di una storia oltre le 24 ore e sfogliare per nome la lista di chi l’ha vista. Gli abbonati possono anche pubblicare direttamente sul profilo senza che il contenuto compaia nel feed dei follower, e visualizzare in anteprima le storie altrui senza lasciare traccia.

Facebook Plus (3,99 dollari al mese) offre un pacchetto simile, con alcune differenze. Le storie durano 48 ore invece delle solite 24. Arrivano le Super Reactions animate per le storie degli amici, la possibilità di vedere in anteprima le storie senza comparire tra i visualizzatori, i Story Rewatch Insights per sapere quante volte la propria storia è stata rivista e la ricerca per nome nella lista dei visualizzatori. Si può anche cambiare l’icona dell’app Facebook o Messenger sul proprio telefono.

WhatsApp Plus (2,99 dollari al mese) è il piano meno ricco di novità: aggiunge temi grafici, suonerie personalizzate, più chat pinnate e sticker premium.

I nuovi piani non sostituiscono Meta Verified, il programma di verifica già esistente, che rimane separato.

Meta One, l’ombrello di tutti gli abbonamenti

I piani Plus si inseriscono in un progetto più ampio. Meta li raccoglie tutti sotto il brand Meta One, che include anche le offerte dedicate agli utenti di Meta AI e quelle per creator e aziende.

Per l’AI, i piani sono Meta One Plus a 7,99 dollari al mese e Meta One Premium a 19,99 dollari al mese. Entrambi sbloccano maggiore capacità di calcolo per la modalità Thinking, il ragionamento esteso e la generazione di immagini e video. Il piano Premium offre capacità ulteriormente superiore, con ragionamento più approfondito per le richieste complesse. La versione gratuita di Meta AI resta disponibile, ma con limiti. I test partiranno a giugno in Singapore, Guatemala e Bolivia.

Per creator e aziende, Meta One Essential costa 14,99 dollari al mese e include badge verificato, protezione contro l’impersonificazione, analisi avanzate e una linksheet per aggregare i propri profili sul web e sugli altri social. Meta One Advanced a 49,99 dollari al mese aggiunge visibilità aumentata nel feed di Facebook, posizionamento più alto nei risultati di ricerca di Instagram e Facebook, un pulsante Segui in evidenza sui Reel, inviti automatici al follow per chi interagisce con i contenuti, strumenti di scheduling ottimizzati e notifiche quando altri utenti riutilizzano i propri Reel. I test di questi piani partiranno questa settimana in Arabia Saudita, Marocco, Thailandia e Bangladesh.

Perché ora

Le ragioni della mossa sono nei numeri. Nel primo trimestre 2026 i ricavi non pubblicitari di Meta si sono fermati a 1,29 miliardi di dollari, contro i 55 miliardi della sola pubblicità. Zuckerberg ha nel frattempo impegnato almeno 600 miliardi di dollari in infrastrutture AI nei prossimi anni, con un solo data center in Louisiana da oltre 200 miliardi. Gli abbonamenti sono il tentativo più diretto di aprire un secondo fronte di ricavi. Le azioni Meta hanno chiuso la seduta di mercoledì con un rialzo di quasi il 4%.

E in Europa?

Meta parla di rollout globale, ma precisa che il lancio avverrà per fasi. Per gli utenti italiani ed europei c’è un’incognita in più: il rapporto tra Meta e le istituzioni UE è tutt’altro che sereno. Ad aprile 2025 la Commissione europea ha multato Meta per 200 milioni di euro per non conformità al DMA proprio sul modello degli abbonamenti senza pubblicità introdotti nel 2023. I nuovi piani Plus non riguardano la privacy né le inserzioni, ma operano in un contesto regolatorio che ha già dimostrato di poter rallentare o bloccare le mosse dell’azienda. Quando e come arriveranno da noi è ancora da vedere.

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