Prepariamoci a pagare carissima la RAM e tutti i dispositivi che la contengono, almeno fino al 2030. Lo dice Kwak Noh-Jung, CEO di SK Hynix, uno dei tre grandi produttori mondiali insieme a Samsung e Micron. Secondo quanto riporta Bloomberg, la cosiddetta “RAMpocalypse” potrebbe protrarsi fino alla fine del decennio, forse anche oltre.
Dietro questa previsione ci sono mesi di rincari già visibili sul mercato. I produttori avevano tagliato la produzione tra il 2023 e il 2024 per smaltire le scorte accumulate durante il boom pandemico. Quando la domanda è tornata a salire, l’offerta non ha retto il passo. Nel frattempo l’intelligenza artificiale ha cambiato le priorità industriali: i server dedicati all’IA assorbono enormi quantità di memoria avanzata, in particolare chip HBM, spingendo molte fabbriche a dirottare capacità produttiva lontano dalle RAM e dagli SSD tradizionali.
Anche il mercato consumer pesa sulla domanda. Sistemi operativi più esigenti e funzioni di IA integrate nei dispositivi richiedono più memoria e più spazio di archiviazione. A questo si aggiungono tensioni commerciali, dazi possibili, costi energetici alti e investimenti miliardari per nuovi impianti: tutti fattori che si scaricano sui prezzi finali.
Apple ha provato a resistere più a lungo di altri, ma alla fine ha alzato i listini su Mac e iPad, con rincari fino al 30%. Tim Cook ha definito la scelta “inevitabile”, legandola direttamente all’aumento dei costi dei chip di memoria e di archiviazione.
Per contenere l’impatto, Apple starebbe valutando fornitori cinesi come Yangtze Memory Technologies (YMTC) e Changxin Storage (CXMT). La strada non è semplice: entrambe le aziende sono passate, in momenti diversi, nella lista nera del Pentagono. Un ostacolo che Cook potrebbe provare ad aggirare facendo leva sul suo rapporto diretto con Donald Trump.














