Nessun nuovo Ecobonus nazionale generalizzato per l’acquisto di auto elettriche da parte dei privati. Il piano Automotive riporta però al centro la ricarica domestica e condominiale, con un contributo dell’80% fino a 1.500 e 8.000 euro. La misura è approvata, ma mancano ancora le regole operative.
Chi aspettava un nuovo incentivo statale per acquistare un’auto elettrica nel 2026 deve distinguere con attenzione tra le diverse misure approvate. Nel DPCM Automotive del 10 giugno 2026 non compare un nuovo Ecobonus nazionale generalizzato per le persone fisiche che acquistano una normale automobile elettrica di categoria M1.
Le risorse del piano sono indirizzate soprattutto alla filiera industriale, ai veicoli commerciali delle piccole e medie imprese, a moto e quadricicli a basse emissioni dal 2027, al noleggio sociale per alcune famiglie e alle infrastrutture di ricarica domestiche. Per il privato che possiede un’auto elettrica, o sta valutando di comprarne una, il provvedimento più concreto è quindi il ritorno del contributo per wallbox e colonnine installate a casa o negli spazi comuni del condominio.

Bonus wallbox 2026: le cifre già stabilite
L’articolo 6 del testo ufficiale del DPCM Automotive 2026 in formato PDF stabilisce un contributo pari all’80% del prezzo di acquisto e posa in opera delle infrastrutture di ricarica destinate agli utenti domestici.
| Voce | Quanto prevede il DPCM |
|---|---|
| Contributo | 80% del prezzo di acquisto e posa in opera |
| Persona fisica | Massimo 1.500 euro per richiedente |
| Condominio | Massimo 8.000 euro per installazioni sulle parti comuni |
| Durata della misura | Fino al 31 marzo 2030, nei limiti delle risorse disponibili |
| Gestione | MIMIT con il supporto operativo di Invitalia |
| Stato al 12 luglio 2026 | Misura approvata, ma sportello non ancora aperto e disposizioni attuative non ancora pubblicate |
Per ottenere il massimo di 1.500 euro un privato dovrà quindi sostenere almeno 1.875 euro di spese riconosciute. Per raggiungere il tetto condominiale di 8.000 euro servirà invece un investimento ammesso di almeno 10.000 euro.
Si tratta però soltanto di un calcolo matematico. Oggi non è ancora possibile sapere quali voci della fattura saranno considerate ammissibili nel 2026 e da quale data potranno essere sostenute.
Quanti fondi sono stati stanziati
Il DPCM assegna al contributo per la ricarica domestica:
- 10 milioni di euro disponibili come residui del 2025;
- 5 milioni di euro per il 2026;
- 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029;
- 8 milioni di euro per il 2030.
La dotazione complessiva indicata nel piano raggiunge quindi 68 milioni di euro. Il provvedimento operativo dovrà chiarire quanti fondi saranno effettivamente disponibili nel primo sportello, se le risorse verranno suddivise per annualità e quale criterio sarà adottato in caso di domande superiori alla disponibilità.
Che cos’è una wallbox e perché è diversa da una presa
La wallbox è un dispositivo fisso progettato per ricaricare un’automobile elettrica o ibrida plug-in in corrente alternata. Viene montata sulla parete del garage, del box o del posto auto; in alternativa può essere installata su un supporto verticale simile a una piccola colonnina.
La sua funzione non consiste soltanto nel fornire corrente. La wallbox comunica con l’automobile, controlla la potenza erogata e gestisce l’avvio e l’interruzione della ricarica. Lavora inoltre insieme alle protezioni dell’impianto elettrico per ridurre i rischi legati a dispersioni, sovraccarichi e utilizzo prolungato ad alta potenza.
Una normale presa domestica può essere utile per ricariche occasionali e molto lente, purché l’impianto sia adatto e verificato. L’uso quotidiano per molte ore richiede però particolare attenzione alla linea, ai collegamenti e alla qualità della presa. La wallbox offre una soluzione più controllata, stabile e adatta a un impiego regolare.
Le potenze più comuni in ambito domestico sono 3,7 e 7,4 kW su impianto monofase. I dispositivi da 11 o 22 kW sono normalmente associati a una fornitura trifase. La velocità reale dipende comunque dal caricatore di bordo dell’auto: una vettura che accetta al massimo 7,4 kW in corrente alternata non sfrutterà una wallbox da 11 o 22 kW alla potenza nominale.
La wallbox è solo una parte dell’installazione
Il prezzo visibile nel catalogo o sul sito del produttore riguarda spesso il solo dispositivo. Il costo finale dipende dal percorso dei cavi, dal quadro elettrico, dalla potenza richiesta e dalle condizioni del garage o del parcheggio.
Un’installazione può comprendere:
- una linea elettrica dedicata dal quadro al punto di ricarica;
- cavi dimensionati in base a potenza, distanza e modalità di posa;
- interruttori magnetotermici e protezioni differenziali adatte al modello scelto;
- verifica o adeguamento dell’impianto di terra;
- canaline, tubazioni, scavi o piccole opere murarie;
- un sensore per la gestione dinamica dei carichi;
- connessione Wi-Fi, Ethernet o rete mobile per i servizi smart;
- eventuale nuovo punto di consegna o aumento della potenza contrattuale.
L’intervento deve essere eseguito da un’impresa abilitata, che al termine rilascia la dichiarazione di conformità. La progettazione e le protezioni vanno definite in base all’impianto esistente, alle istruzioni del costruttore e alle prescrizioni applicabili della norma CEI 64-8, in particolare della sezione dedicata alla ricarica dei veicoli elettrici.

Che cosa significa wallbox smart
Una wallbox smart può comunicare con un’app, con il contatore, con l’eventuale sistema fotovoltaico o con una piattaforma di gestione. Permette quindi di programmare e modificare la ricarica invece di limitarsi a erogare una potenza fissa ogni volta che si collega l’auto.
Le funzioni più utili nell’impiego quotidiano sono:
- programmazione nelle fasce orarie più convenienti;
- avvio e arresto da app;
- controllo dei consumi e dello storico delle sessioni;
- autenticazione tramite app o tessera RFID;
- limitazione della potenza massima;
- gestione di più utenti o più punti di ricarica;
- integrazione con il fotovoltaico;
- gestione dinamica del carico.
La gestione dinamica è particolarmente importante nelle abitazioni con una potenza contrattuale contenuta. Un sensore misura il consumo della casa e assegna alla wallbox soltanto l’energia rimasta disponibile. Quando si accendono forno, lavatrice o pompa di calore, la ricarica rallenta; quando gli altri carichi diminuiscono, la potenza destinata all’auto torna a salire.
Questo sistema può evitare distacchi del contatore e, in molti casi, ridurre la necessità di aumentare subito la potenza contrattuale. In una casa con fotovoltaico una wallbox evoluta può anche modulare la ricarica in funzione dell’energia solare eccedente, privilegiando l’autoconsumo rispetto all’immissione in rete.

L’elenco GSE ora è obbligatorio per il Bonus Colonnine 2026
Aggiornamento: quando questo articolo è stato pubblicato, il 12 luglio 2026, il DPCM Automotive del 10 giugno non indicava ancora uno specifico elenco di wallbox come requisito per ottenere il contributo e rinviava le caratteristiche tecniche ai successivi provvedimenti attuativi.
Il quadro è cambiato con il decreto direttoriale MIMIT del 4 agosto 2026.
Per l’annualità 2026 il decreto stabilisce che i dispositivi di ricarica devono rispettare i requisiti minimi previsti dall’articolo 4 della Delibera ARERA 541/2020/R/eel e successive modificazioni e devono inoltre risultare nell’elenco ufficiale dei dispositivi di ricarica domestica pubblicato dal GSE, nella versione vigente alla data di presentazione della domanda.
L’elenco GSE distingue i dispositivi dotati di Gestione Dinamica del Carico, indicati come GDC, da quelli che ne sono privi, indicati come NO GDC. Entrambi gli elenchi comprendono dispositivi ritenuti idonei rispetto ai requisiti della Delibera ARERA richiamata dal decreto.
Per chi deve ancora acquistare la wallbox diventa quindi importante controllare marca, modello e versione esatta prima dell’ordine e ripetere la verifica al momento della richiesta del bonus. La semplice conformità generale del prodotto o la possibilità di installarlo legalmente in Italia non garantiscono infatti, da sole, l’accesso al contributo 2026.
Il MIMIT ha inoltre stabilito che per il 2026 sono ammesse le infrastrutture la cui installazione viene completata tra il 26 giugno e il 31 dicembre 2026. Le domande possono essere presentate dalle ore 12.00 del 22 settembre 2026 alle ore 12.00 del 31 gennaio 2027.
Tutti i dettagli aggiornati sono disponibili nella pagina ufficiale MIMIT del Bonus Colonnine Domestiche e nel nostro nuovo approfondimento sul Bonus Colonnine 2026.
A chi può servire davvero il contributo
Il bonus è interessante soprattutto per chi dispone di un posto auto privato e può ricaricare con regolarità durante la notte o nelle ore di sosta. La possibilità di partire ogni mattina con l’energia necessaria riduce la dipendenza dalle colonnine pubbliche e rende più prevedibili i costi di utilizzo dell’auto elettrica.
Può essere particolarmente utile a chi:
- sta acquistando la prima auto elettrica o ibrida plug-in;
- utilizza ancora una presa domestica non dedicata;
- ha una linea lunga tra il contatore e il garage;
- possiede un impianto fotovoltaico;
- usa anche pompa di calore, piano a induzione o altri carichi importanti;
- vuole predisporre più posti auto in un condominio;
- deve realizzare nuovi quadri, canalizzazioni o opere murarie.
Il tetto di 8.000 euro riguarda le installazioni effettuate sulle parti comuni degli edifici condominiali richiamate dal Codice civile. L’installazione individuale all’interno di un box privato dovrebbe invece ricadere nel limite personale di 1.500 euro, ma sarà opportuno attendere il testo attuativo per conoscere l’esatta disciplina dei casi misti, per esempio quando la linea attraversa spazi comuni ma serve una sola abitazione.
Il precedente bonus aiuta a capire, ma non basta
La struttura del nuovo incentivo riprende percentuali e massimali già utilizzati nelle edizioni precedenti del Bonus colonnine domestiche gestito da Invitalia.
Nella disciplina relativa alle installazioni del 2024 erano ammesse, entro determinate condizioni, le spese per il dispositivo, la posa, gli impianti elettrici, le opere edili strettamente necessarie, il monitoraggio, la progettazione, la direzione lavori, la sicurezza, i collaudi e l’eventuale attivazione di un nuovo POD. Erano inoltre richiesti fatture elettroniche, pagamenti tracciabili, installazione completata e dichiarazione di conformità.
Queste regole rappresentano un precedente utile per chiedere preventivi dettagliati, ma non possono essere trasferite automaticamente al 2026. Il nuovo DPCM demanda infatti a uno o più provvedimenti del Direttore generale competente del MIMIT la definizione delle modalità di attuazione.

Il regolamento tecnico non c’è ancora
Nel linguaggio comune si parla di “regolamento tecnico”, ma il passaggio previsto dal DPCM è più precisamente un provvedimento attuativo. Al 12 luglio 2026 il testo non risulta ancora pubblicato nelle pagine ufficiali del MIMIT dedicate alla misura e lo sportello Invitalia disponibile online riguarda ancora la precedente edizione, indicata come chiusa.
Il provvedimento dovrà chiarire almeno questi punti:
- La data iniziale delle spese ammesse. È necessario sapere se saranno riconosciuti acquisti e lavori effettuati dall’inizio del 2026, dalla pubblicazione del DPCM, dalla sua entrata in vigore oppure da una data successiva.
- I beneficiari. Dovranno essere precisati i requisiti di residenza e disponibilità dell’area, oltre alla posizione di proprietari, affittuari e comodatari.
- Le caratteristiche dei dispositivi. Potrebbero essere indicati potenza massima, conformità tecniche, tipo di connettore e requisiti di installazione.
- Le funzioni smart. Va chiarito se la connettività, la gestione dinamica del carico o altre funzioni saranno obbligatorie, premianti oppure semplicemente facoltative.
- Le spese ammissibili. Servono regole per linee, quadri, protezioni, opere murarie, progettazione, collaudi, sistemi di monitoraggio, nuovo POD ed eventuale aumento di potenza.
- La procedura di domanda. Bisogna sapere se si tratterà ancora di un rimborso dopo il completamento dei lavori e se le richieste saranno esaminate in ordine cronologico.
- I documenti richiesti. Fatture, bonifici, dichiarazione di conformità, delibera condominiale e relazione finale potrebbero tornare a essere elementi essenziali.
- La cumulabilità. Il MIMIT dovrà precisare il rapporto con detrazioni fiscali, incentivi regionali e altri contributi applicati alle stesse spese.
Quando potrebbero uscire le regole
Non esiste al momento una data ufficiale per la pubblicazione delle disposizioni attuative o per l’apertura dello sportello.
Le precedenti edizioni mostrano che, quando il quadro amministrativo è pronto, tra il decreto operativo e l’avvio delle domande possono trascorrere poche settimane. Per il 2026 una pubblicazione durante l’estate resta quindi possibile, ma non è garantita; in assenza di annunci formali va considerato anche uno slittamento all’autunno.
Questa è una stima basata sui tempi delle procedure precedenti, non una scadenza comunicata dal Ministero.
Conviene comprare subito la wallbox?
Chi installerebbe comunque il punto di ricarica può utilizzare questo periodo per far verificare l’impianto e richiedere più preventivi. È utile conoscere la lunghezza della linea, la potenza accettata dall’auto, le ore disponibili per la ricarica e l’eventuale compatibilità con il fotovoltaico.
Chi considera il contributo indispensabile dovrebbe invece attendere almeno la pubblicazione della data di ammissibilità delle spese. Ordinare oggi una wallbox confidando nel rimborso significa assumersi il rischio che la fattura, il pagamento, l’installazione o il modello scelto non rispettino le nuove disposizioni.
Il preventivo dovrebbe separare chiaramente:
- costo della wallbox;
- posa e configurazione;
- cavi e protezioni;
- opere murarie;
- sistema di gestione dinamica;
- progettazione e collaudo;
- eventuali lavori per il nuovo POD o per l’aumento di potenza.
Questa suddivisione permette di confrontare meglio le offerte e semplifica la verifica delle spese quando saranno pubblicate le regole definitive.
Un incentivo utile che non deve fermare il mercato
Il contributo alle wallbox può incidere concretamente sull’adozione dell’auto elettrica. La ricarica domestica riduce i costi rispetto a molte colonnine pubbliche, permette di sfruttare il fotovoltaico e rende più semplice l’uso quotidiano del veicolo.
La cornice economica è stata approvata e le risorse sono state individuate. Il passaggio successivo spetta ora al legislatore e al Ministero: pubblicare rapidamente regole semplici, indicare una data certa per le spese e definire requisiti tecnici comprensibili sia per gli utenti sia per gli installatori.
Un’attesa troppo lunga produce l’effetto opposto a quello desiderato. Famiglie e condomìni rinviano i preventivi, gli installatori non sanno quali soluzioni proporre e chi sta valutando un’auto elettrica rimanda anche la predisposizione del punto di ricarica. Il bonus può sostenere un mercato che si sta aprendo all’elettrico, ma per farlo ha bisogno prima di tutto di certezze.
Documenti e pagine ufficiali
- Pagina MIMIT dedicata al DPCM Automotive del 10 giugno 2026
- Testo integrale ufficiale del DPCM in PDF
- Pagina MIMIT del Bonus colonnine domestiche
- Pagina Invitalia della precedente edizione del Bonus colonnine domestiche
- Spese ammesse nella precedente edizione, da non considerare ancora automaticamente valide per il 2026


















