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ChatGPT ora sa cosa stavate facendo sul Mac

ChatGPT non si accontenta di rispondere a quel che gli chiedete, ma può sapere anche cosa stavate facendo sul Mac prima ancora di aprire una conversazione. È la nuova funzione Computer History, introdotta da OpenAI nell’app desktop per macOS, che permette all’intelligenza artificiale di costruire una cronologia delle attività svolte sul computer e usarla come contesto per ChatGPT e Codex.

Niente screenshot, ma clic e digitazione

Computer History ricorda inevitabilmente Windows Recall, la funzione Microsoft che aveva suscitato numerose polemiche per la registrazione periodica dello schermo. Qui serve ad aiutare a riprendere un lavoro interrotto, ritrovare un documento utilizzato in precedenza o suggerire automazioni partendo dalle abitudini dell’utente.

OpenAI ha scelto però un approccio diverso da Microsoft. Computer History non acquisisce screenshot, video o audio, ma utilizza gli eventi messi a disposizione dalle API di accessibilità di macOS.

Può quindi registrare clic, digitazione, scorciatoie da tastiera, passaggi da un’applicazione all’altra e altre informazioni legate al contesto dell’attività.

Da questi dati vengono costruiti periodicamente dei riepiloghi che possono essere utilizzati successivamente da ChatGPT e Codex. In questo modo è possibile chiedere, per esempio, quale documento si stava modificando in precedenza o riprendere un’attività lasciata a metà.

L’utente può scegliere quali applicazioni e siti includere, sospendere la registrazione ed eliminare elementi dalla cronologia. Le sessioni di navigazione privata vengono escluse automaticamente.

È un’evoluzione di una direzione già visibile nell’app ChatGPT per Mac, che aveva iniziato a interagire con Note e altre applicazioni.

Una memoria del lavoro svolto sul Mac

La differenza rispetto alla normale memoria di ChatGPT è significativa. Finora il sistema poteva ricordare informazioni emerse nelle conversazioni. Computer History estende invece il contesto alle attività svolte sul computer.

Resta però un punto importante. Anche senza registrare lo schermo, una sequenza di clic, digitazioni e cambi di applicazione può descrivere con notevole precisione il modo in cui una persona utilizza il computer.

I dubbi sulla privacy

The Verge descrive Computer History come un sistema capace di trasformare le attività dell’utente in dati per l’apprendimento, una definizione che porta con sé inevitabili preoccupazioni e riserve. A queste si aggiunge l’avvertimento della stessa OpenAI sulla possibile presenza di informazioni sensibili nei file creati dalla funzione.

In realtà OpenAI non presenta Computer History come uno strumento destinato direttamente all’addestramento generale dei propri modelli. Continuano però ad applicarsi le normali politiche sui dati del piano utilizzato, differenti tra gli account individuali e quelli Business ed Enterprise.

È quindi una tecnologia meno invasiva di Windows Recall sul piano della cattura dello schermo, ma non per questo priva di implicazioni. Il confronto con l’approccio di Apple resta inevitabile, soprattutto considerando il peso dato dall’azienda alla privacy nell’elaborazione delle funzioni di intelligenza artificiale.

Computer History è disponibile inizialmente su macOS per gli utenti Pro, Business ed Enterprise, ma non è ancora attivo nello Spazio economico europeo, nel Regno Unito e in Svizzera.

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