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Addio a Paul Brainerd, il papà di PageMaker

Paul Brainerd, il creatore di PageMaker, è morto domenica scorsa all’età di 78 anni. Il nome PageMaker non dirà molto agli utenti più giovani ma questo software è stato il primo programma di Desktop Publishing commercializzato da Aldus Corporation  (azienda acquistata nel 1994 da Adobe) nel 1985 per Mac e una pietra miliare nel mondo della tipografia digitale.

Se ancora oggi i Mac sono i computer preferiti da studi grafici e tipografie, il merito è anche di Brainerd e del suo PageMaker.

Presentato, come accennato, nel 1984, PageMaker diventò in breve tempo un fenomeno in ambito tipografico, grazie a una serie di funzioni flessibili che sfruttavano ampiamente l’interfaccia grafica del Mac e la potenza della stampante LaserWriter di Apple, accoppiata che ha avuto un ruolo fondamentale nell’avvio della rivoluzione del desktop publishing.

L’accoppiata PageMaker + Laserwriter

Merito del successo del software fu l’intuizione di supportare nativamente il linguaggio di descrizione della pagina PostScript di Adobe, supportato dalla LaserWriter. Steve Jobs ebbe l’intuizione di vedere le potenzialità del PostScript di Adobe (creato da John Warnock e Chuck Geschke), negoziando il linguaggio per ottenere i diritti di utilizzo, e per molto tempo non permise di rilasciare driver per sistemi operativi diversi.

40 anni fa la LaserWriter e l'avvio della rivoluzione del desktop publishing - macitynet.it
Immagine da brochure Apple

Il sito GeekWire racconta l’affascinante nascita di PageMaker, spiegando che nell’estate del 1984 Paul Brainerd e quattro colleghi ingegneri appena licenziati dalla Kodak (a seguito dell’acquisizione del loro precedente datore di lavoro, Atex) si trovavano a bordo di una vecchia Saab, guidando in direzione sud, sull’Intestate 5 nell’area di Seattle. Sei mesi di economia, una vaga idea del software che volevano realizzare e nessun nome in mente per l’azienda. Nel corso del loro viaggio cercarono di convincere piccoli giornali e riviste della necessità e bontà di uno strumento per l’impaginazione con il computer ma l’accoglienza fu gelida: i grandi gruppi editoriali impiegano anni per approvare cambiamenti e per una startup con sei mesi di vita è dura convincere qualcuno a credere nel loro software.

Nel 1984 molti investitori non comprendevano il potenziale di aziende che si occupavano di software. Brainerd – con soli 5000$ sul conto corrente – contattò 50 società di venture capital: 49 risposerò negativamente e solo una, la Vanguard Ventures di Palo Alto, si interessò al futuro PageMaker (merito del fatto che alcuni soci accomandatari erano ex dirigenti di Apple in gradi di comprendere le potenzialità del software) e investirono 864.000$; in seguito arrivò anche l’apporto di capitali di una piccola azienda locale, Fluke Management Capital.

Perché il nome Aldus?

Nell’ambito di una fermata alla biblioteca dell’Università statale dell’Oregon affittarono una stanza e iniziarono a studiare la storia dell’impaginazione. Brainerd apprese chi era Aldo Manuzio: umanista, editore e tipografo italiano, l’uomo che introdusse il carattere a stampa corsivo e il formato in ottavo per i testi classici e le cui edizioni sono considerate tra i libri di maggior pregio e valore nella storia della stampa; in altre parole il più grande tipografo del suo tempo e il primo editore in senso moderno. Da qui la decisione di chiamare l’azienda Aldus (nome latino con il quale si firmava Manuzio).

Brainerd e il suo team avevano capito che per offrire un prodotto valido bisognava mettere insieme tre cose: il Macintosh (per l’interfaccia grafica), il PostScript di Adobe (per la possibilità di eseguire il rendering ad alta risoluzione di immagini e caratteri) e un software che tenesse tutto questo insieme, quello che Brainerd chiamava “uno sgabello a tre zampe”). In un incontro del Consiglio di amministrazione a fine 1984, un investitore evidenzia la necessità di ridurre la prolissità per descrivere un software che permette di combinare testo e grafica sulle pagine; qualcuno suggerì che bisogna usare il nome “desktop qualcosa” e Brainerd rispose: “Che ne dici di desktop publishing?”. Al ritorno negli uffici gli altri colleghi ingegneri sembravano scettici sul nome ma a Brainerd piaceva e fu questo il nome che oggi conosciamo come sinonimo dell’insieme delle procedure e tecniche di creazione, impaginazione e produzione di prodotti editoriali.

Prima versione per Mac e la prima versione per Windows festeggiata da Bill Gates e Steve Ballmer

PageMaker 1.0 arrivò nel luglio 1985 e Jobs stesso ammise tempo dopo che senza questo software forse il Mac non sarebbe sopravvissuto. Nel 1987 arrivò la prima versione per Windows, prima ancora di Word: a convincere Brainerd fu  Gabe Newell (all’epoca program manager di Windows, diventato in seguito il fondatore di Valve). Per celebrare l’evento Bill Gates e Steve Ballmer invieranno a Brainerd una bottiglia di Dom Perignon.

Le due eredità di Brainerd

Paul Brainerd lascia dietro di sé due importanti eredità. Il primo è tecnologico: ha messo il potere della stampa nelle mani di milioni di persone che non avevano mai toccato un linotype nella loro vita (la macchina tipografica che si usava prima dell’avvento del desktop publishing); la seconda eredità è legata a suoi impegni nella protezione dell’ambiente e nella filantropia nel Pacifico nord-occidentale: una fine di carriera lontana dagli schermi dei computer, ma altrettanto significativa.

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