Addio siccità, i droni inseminano le nuvole per la pioggia a comando

Per la semina delle nuvole, costi e rischi saranno ridotti al minimo grazie ai droni: primi test svolti in Nevada, i dettagli

droni

Presto sapremo a chi dare la colpa se pioverà proprio il giorno del nostro party in giardino. I droni, oltre che aiutare in fotografia e nella pesca, potrebbero essere impiegati anche per controllare il meteo e facilitare le precipitazioni.

Lo hanno dimostrato alcuni scienziati del Desert’s Research Institute che avrebbero recentemente portato a termine il primo volo di un drone per la semina delle nuvole. Soprannominato “Sandoval Silver State Seeder”, il volo di prova ha avuto luogo la scorsa settimana in un’area di test approvata dalla FAA a Hawthorne, in Nevada. Della soluzione conosciuta con il termine tecnico di ‘cloud seeding’ si parla da diversi anni per indicare le possibili soluzioni della lotta contro la siccità e in alcuni casi come aiuto per l’eliminazione della foschia.

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E’ la prima volta che un veivolo senza pilota viene impiegato in un’operazione simile. Di norma, un drone volante non riesce a volare oltre i 400 piedi, un’altezza non sufficiente per raggiungere le nuvole, quindi non è chiaro come potrebbe riuscire nell’impresa, nonostante sia dotato di razzi contenenti ioduro d’argento, sostanza frequentemente utilizzata proprio per favorire le precipitazioni.

Secondo il Presidente e CEO di Drone America Mike Richards, è stato raggiunto un altro importante traguardo: presto sarà possibile ridurre costi e rischi nell’inseminazione delle nuvole, potendo così contribuire alla mitigazione dei disastri naturali causati dalla siccità, dalla grandine e dalla nebbia estrema.