Apple non ci sta. Dopo avere inventato il podcast moderno, ha perso il primato sul format che aveva inventato, scalzata da Youtube, ma oggi lo rivuole e per provare la rimonta lancia l’arrivo dei video podcast basati su HLS dentro Apple Podcasts.
Cosa cambia con i video podcast HLS
L’aggiornamento annunciato da Apple introduce un’integrazione nativa dei video podcast dentro l’app, basata sulla tecnologia HTTP Live Streaming, sviluppata dalla stessa Apple.
Le novità principali includono:
- Passaggio immediato tra audio e video durante la riproduzione;
- Visualizzazione orizzontale a schermo intero direttamente nell’app;
- Download dei video per la visione offline;
- Streaming adattivo, con qualità che si regola automaticamente in base alla connessione;
- Integrazione con raccomandazioni personalizzate, curation editoriale, capitoli e trascrizioni.
La partita pubblicitaria è il vero nodo strategico
Il passaggio tecnico è importante, ma quello economico lo è ancora di più. Per la prima volta Apple consentirà l’inserimento dinamico di pubblicità video nei podcast distribuiti tramite HLS, comprese le host-read.
I creator continueranno a distribuire tramite hosting provider e ad network partner come Acast, ART19, Omny Studio e SiriusXM (con AdsWizz e Simplecast). Apple non farà pagare la distribuzione dei contenuti, né per l’RSS tradizionale né per il nuovo formato video.
Nel racconto ufficiale Apple insiste su un punto preciso: i creator restano pienamente proprietari dei propri contenuti e della loro monetizzazione. I video podcast non vengono caricati direttamente su una piattaforma chiusa, ma distribuiti tramite hosting provider e ad network partner, come avviene già oggi con l’RSS tradizionale.
Questo significa che Apple non diventa un editore né un intermediario totale sul modello YouTube. I podcaster continuano a scegliere il proprio provider, a gestire sponsorizzazioni e accordi commerciali, e a controllare la relazione con il pubblico. L’introduzione di HLS video non cambia questa architettura aperta, ma la potenzia dal punto di vista tecnico.
Apple non farà pagare la distribuzione dei contenuti, ma applicherà una fee basata sulle impression alle ad network per l’erogazione degli annunci dinamici nei video podcast. In questo modo si inserisce nella filiera pubblicitaria senza sottrarre ai creator il controllo diretto del business, posizionandosi come infrastruttura tecnologica e punto di passaggio economico, più che come piattaforma dominante.
Un tentativo di trattenere utenti dentro l’ecosistema
La novità (che non è propriamente tyale perchè il video era tecnicamente supportato fin dal 2005, ma attraverso RSS e con una gestione poco integrata: spesso era necessario creare due show separati, uno per l’audio e uno per il video) deriva dalla pressione competitiva.
Secondo Edison Research, YouTube è oggi la prima piattaforma per il consumo di podcast negli Stati Uniti. La stessa YouTube ha dichiarato che oltre un miliardo di persone al mese guarda podcast sulla propria piattaforma. Anche Spotify ha investito pesantemente nel video, mentre Netflix ha iniziato a sperimentare tra produzioni originali e licensing.
Apple, che aveva contribuito a rendere mainstream il podcast ai tempi di iTunes e dell’iPod, è rimasta a lungo focalizzata sull’audio perdendo progressivamente terreno.
Con la funzione annunciata ieri, Apple spera di: ridurre la tentazione di uscire dall’app per andare a guardare l’episodio su YouTube o su altre piattaforme.
Se il pubblico vuole vedere il volto dell’ospite o l’espressione del conduttore, non dovrà più cambiare applicazione. Tutto resta dentro Apple Podcasts, integrato con le funzioni già esistenti e con il sistema di abbonamenti premium.













