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Assinform, l’equo compenso penalizza l’industria italiana dell’IT

“Il decreto ministeriale reso pubblico in data 14 gennaio dal Mibac, reca un danno gravissimo sia all’industria dell’innovazione – in particolare quella informatica – sia al sistema imprenditoriale nel suo complesso”. Ad affermarlo è l’Assinform, l’associazione delle principali aziende di Information Technology operanti sul mercato italiano.

I dati presentati dall’Associazione nel corso del 2009 hanno evidenziato una diminuzione forte del mercato IT, con cali mai visti in questo comparto, specialmente nel sottosettore dei prodotti hardware.

“All’inizio del 2010 tutto ci attendevamo” prosegue un comunicato “meno che un’ulteriore penalizzazione per l’industria nazionale dell’IT e dei suoi clienti principali, cioè le aziende italiane”. E ancora: “Il nuovo balzello, infatti, va a danno anche delle imprese oltre che dei consumatori, perché penalizza i personal computer anche per uso professionale e colpisce la crescita della capacità  di memoria dei dispositivi, andando contro lo sviluppo della tecnologia. Anche l’eventuale rimborso da parte della SIAE di tale balzello sul materiale utilizzato dalle imprese introdurrebbe una nuova burocrazia di cui francamente non sentiamo il bisogno”.

“Non ci aspettavamo questa tassa sull’innovazione proprio ora che si vedono i primi timidi segnali di ripresa dopo la lunga crisi; al contrario bisognerebbe agire con forza sulla leva dell’innovazione per lo sviluppo del paese” questa la dura presa di posizione del Presidente di Assinform, Paolo Angelucci, dopo l’uscita del provvedimento che rivede i compensi per la copia privata in Italia.

Anche Nokia è critica nei confronti del decreto.”L’approvazione del decreto ci lascia assolutamente sconcertati – ha dichiarato Alessandro Mondini Branzi, Amministratore Delegato di Nokia Italia. E ancora: “Crediamo che l’imposizione di questa tassa sulla copia privata sia iniqua e ingiustificata. L’ascolto di musica è solo una delle tante funzioni disponibili sul telefono cellulare, il cui contenuto è solitamente acquistato legalmente dal consumatore che ha pertanto già  completamente pagato i diritti d’autore. Imporre una nuova tassa sui telefoni cellulari costringe i consumatori a pagare due volte per lo stesso contenuto”.

A detta di Nokia non sussiste un fondamento legale o una base razionale alla tassa sulla copia privata applicata ai telefoni secondo quanto previsto dalla direttiva europea sulla copia privata”.

Altroconsumo fa notare che nel corso di un anno una famiglia media spenderà  100 euro in più grazie al decreto Bondi. Comprando dotazioni tecnologiche o prodotti Hi-Tech, senza saperlo, si vedrà  costretto a pagare una quota, nascosta, per l’equo compenso. Per remunerare, cioè, gli autori per il presupposto mancato compenso dovuto alla copie dei contenuti – musicali, audio, video – che i consumatori faranno per uso privato. “Il sistema” – dice Altroconsumo “è un’aberrazione, perché il consumatore paga anche fino a tre volte una tassa, per fruire di uno stesso contenuto, anche una sola volta. Ed è una misura contraria allo sviluppo della tecnologia e del mercato digitale”.

Esempio: scaricando legalmente un brano da iTunes, il consumatore sta già  pagando per le copie private. Poi paga l’equo compenso sul pc. Poi quello sull’iPod.
[A cura di Mauro Notarianni]

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