Meglio non usare lo smartwatch per capire se avete davvero smaltito la cena. Un nuovo studio mette infatti in dubbio uno dei dati che milioni di persone controllano ogni giorno sul proprio polso: quello delle calorie bruciate durante l’attività fisica.
La ricerca, condotta dalla Florida International University e pubblicata sulla rivista scientifica PLOS One, ha confrontato le stime fornite da Apple Watch Series 8, Fitbit Sense 2, Samsung Galaxy Watch 5 e Garmin Forerunner 955 con quelle ottenute attraverso apparecchiature professionali utilizzate per misurare il consumo energetico.
Il risultato è abbastanza chiaro: gli smartwatch possono sbagliare in maniera significativa nel calcolo delle calorie consumate, e non tutti lo fanno nello stesso modo.
Apple Watch è quello che sbaglia meno
Tra i quattro modelli analizzati, Apple Watch Series 8 è risultato quello che si è avvicinato maggiormente alle misurazioni di laboratorio.
Garmin Forerunner 955 e Samsung Galaxy Watch 5 hanno invece mostrato una maggiore tendenza a sovrastimare le calorie consumate. Fitbit Sense 2 ha avuto diversi problemi durante le rilevazioni, con alcuni dati anomali che hanno reso più difficile valutarne con precisione il comportamento.
Il dato è interessante anche perché Apple Watch utilizza da sempre una combinazione di sensori e informazioni personali per stimare il consumo energetico durante l’attività fisica. Il sensore per il battito cardiaco di Apple Watch, insieme ai dati relativi a peso, età, altezza e movimento, contribuisce infatti ai calcoli effettuati dall’orologio.
Lo studio, però, mostra che anche il dispositivo più preciso tra quelli analizzati resta lontano dall’essere uno strumento perfetto per misurare le calorie.
Il numero sul polso è una stima
Questo significa che se dopo una corsa, una passeggiata o una sessione in palestra il vostro smartwatch vi dice di avere bruciato centinaia di calorie, quel numero non dovrebbe essere considerato una misura esatta.
La differenza può diventare particolarmente importante per chi usa il dato mostrato dall’orologio per decidere quanto mangiare o per verificare se sta mantenendo un deficit calorico.
Un errore relativamente piccolo durante una singola attività può infatti diventare molto più significativo se ripetuto giorno dopo giorno.
Lo studio ha evidenziato anche un altro aspetto interessante: la precisione tende a diminuire con l’aumentare della percentuale di grasso corporeo, indipendentemente dal marchio dello smartwatch.
I ricercatori non hanno ancora stabilito con certezza perché questo accada, ma una delle possibili spiegazioni riguarda gli algoritmi utilizzati per trasformare i dati raccolti dai sensori in una stima delle calorie consumate.
Lo smartwatch resta utile, ma per altri dati
Tutto questo non significa naturalmente che Apple Watch o gli altri smartwatch siano inutili durante l’attività fisica.
Al contrario, alcuni parametri possono essere molto più interessanti delle calorie. Apple Watch, ad esempio, permette di controllare la frequenza cardiaca durante la giornata e gli allenamenti, oltre a raccogliere nel tempo numerose informazioni nell’app Salute.
Proprio sul fronte cardiaco Apple Watch ha mostrato in diversi studi risultati molto più convincenti: una recente ricerca ha ad esempio evidenziato la sua capacità di rilevare con buona precisione alcune aritmie cardiache.
Per valutare l’attività fisica può quindi essere più utile osservare frequenza cardiaca, intensità dell’allenamento, tempo trascorso nelle diverse zone e andamento dei risultati nel corso delle settimane, invece di concentrarsi esclusivamente sul numero delle calorie.
Lo studio completo è disponibile su PLOS One.

















