Internet ha già scelto il suo verdetto sulla Ferrari Luce: prima ancora di essere giudicata su strada, la prima elettrica di Maranello è diventata un caso culturale. Tra meme, video AI e la stoccata di Montezemolo, la Luce racconta una frattura più ampia: cosa resta del mito Ferrari quando il Cavallino entra davvero nell’era elettrica?
La Ferrari Luce capovolta con un cavo che esce dal sottoscocca in imitazione del criticatissimo sistema di ricarica di Magic Mouse. Enzo Ferrari che produce corrente elettrica per la ricarica della batteria, girandosi nella tomba. Internet non ci ha messo molto ad impossessarsi della prima Ferrari elettrica, disegnata da LoveFrom, lo studio di design di Jonathan Ive, e a creare una serie di scorticanti meme e video deepfake che mettono alla berlina la filosofia e l’impostazione estetica della nuova vettura del Cavallino.
E se il bersaglio ufficiale è Ferrari, quello implicito, spesso senza che venga nominato esplicitamente, è proprio Jony Ive, il cui linguaggio stilistico segna profondamente tutta la vettura. Un linguaggio che chiunque abbia seguito Apple negli anni riconosce immediatamente, e che avevamo già descritto a fondo quando erano stati svelati gli interni a San Francisco ma che non a tutti piace e soprattutto non per tutti è adeguato ad una Ferrari.
Le critiche si concentrano proprio qui, sul fatto che l’estetica e la forma siano prevalenti e troppo vicino all’estetica che Ive ha reso popolare a Cupertino e troppo lontano dall’immaginario Ferrari tradizionale.
In vari commenti, articoli e discussioni online, la Luce viene descritta come la cosa più vicina a una Apple Car mai vista fino a oggi e questo detto non in senso positivo.
Alcuni osservatori parlano di un abitacolo “soulless“, privo di anima, poco coerente con la storia emotiva e meccanica del marchio.
Enzo Ferrari if he would have seen the Ferrari Luce. pic.twitter.com/2IjqiFYJjI
— Planet Of Memes (@PlanetOfMemes) May 25, 2026
I meme e la satira AI
Un confronto affiancato mette la Luce accanto alla Nissan LEAF 2026 con la didascalia “Nissan LEAF Pro Max 2026“: la somiglianza cromatica e formale tra le due auto, usata per smontare ogni pretesa di esclusività, ha circolato largamente. C’è poi il collage che inserisce la Luce in compagnia di auto storicamente considerate brutte o di dubbio gusto, dalla Pontiac Aztek alla Fiat Multipla. Il messaggio non richiede molte spiegazioni.
Sul fronte AI, uno dei video più condivisi è una satira dei creator americani di Angeles Death Highway, costruita interamente con strumenti di intelligenza artificiale. La scena si apre fuori dallo stabilimento Ferrari: i dipendenti guardano la Luce con aria stranita, un anziano piange. Poi interviene un personaggio che interpreta l’ad Benedetto Vigna per rassicurarli: «Ragazzi, calmatevi: continueremo comunque a fregare i clienti». Stacco, e appare il finto Jony Ive che, con il consueto tono minimalista e distaccato, illustra quella che chiama senza esitazione la «nuova Apple Car».
Absolutely spot on from AngelesDeathHighway
“It look like f*cking iPad” 😂😂😂 pic.twitter.com/3vltBx8fMR
— Zero2Turbo (@Zero2Turbo) May 26, 2026
In sottofondo si sente urlare un regista: «Taglia! Tu ora lavori per la Ferrari». La battuta più tagliente arriva poco dopo, quando il finto Ive ammette candidamente di aver consegnato a Maranello il progetto su cui stava già lavorando con “il suo vecchio lavoro”: «Aspetta di sentire il prezzo».
L’attacco di Montezemolo
Accanto all’ironia dei social, però, ci sono anche critiche più serie e molto taglienti. Tra queste pesa quella di Luca Cordero di Montezemolo, che di Ferrari è stato anche presidente e che ha liquidato il progetto con una battuta durissima: «Certo, i cinesi questa non la copieranno». Poi l’affondo ancora più simbolico: «Spero che gli tolgano almeno il Cavallino Rampante».
La #Ferrari Luce non è proprio piaciuta a #Montezemolo pic.twitter.com/yFBb76XOTP
— askanews (@askanews_ita) May 26, 2026
Ive stesso, intervistato a margine della presentazione della Luce, ha detto che accettare l’incarico è stato “forse perfino irresponsabile”, sapendo che agli occhi di alcune persone era destinato al fallimento.
In questo schema la Luce non è semplicemente una nuova auto elettrica. Diventa il bersaglio perfetto di una tensione culturale più ampia, quella tra heritage motoristico e immaginario tech. È possibile che proprio questa distanza dalla grammatica Ferrari tradizionale sia stata cercata intenzionalmente, per segnare il passaggio all’era elettrica con un linguaggio riconoscibilmente diverso. Ma è altrettanto evidente che una parte del pubblico legge questa scelta come una frattura, non come un’evoluzione naturale.
Le auto che non disturbano nessuno raramente diventano fenomeni culturali. Per Ferrari questa polarizzazione è anche un segnale di centralità: un oggetto capace di dividere così nettamente appassionati, osservatori e pubblico social è già, per definizione, un caso comunicativo. E se l’obiettivo era far parlare di sé fin dal debutto, almeno su questo piano il risultato appare già raggiunto.




















