Si chiama Ferrari Luce, è la nuova auto elettrica del Cavallino Rampante e questo sarebbe già moltissimo. Ma per chi segue da anni Apple è anche qualcosa di più.
Nell’abitacolo e nell’interfaccia, svelati oggi a San Francisco, rivoluzionari e decisamente differenti da tutto quel che si è visto oggi, è possibile intravedere un frammento di ciò che avrebbe potuto essere la EV di Apple, poi abbandonata. Il progetto porta infatti la firma di Jony Ive, che prima di lasciare Cupertino aveva iniziato p.
Ferrari Luce è il primo progetto automobilistico portato a compimento da Ive dopo l’uscita da Apple e, soprattutto, è un lavoro che prende posizione su temi che Cupertino ha esplorato a lungo senza mai arrivare a un prodotto.
L’elettrico non è una ideologia
Ferrari e LoveFrom descrivono Luce come una visione prima ancora che come un prodotto, priori cone è stato per molti prodotti Apple. L’elettrificazione viene trattata come una condizione di partenza, non come un fine. Da qui nasce un abitacolo concepito come un volume unico, razionale e ordinato, in cui hardware e software sono stati sviluppati insieme per favorire interazioni immediate e ridurre la complessità.
L’idea che un’auto elettrica debba necessariamente tradursi in un’interfaccia dominata dal digitale concetto intorno a cui sono strutturati gli abitacoli di molte vetture di nuova generazione (Tesla per prima) viene messa in discussione alla base.
La tecnologia è presente, ma non è chiamata a imporsi visivamente né a sostituire ogni gesto fisico e ogni elemento tattile. L’obiettivo è ridurre il carico cognitivo e consentire una lettura immediata delle informazioni essenziali, mantenendo l’attenzione sulla strada.
Il progetto dell’interfaccia della Ferrari Luce ruota attorno a un principio chiave: la distinzione netta tra input e output. I controlli sono in larga parte fisici e meccanici, progettati per essere riconoscibili dalle dita e utilizzabili senza richiedere un’attenzione visiva costante. I display hanno invece il compito di restituire informazioni in modo chiaro e leggibile, senza costringere ad uno sforzo cognitivo e interpretativo inutile.
In questo senso il lavoro di Ive ha anche un valore simbolico. Il designer che più di ogni altro ha contribuito a rendere il touchscreen l’interfaccia dominante dell’elettronica di consumo firma oggi un’auto che ne ridimensiona il ruolo, soprattutto in un contesto delicato come quello della guida. Una presa di distanza consapevole, che nasce anche dalla constatazione dei limiti delle superfici touch quando diventano un fattore di distrazione.
Tre display, una sola logica progettuale
La Ferrari Luce utilizza tre display principali: il driver binnacle, il control panel centrale e un pannello di controllo posteriore. Tutti condividono un linguaggio grafico coerente, ispirato agli strumenti analogici storici Ferrari, in particolare ai quadranti Veglia e Jaeger degli anni Cinquanta e Sessanta, e a riferimenti aeronautici.
Anche quando gli indicatori appaiono analogici, la base è interamente digitale. La tipografia è dedicata, sviluppata appositamente per il progetto e ispirata alla tradizione Ferrari e alla grafica tecnica italiana.
Il binnacle è uno degli elementi più significativi. Montato sul piantone dello sterzo, si muove insieme al volante, mantenendo sempre la strumentazione allineata al campo visivo del guidatore. È una prima assoluta per una Ferrari di serie e utilizza due pannelli OLED sovrapposti, sviluppati con Samsung Display, che combinano elementi digitali e richiami analogici in un unico modulo.
La soluzione prevede aperture nella schermatura superiore che lasciano intravedere informazioni provenienti dal display sottostante, creando una profondità visiva che richiama strumenti meccanici tradizionali e rafforza il legame tra digitale e fisico.
Il pannello centrale è montato su un giunto sferico che consente di orientarlo verso il guidatore o verso il passeggero. La scelta risponde a una precisa attenzione ergonomica ed è accompagnata dalla presenza di un appoggio per la mano che consente di interagire con i comandi senza dover distogliere lo sguardo.
Integrato nel pannello centrale c’è uno degli elementi più rappresentativi dell’approccio LoveFrom: il multigraph. Si tratta di un dispositivo meccanico con tre lancette indipendenti in alluminio anodizzato, mosse da tre motori separati. Può funzionare come orologio, cronografo, bussola o indicatore per il launch control, con transizioni animate che richiamano l’orologeria tradizionale.
È un oggetto che sintetizza l’intero progetto Luce: tecnologia avanzata resa comprensibile attraverso un linguaggio meccanico, leggibile e familiare.
Materiali Apple avviamento simbolico
L’impronta di Jony Ive emerge con forza nella selezione dei materiali. L’alluminio è lavorato da blocchi solidi e sottoposto a trattamenti avanzati di anodizzazione. Il vetro utilizzato è Corning Fusion5, lo stesso fornitore impiegato da anni nei prodotti Apple, scelto per resistenza, qualità ottica e precisione di lavorazione.
Il sistema di avviamento è uno degli elementi più simbolici. La chiave utilizza un display E Ink, una novità assoluta in ambito automotive. Inserita nel suo alloggiamento sulla console centrale, cambia colore e attiva una sequenza coordinata di illuminazione dei display.
Questa attenzione al gesto emerge anche nella scelta di mantenere uno la leva del cambio fisico, pur in un contesto elettrico. Ferrari non lo tratta come un residuo del passato, ma come un elemento di interazione consapevole. Realizzato anche questo in Corning Fusion5 Glass, lo shifter è descritto come un vero e proprio oggetto tecnico, lavorato con processi di precisione che permettono di integrare le grafiche direttamente nel vetro.
Il design di Ive e LoveFrom per gli interni Ferrari probabilmente resterà isolato per LoveFrom, oggi fortemente impegnata con OpenAI, ma lascia un segno chiaro: l’auto elettrica disegnata da Jony Ive è lontana anni luce da tutto quello che abbiamo visto fino ad oggi.
Think Different, verrebbe da chiosare.


















