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Apple e Google gareggiano per comprare startup di Intelligenza Artificiale

Sempre più i big del mondo IT puntano sull’Intelligenza Artificiale, integrando in dispositivi e servizi funzionalità che consentono di conoscere meglio l’utente, le sue abitudini, con sistemi in grado di sapere di cosa ha bisogno, ancora prima che lo chieda.

VentureBeat evidenzia che siamo passati da 22 acquisizioni nel 2013 alle 115 nel 2017, una corsa ad accaparrarsi tecnologie legate all’AI che è ben lontana dalla fine, con Apple e Google che hanno acquisito le startup più promettenti del settore. Google ha acquisito 14 startup, la più recente delle quali è Banter, specializzata nell’aiutare le imprese a collegarsi con i clienti su piattaforme di messaggistica quali Facebook Messenger, Twitter e Snapchat.

Lo scorso anno Google ha acquisito – per cifre non rese note – Halli Labs e Kaggl; la prima è una startup indiana specializzata nella creazione di sistemi di deep learning e machine learning in grado di offrire nuove soluzioni a quelli che sono descritti come “vecchi problemi”. Kaggle è una piattaforma pensata per la comunità dei data scientist per discutere di problemi e best practice per l’apprendimento automatico. Nel 2017 Google ha acquisito anche AIMatter, specializzata in reti neurali e nota per un software development kit (SDK) in grado di individuare e analizzare le immagini.

Intelligenza artificiale 1

Dal 2012 in poi Google ha cercato di acquisire le più innovative startup specializzate in Intelligenza Artificiale: nel 2013 ha comprato DNNresearch dal dipartimento di computer science dell’Università di Toronto per migliorare le funzioni di ricerca delle immagini, nel 2014 ha comprato per 500 milioni di dollari la britannica DeepMind Technologies specializzata in algoritmi di apprendimento automatico. In seguito l’azienda è stata rinominata Google DeepMind e sfruttando tecnologie di machine learning, l’intelligenza artificiale è stata in grado di imparare da sola a giocare a scacchi e battere a Go il campione del mondo. Nel 2016 ha acquisito la startup API.ai, alla base di varie funzionalità offerte da Google Assistant.

A gareggiare con Google nella corsa ad accaparrassi le più promettenti aziende che lavorano nel campo dell’intelligenza artificiale, c’è Apple. L’acquisizione più nota riguarda Siri, nel 2010. La mossa di Cupertino ha reso popolare il concetto di assistenti digitali, anche se Apple sembra in qualche modo aver rallentato l’investimento nel settore. A causare questo rallentamento nell’intelligenza artificiale di Siri a quanto sembra è la forte posizione in merito alla privacy. Rispetto a Google o Facebook, Apple non si occupa di profilazione degli utenti (l’insieme di attività di raccolta ed elaborazione dei dati che consentono di suddividere l’utenza in gruppi di comportamento), un elemento indispensabile per scatenare a pieno le potenzialità dell’IA.

Nonostante la scelta di non profilare gli utenti che rallenta le possibilità offerte dall’AI, Apple continua la corsa serrata con Google. Sono almeno 13 le startup che la multinazionale di Cupertino ha acquisito, ultima delle quali è Pop Up Archive, specializzata nella ricerca di podcast. Lo scorso anno ha acquisito RealFace per 2 milioni di dollari, Lattice Data per 200 milioni di dollari e SensoMotoric Instruments e Regaind per cifre non rivelate.


Lattice Data è specializzata in “Dark Data”: sfrutta l’intelligenza artificiale per prelevare dati non strutturati, “oscuri”, trasformandoli in informazioni strutturate, utilizzabili. La tedesca SensoMotoric Instruments è specializzata in computer vision e in Eye Tracking, detta anche “oculometria”, tecnologia in grado di tracciare i movimenti degli occhi. Quest’ultima tecnologia potrebbe essere cruciale in dispositivi per la Realtà Aumentata e la Realtà Virtuale, due tecnologie sulle quali Cupertino è da tempo impegnata: in precedenza SensoMotoric ha sviluppato un kit VR per l’Oculus Rift.

Apple ha anche comprato la francese Regaind: tra le specialità di quest’ultima startup, una serie di API dedicate alla visione artificiale o “Computer Vision”, cioè l’insieme dei processi che mirano a creare un modello approssimato del mondo reale partendo da immagini bidimensionali. A ottobre dello scorso anno Apple ha anche assunto il team di Init.ai, piccola startup che ha progettato un assistente intelligente con il quale è possibile creare un servizio clienti automatizzato, in grado di migliorare le interazioni con il pubblico e fornire risposte automatiche.

L’interesse nel settore dell’IA non riguarda solo Apple e Google ma anche altri big quali Amazon, Facebook, Microsoft e Spotify. Tutte queste hanno aperto i portafogli per investire nel settore. Le prime 10 aziende del settore IT al mondo hanno complessivamente acquistato oltre 50 startup specializzate in IA: tutte mirano a sfruttare a vario titolo competenze nell’elaborazione e comprensione del linguaggio naturale, nel riconoscimento di volti, a interpretare dati da fonti immense, ottimizzare le ricerche e molto altro ancora.

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