Google toglie le licenze a Huawei: niente più Android e servizi

Big G si adegua all'ordine esecutivo firmato da Donald Trump. Sospesa qualsiasi collaborazione con Huawei. I cinesi non avranno più accesso a vari servizi (incluso il Play Store) e nuove versioni di Android ma solo a componenti open source. Ecco la prima risposta ufficiale di Huawei.

Huawei da record: superati i 100 miliardi di fatturato nel 2018

Gli smartphone Huawei non potranno più sfruttare nessun servizio di Google (compresi Play Store, Gmail, YouTube, Mappe, ecc.). Anche il sistema operativo non potrà essere più fornito; via anche il supporto tecnico e addio a qualsiasi collaborazione. I cinesi potranno sfruttare solo i componenti open source di Android, quelli liberamenti utilizzabili e accessibili da chiunque voglia servirsene.

A rivelare il tutto è l’agenzia di Reuters che ha ottenuto l’indiscrezione da fonti legati a Big G, notizia riportata anche da The Verge confermando che Google si adegua alla linea dettata dalla Casa Bianca con conseguenti grandi ripercussioni per il produttore di smartphone per non parlare di tensioni tra aziende cinesi e statunitensi.

La decisione arriva pochi giorni dopo che l’amministrazione Trump ha inserito Huawei in una lista nera imponendo restrizioni rilevanti agli scambi tra il gruppo cinese e le compagnie statunitensi, salvo che queste ultime non ottengano l’approvazione del governo. L’escalation di tensioni tra Cina e USA rischia di colpire come accennato le aziende statunitensi e nel Paese del Dragone è già in atto una nuova ondata di sentimenti anti USA che sta portando al boicottaggio ad esempio di Apple e dei suoi prodotti.

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L’azienda di Shenzhen è nella lista nera compilata dal ministro del Commercio statunitense, Wilbur Ross, che ha parlato di mossa pensata per “impedire che la tecnologia americana venga utilizzata da entità straniere in un modo tale da minare la sicurezza nazionale o gli interessi di politica estera”.

Era scontato l’impossibilità per Huawei di fornire componenti e apparati a società USA ma pochi si aspettavano anche il mancato supporto di Big G, tranne Huawei stessa che, da tempo, si dice stia preparando un suo sistema (un “fork”) che dovrebbe permettere di liberarsi definitivamente da Google, una sorta di piano “B” sviluppato fino adesso con non troppe risorse e convinzione e che invece ora dovrà accelerare e portare prima possibile al compimento.

Ovviamente i dispositivi esistenti potranno essere aggiornati ma resteranno fuori i futuri aggiornamenti di sicurezza, del sistema operativo e di tutti i componenti software che in qualche modo richiedono il coordinamento tra Huawei e Google.

Huawei da tempo sta fornendo nei propri terminali tutta una serie di servizi e a software “alternativi”: dal browser al programma di posta, dai servizi video ad uno store di Applicazioni mentre non ha allestito alcun software di riconoscimento vocale proprio come ha fatto Samsung con Bixbi.

Huawei ha risposto con una dichiarazione ufficiale nelle prime ore del mattino (ora italiana):
Huawei ha apportato un contributo sostanziale allo sviluppo e alla crescita di Android in tutto il mondo. Essendo uno dei principali partner a livello globale di Android, abbiamo lavorato assiduamente sulla loro piattaforma open source per sviluppare un ecosistema di cui hanno beneficiato sia gli utenti che l’intero settore.

Huawei continuerà a fornire aggiornamenti di sicurezza e servizi post-vendita a tutti gli smartphone e tablet Huawei e Honor esistenti, ovvero quelli già venduti o ancora disponibili in tutto il mondo.

Continueremo a costruire un ecosistema software sicuro e sostenibile, al fine di fornire la migliore esperienza d’uso a tutti gli utenti a livello globale.”