Greenpeace promuove Apple per politiche energetiche e riciclo, bocciata in riparabilità

La pagella Greenpeace di Apple è dolce con una sola nota amara: Cupertino è promossa per le politiche energetiche, l’esclusione di materiali pericolosi, il riciclo e il progetto del ciclo chiuso. L’unica nota dolente arriva sul fronte della riparabilità

Apple brilla nell’ultimo report Greenpeace sull’impegno ambientale ed ecosostenibilità di 17 colossi dell’elettronica di consumo, questa volta però c’è anche una nota dolente. Apple fa meglio di tutti su praticamente tutti i fronti, ma registra una bocciatura secca per quanto riguarda la riparabilità dei propri dispositivi oltre che per l’opposizione in USA alle proposte di legge sul diritto di riparabilità.
greenpeace apple ott17 2Il report Greenpeace si concentra su tre campi principali: la riduzione dei gas serra tramite l’impiego di energie rinnovabili, la riduzione del consumo di risorse con design sostenibili e l’uso di materiali riciclati, infine l’eliminazione di materiali pericolosi dai prodotti e dalla produzione. Apple è promossa a pieni voi per il suo impegno nelle energie rinnovabili: è stata tra le prime a porsi come obiettivo il funzionamento al 100% da rinnovabili, traguardo che è già stato raggiunto. Non solo: Greenpeace loda Cupertino per le sue iniziative che mirano a convertire tutti i suoi fornitori principali a fonti di energia rinnovabili, così come per l’impegno di Apple nel sostenere questa causa anche a livello governativo e planetario.
greenpeace apple ott17 4I voti di Apple sono alti anche per quanto riguarda l’eliminazione di materiali pericolosi e dannosi dai propri prodotti, così come dai processi di produzione. L’organizzazione ambientalista loda anche il progetto di Apple verso un ciclo chiuso della catena di approvvigionamento e produzione, che punta a costruire nuovi dispositivi impiegando esclusivamente materiali riciclati. Apple ammette che oggi non possiede la soluzione e le tecnologie per poterlo fare ma sta investendo in ricerca e sviluppo per poter raggiungere questo ambizioso obiettivo.

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Come anticipato Greenpeace assegna voti insufficienti ad Apple in un’unica sezione, quella che riguarda la possibilità di riparare ed espandere i dispositivi. Il report evidenzia l’impiego di parti proprietarie, l’assenza o la scarsità di possibilità di upgrade ed espansione per gran parte dei dispositivi di Cupertino, scelte di progettazione e design che nel settore viene indicata come obsolescenza programmata. Non potendo prolungare la vita utile dei dispositivi gli utenti sono costretti a sostituire i dispositivi con modelli nuovi, incrementando così l’uso di materiali, sprechi, rifiuti a danno dell’ambiente. Infine Greenpeace boccia il sostegno di Apple contro il diritto alle riparazioni fai date, una proposta di legge che sta circolando in diversi stati USA che, se approvata, obbligherebbe Apple e molte altre multinazionali a fornire parti e manuali per rendere possibili le riparazioni da parte di centri non autorizzati e fai da te degli utenti.

Occorre comunque rilevare che, con l’unica eccezione di Fairphone, piccola società che ha l’obiettivo di realizzare smartphone ecosostenibili con solo due modelli a listino, Apple è e rimane il colosso di elettronica con il punteggio Greenpeace più alto, davanti a Dell, HP Microsoft, Lenovo e a tutti i nomi più importanti della tecnologia consumer. Il report completo di Greenpeace Guide to Greener Electronics è disponibile a partire da questa pagina.