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BBC: «Nati gruppi segreti di Facebook gestiti da pedofili»

La BBC ha scoperto che alcuni pedofili usano gruppi segreti di Facebook per scambiarsi immagini pedopornografiche.

Tutto nasce da una funzione tipica del social che permette di creare Gruppi aperti (tutti possono leggere i post, vedere chi fa parte del gruppo ma solo gli iscritti possono pubblicare), Gruppi chiusi (solo i membri possono pubblicare e visualizzare i posti) e Gruppi segreti (sono i membri possono vedere il gruppo, gli iscritti e i posti di questi ultimi). Giuridicamente le comunicazioni nei gruppi segreti possono essere considerate alla stregua di “corrispondenza privata” con le specifiche garanzie del caso. Evidentemente qualcuno ha intuito la possibilità d’uso di quest’ultima tipologia di gruppi e la usa per per alimentare fantasie sessuali deviate.

Dall’inchiesta condotta dalla BBC sono emersi vari gruppi segreti, creati e gestiti da persone affette da psicopatie sessuali come la pederastia, incluso un gruppo amministrato da un pregiudicato per pedofilia segnalato come criminale sessuale.

I gruppi in questione hanno nomi con chiari riferimenti alle parafilie ma anche nomi e immagini suggestive che servono a catturare l’attenzione dei più piccoli. Non mancano ovviamente commenti espliciti pubblicati dagli utenti nei gruppi in questione. La BBC segnala la presenza di foto di ragazze in uniforme scolastica seguite da post con oscenità varie. Alcune delle immagini sono rubate da giornali, blog o cataloghi di abbigliamento, altre sono foto scattate da vicino, di nascosto in pubblico. Un utente di questi gruppi ha pubblicato anche elementi apparentemente innocenti come un filmato di un bambino che balla.

L’Internet Watch Foundation (IWF), fondazione che promuove la tutela dei minori e che scandaglia il web creando elenchi con contenuti pedopornografici,  ha segnalato a Facebook varie pagine. Il materiale postato sul social dovrebbe essere automaticamente scandagliato mediante meccanismi interni ma evidentemente, gli algoritmi o metodi usati non funzionano.

Secondo Anne Longfield, Commissario dei minori per l’Inghilterra, Facebook non fa abbastanza per segnalare i gruppi alla polizia e proteggere i bambini. Il responsabile delle politiche pubbliche di Facebook ha dichiarato alla BBC di volere con determinazione rimuovere “contenuti che non dovrebbero essere presenti”. Gli standard della comunità di Facebook prevedono la rimozione di “contenuti che minacciano o promuovono violenza o sfruttamento sessuale, inclusi lo sfruttamento sessuale di minorenni e le aggressioni a sfondo sessuale”. “La nostra definizione di sfruttamento sessuale” si legge nella documentazione del social “include qualsiasi contenuto sessuale relativo a minorenni”.

La Polizia Postale evidenzia come i ragazzi di oggi vivono immersi nella tecnologia e sempre più si anticipa il loro ingresso nel mondo del web: social network, giochi on-line, blog, mille i modi per “esserci” in un mondo che non si tocca ma che è così vicino al cuore delle nuove generazioni. Dall’ottobre del 2012 in Italia è stata introdotta una nuova fattispecie di reato che riconosce il carattere di pericolosità dei contatti sessuali on-line tra minori e adulti: l’adescamento (art. 609undicies del c.p. previsto dalla legge n. 172/2012). “L’estrema confidenza che i giovani hanno con il Web li conduce talvolta a valicare i confini della prudenza, gli consente di cavalcare la loro naturale curiosità verso  l’amore con maggiore libertà di quanto farebbero nella vita reale. Chi ha interesse ad avere contatti con minori con l’aberrante e adulta volontà di indurre gli stessi a fare sesso, a parlarne, a vedere immagini pornografiche sa che il Web è il posto giusto dove “avvicinarsi” ai giovani, perché sono tutti sempre connessi, liberi e con la convinzione di essere al sicuro”.

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