Jawbone & company: perchè Apple Watch non farà paura alle smartband

Il boom degli “indossabili” non è propriamente arrivato ma nella guerra tra smart watch, smartband e fitness band non è detto che siano i primi a spuntarla. Almeno fino a quando...

Da qualche settimana per ragioni personali e “tecniche” chi scrive ha al suo polso un braccialetto UP24 di Jawbone: si tratta di un accattivante “fitness tracker” senza display che è invasivo poco più di una stringa di pelle, è di un sobrio color ardesia e non fa sembrare (non più di tanto) uno di quei cinquantenni che stanno inutilmente di ringiovanire dopo una crisi di mezza età.

Al contrario l’uso di questo archetipo di “indossabile” è utile per sperimentare quanto possano essere utili nel controllo e nella gestione della propria salute proprio quando l’età o qualche impedimento patologico non permettono più di trascurare il tuo corpo.

Tutto è nato un anno fa, quando grazie ad un altro “indossabile” da usare più discretamente, un misuratore di pressione da polso, ho scoperto di soffrire di ipertensione.

L’ipertensione, soprattutto se di origine ereditaria e non provocata da scompensi di alimentazione, ha una sola cura principale fatta di una o più pilloline da assumere regolarmente e di tante cure che bisogna dedicare a se stessi: muoversi di più, dormire meglio, mangiare un po’ di meno o almeno mangiare meglio.

Mentre è facilissimo (ma non tanto, lo vedremo poi) prendere un medicinale ad intervalli regolari non lo è altrettanto cambiare le proprie abitudini di vita specialmente quando in precedenza hai praticato pochissimo sport e la tua passione è occuparti, scrivendo, di tecnologia.

jawbone & companyE non è semplice cambiare abitudini alimentari quando le analisi sui tuoi dati vitali non segnalano grosse anomalie se non l’ipertensione e il sovrappeso.

Al sesto mese dal giorno in cui con alterna regolarità ho assunto le due pilloline giornaliere obbligatorie e visto che puntualmente, per fretta o distrazione, saltavo quella della sera o della mattina, mi sono deciso a farmi aiutare dall’iPhone e dai suoi allarmi.

Purtroppo da una parte perche’ molte volte il telefono non è con me (ho degli orari di uscita sempre diversi, l’iPhone rimane a volte a casa, in ufficio o in auto mentre faccio altro) o perchè lo metto in carica a fine sera… il richiamo per le pilloline non funzionava a dovere.

E qui nasce il primo confronto con gli smartwatch potenti e voraci  di batterie (compreso Apple Watch con le specifiche che si conoscono allo stato attuale) e la domanda è lapalissiana: può un oggetto che devi ricaricare ogni giorno e che non puoi portare sempre al polso assisterti in ogni ora della giornata?

Già perchè le smart band hanno una qualità che funziona da perfetto anti-ansiogeno tecnologico: la batteria dura dai 5 ai 7-8 giorni e molte volte basta avere il piccolo adattatore in auto o mentre sei al computer per potergli offrire un altro lungo ciclo di vita in cui scordarsi della ricarica.

La smart band sempre al braccio è diventata quindi il mio principale sistema di allarme per ricordarmi le mie pilloline giornaliere e lo fa senza pericolo di scaricarsi, di essere lasciata più meno intenzionalmente altrove.

Il passo successivo per chi vuole convivere un po’ più in equilibrio con la propria ipertensione è fare attività sportiva anche leggera e anche qui potrebbe venire in aiuto iPhone che ora ha, oltre al contapassi anche il barometro per valutare il numero di scale fatte… ma… occorre averlo sempre dietro e molte volte la cosa migliore, per correre o semplicemente passeggiare in santa pace, sarebbe non averlo. La sera poi dopo pranzo magari lo hai in carica e non vuoi portartelo dietro.. anche qui una smart band che conta i passi e resta sempre accesa è un sicuramente un vantaggio.

jawbone & companyInfine c’è la valutazione del sonno: escluso che si indossi una cipolla come Apple Watch anche quando si dorme (da una parte lo si deve caricare e dall’altra ha un notevole ingombro) la smart band, leggera e poco ingombrante, è il sistema più comodo per analizzare i nostri periodi di sonno più o meno profondo.

Tutte gli altri tipi di comunicazione, analisi dei dati e strumenti di incitamento attivo disponibili oggi sulle smartband e sviluppate in maniera sempre più accattivante e stimolante da Jawbone sono già su diversi Smartphone e saranno probabilmente disponibili anche su Apple Watch grazie a produttori di terze parti e sicuramente con una grafica innovativa e coerente con il mondo Apple ma già la batteria di lunga durata e la possibilità di usare la smartband durante il sonno sono due argomenti vincenti.

Un’altro argomento che possiamo aggiungere specificamente a favore della smartband di Jawbone (o di altre simili ben studiate) è un dettaglio che a prima vista pare trascurabile ma per chi usa un portatile è fondamentale: Jawbone UP24 non ha la fibbia, o meglio ha una sorta di fibbia virtuale che è il “tappo” del mini-jack multistadio che serve alla ricarica ma che si può ruotare di 180° per evitare di strisciare con la parte bassa sotto il polso la superficie di appoggio del vostro MacBook o portatile che sia.

Infine, se avete già un orologio senza tecnologie smart a cui siete affezionati, le smartband più sottili e meno ingombranti non vi costringono a toglierlo o cambiarlo: potete aggiungerle in serie al vostro polso.

Ovviamente non è da trascurare il prezzo che per i modelli più semplici ormai parte da 59 Euro contro quello di base di uno smartwatch che non è mai inferiore ai 199 Euro ma se un’oggetto non è utile, comodo ed efficiente energeticamente non è il prezzo che conta, contano le sue caratteristiche.

Sicuramente Apple Watch venderà tantissimo perchè le sue funzioni, la sua capacità di interazione attraverso Siri, Health Kit e pure Home Kit saranno sfruttate in maniera innovativa ma nella guerra della praticità, finché Apple non troverà un sistema per far durare le batterie qualche giorno, le smart band avranno diverse lunghezze di vantaggio nella corsa degli oggetti intelligenti da mettere al vostro braccio.