Jawbone Up3, prova del più avanzato sistema di monitoraggio da polso

Il nuovo Jawbone Up3 è presentato come la smartband più avanzata per il monitoraggio dell’attività fitness, cardiaca e del sonno: l’abbiamo provato e possiamo dire che è vero, per molti motivi, anche se qualche margine di miglioramento ancora c’è

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Jawbone è stata tra i primi a proporre un sistema di monitoraggio fitness nella fascia consumer: appoggiandosi ad una App per smartphone, già il modello Up e il suo naturale successore, Up24, avevano aperto un mercato che ad oggi è sicuramente più fiorente di quello, ad esempio, degli smartwatch e di altri dispositivi indossabili. Il merito, lo diciamo, è da una parte per la buona manifattura del prodotto, come vedremo, dall’altra senza dubbio per l’ottima posizione, che si presta più e meglio di altri dispositivi ad una indossabilità continua, ininterrotta.

Ad oggi Jawbone Up3 rappresenta un sistema di monitoraggio estremamente avanzato: ben più del modello Up2, ad esempio, che è più economico e che è privo di alcuni sensori come il battito cardiaco, e pari a diversi modelli di smartwatch con i quali entra in competizione solo dal punto di vista analitico, non certo da quello pratico dato che Up non è un orologio, non segna l’ora e di solito si indossa nel polso opposto. Ma più di tutto Jawbone Up3 è ad oggi il più completo sistema di monitoraggio perché da un lato offre una forma affusolata dall’ingombro molto ridotto per cui, dopo un periodo iniziale, non è un problema tenerlo anche di notte, ma anche perché la carica di energia, che arriva anche a coprire una intera settimana, offre una analisi continua ed efficace che molti altri modelli di smartwatch, pure più famosi, non possono offrire, primo su tutto il monitoraggio nelle ore notturne e del sonno.

Ed è proprio questo il più grande vantaggio: un dispositivo che si indossa e si… dimentica: il dialogo tra l’Up e l’iPhone è del tutto trasparente, e seppure possiamo intervenire manualmente per correggere alcune letture, come vedremo, normalmente questo non succede e l’App serve solo a fornirci una visione d’insieme dell’andamento della nostra attività fisica, di giorno e di notte, ben più dettagliata e obiettiva di quanto siamo portati a pensare.

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Il bracciale una volta indossato

Fuori dalla scatola
Jawbone Up3 è, prima di tutto, un prodotto che si fa guardare: a partire dalla confezione, passando per forma e design del dispositivo, la discrezione dei colori e numerosi altri dettagli lo rendono più simile ad un bracciale alla moda che ad un prodotto pensato per il mercato tecnologico. Dentro la scatola, che ha la parte frontale trasparente, il bracciale si fa guardare anche prima di acquistarlo e, una volta al polso, è molto discreto tanto che non tutti gli amici si sono accorti che si trattava di un Activity tracker e non di un braccialetto normale.

Una volta aperta la scatola, si lascia sfilare dall’apposito sostegno ed è possibile indossarlo subito (il modello da noi testato aveva una carica residua del 50%), scaricare l’app UP da App Store per iPhone o da Google Play per Android e iniziare il processo di abbinamento tramite Bluetooth, che dura solo un paio di passaggi. Quello che secondo noi è l’unico, vero, difetto emerge da subito: il cinturino, regolabile tramite un gancio a cintura, appare troppo piccolo, tanto che nel nostro caso abbiamo dovuto allargarlo del tutto per indossarlo correttamente. Seppure siamo convinti che un centimetro in più non avrebbe fatto di certo male al bracciale, è doveroso sottolineare come questo difetto sia apparso in diversi altri modelli più o meno simili da noi testati (Apple Watch, Cogito, Fitbit e altri) e che, comunque, sia limitato solo a chi, come noi, ha dimensioni del polso molto generose. Il lato positivo è che il cinturino è in gomma morbida, per cui è possibile tenerlo anche restando a lavorare al computer perché l’ingombro è minimo e non da molto fastidio.

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