Sorpresa Kodak al CES2017 «Ricominciamo a produrre le pellicole Ektachrome»

Pochi anni dopo la cancellazione della storica pellicola, l’azienda di Rochester la rilancia. È la ripartenza dell’analogico?

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Sorpresa CES: Kodak rilancia sull’analogico. Con un comunicato che ha colto di sorpresa anche gli addetti ai lavori, la casa di Rochester, nome storico della storia della fotografia, ha annunciato che torna a produrre e a rimettere in commercio la storica Ektachrome, pellicola che aveva visto la luce negli anni Quaranta e che poi era stata ritirata dal mercato quando l’avanzata del digitale aveva messo in crisi la fotografia amatoriale e professionale a cavallo del nuovo millennio con la cancellazione definitiva nel 2009.

Kodak fa sapere che “Le vendite di pellicole fotografiche sono in costante aumento; nel corso degli ultimi anni i professionisti e gli appassionati stanno riscoprendo il controllo artistico offerto da processi manuali e la soddisfazione creativa di avere tra le mani un prodotto finale fisico”. Logica reazione: rimettere in produzione uno dei tipi storici di pellicola, la versione evoluta per negativo dell’altrettanto mitica Kodachrome (che però era una diapositiva, e che quindi oggi sarebbe più difficile e costosa da trattare).

kodak ektachrome

Rimettere in produzione una pellicola è tutt’altro che una semplice scelta di marketing: a differenza di quel che succede con i prodotti dell’era digitale, la produzione di film è un fatto squisitamente di chimica industriale. Sono richieste non solo lavorazioni particolari ma anche vasche di reagenti chimici in grandi quantità: la pellicola viene infatti prodotta a lotti (alcune tonnellate di materiale) che poi devono essere smaltiti sul mercato, cioè non possono essere modulate nel tempo come ad esempio la catena di produzione di un oggetto come una macchina fotografica. Inoltre, la pellicola non può essere stoccata troppo a lungo perché è un prodotto che scade a causa della costante microesposizione ai raggi cosmici che impressionano l’emulsione e ai componenti organici dell’emulsione stessa, che si deteriorano.

Kodak, che continua a produrre alcune nome emulsioni storiche (TriX e T-Max per il bianco e nero) evita di fare l’errore dei liquidatori di Polaroid, che nel 2002 distrussero vasche e chimici in pratica facendo l’eutanasia delle pellicole istantanee, oggi non perfettamente emulate da Impossibile Project.

In questo filmato d’epoca, quando Kodak era la regina insuperata della pellicola, si vede come funzionano gli impianti di produzione del film.

Da notare che le lavorazioni dovevano avvenire al buio più completo per non impressionare il film. Differenti tipi di pellicola non hanno solo differenti sensibilità alla luce (gli ISO, che ovviamente sono fissi per ciascun rullino) ma anche risposte differenti. In pratica, per fare un esempio adatto ai giorni nostri, differenti tipi di pellicola sono come differenti tipologie di sensori e di bilanciamenti dei bianchi e dei colori. Riaprire la produzione di una vecchia emulsione come la Ektachrome vuol dire in sostanza riaprire a un tipo di “look” particolare e unico.

Entro la fine dell’anno la nuova Ektachrome 100 sarà disponibile per il piccolo formato 135 e per il Super 8. Non si ha ancora notizia di eventuali formati 120 e fogli per il banco ottico.

kodak ektachrome