Google sta affrontando un problema che rischia di confermare molti dei timori legati all’uso dell’intelligenza artificiale dentro il motore di ricerca. AI Overview scambia alcune ricerche per comandi rivolti a Gemini.
Lo segnalano diverse testate americane che, cercando parole come “disregard”, “ignore” o “stop”, hanno notato come Google non mostri più definizioni o risultati classici, ma reagisca come se stesse ricevendo istruzioni da impartire a un chatbot.
Nel caso di “disregard”, AI Overview risponde con frasi come “Understood. Message disregarded” oppure “No problem at all! How can I help you today?”, lasciando sotto un ampio spazio vuoto prima dei risultati tradizionali. Accade perché Google interpreta questi termini come “system-style instruction” invece che come normali query di ricerca.
Il problema esiste anche in italiano
Abbiamo verificato che anche in italiano il comportamento si riproduce con facilità, segno che non è un problema linguistico ma tecnico, scritto nella logica dell’interfaccia uomo-macchina.
Cercando “ignorare”, AI Overview risponde “Va bene, comando annullato. Come posso esserti utile?”. Con “ignora” arriva “Ho capito. Se hai bisogno di aiuto, chiedi pure quando vuoi”.
Con “interrompi” Google scrive “Ho interrotto l’operazione. Se avevi bisogno di aiuto con qualcosa in particolare, dimmi pure”. Con “stop” ammette di aver interrotto la risposta precedente e rimanda a Treccani e al Dizionario Corriere, senza però mostrarli direttamente.
Con “continua”, invece, chiede contesto: “Essendo questa una richiesta aperta, mi serve un po’ più di contesto. Dammi un argomento specifico su cui vuoi che riprenda il discorso o indica dove eravamo rimasti”.
In tutti i casi i risultati tradizionali vengono spinti in basso, spesso dopo uno spazio bianco molto ampio.
Google ha dichiarato di essere già al lavoro su una correzione: AI Overviews sta interpretando male alcune query legate ad azioni e un fix arriverà a breve.
Bing non ha questo problema
Le stesse ricerche su Bing, il motore di Microsoft, restituiscono definizioni e risultati tradizionali senza interferenze conversazionali, con link diretti a Treccani o a siti come Coniugazione.it.
Niente risposte conversazionali, niente spazio vuoto, niente ambiguità su cosa stia facendo il motore. Era quello che faceva anche Google fino a poco tempo fa, prima che AI Overview diventasse il filtro predefinito tra l’utente e i risultati.
Il problema è quindi proprio di Google e delle scelte attuate con la forte accelerazione AI mostrata durante Google I/O 2026, che ha ridisegnato Search dalle fondamenta. Google tende sempre più a interpretare l’intenzione dell’utente prima ancora di trattare la query come una ricerca lessicale. Ed è qui che nasce il bug: alcune parole imperative vengono lette non come termini da cercare, ma come istruzioni operative da eseguire.
Un problema più grande del bug
Il caso è piccolo, ma intercetta un malumore molto più ampio. Editori, autori e osservatori critici avvertono da tempo che Google potrebbe trasformarsi non più in una porta d’accesso al web, ma in un sistema che usa il web come materia grezza per trattenere l’utente dentro le proprie pagine. A Google I/O 2026 quella trasformazione è diventata ufficiale: agenti che agiscono al posto dell’utente, niente più link blu, ricerca a parole chiave archiviata.
Questo bug, paradossalmente, suggerisce che quella previsione potrebbe non essere troppo pessimistica. Se anche una ricerca elementare come “ignora” o “stop” può essere fraintesa da AI Overview, significa che la trasformazione non è solo discutibile sul piano economico ed editoriale, ma anche fragile sul piano tecnico. In Europa una coalizione di editori ha già presentato un reclamo antitrust contro Google proprio per questo motivo.
Non è il primo incidente che coinvolge AI Overview. Nei mesi scorsi Google era già stata criticata per risposte assurde o fuorvianti, con un tasso di errore stimato intorno al 10% delle risposte. Stavolta il problema è meno grave, ma mostra quanto sia complesso e rischioso sia trasformare un motore di ricerca tradizionale in un assistente conversazionale permanente senza alterare l’esperienza che per anni ha reso Google il punto di partenza del web.























