Lanci e Acer, un divorzio maturato sulla rivoluzione iPad e iPhone

Gianfranco Lanci, già amministratore delegato di Acer, parla per la prima volta delle divergenze di visione strategica che l'hanno portato al divorzio dalla sua ex società. «Non hanno capito che per restare competitivi - dice in una intervista - bisogna diventare un'azienda globale nel mondo mobile, uscire da Taiwan, investire su una stretta integrazione tra software e hardware e cercare rapporti privilegiati con i fornitori di componenti». Fare quel che ha fatto Apple con iPad e iPhone, insomma.

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L’errore di Acer? Non avere capito che iPad ha cambiato tutto. Questo in sintesi e usando uno slogan reso popolare da Apple è il pensiero di Gianfranco Lanci, già amministratore delegato della società taiwanese recentemente licenziato dall’azienda che aveva contribuito a trasformare nel secondo produttore al mondo di computer. Lanci parla in una intervista a Mobilized, uno dei blog di All Things D, confermando per la prima che, come era facile supporre, ad affossare il rapporto con la sua ex azienda sono state le differenze sostanziali su come affrontare il “nuovo mondo” scoperto o, meglio, inventato, da Apple con il suo tablet.

Secondo Lanci, Acer per continuare a prosperare doveva focalizzarsi maggiormente sul mobile e per fare questa operazione avrebbe dovuto “de-taiwanizzarsi” cercando fuori dall’isola le risorse necessarie per affrontare questa sfida. «Mi sono reso conto – dice Lanci – che avremmo dovuto fare più investimenti sul software per smartphones e tablet». In particolare secondo Lanci la mossa decisiva sarebbe stata replicare almeno parzialmente il modello di Apple con una maggior integrazione tra hardware e software.

Nel nuovo universo, Intel e Microsoft hanno meno potere e i produttori di computer devono fare maggior affidamento sulle loro forze. «Per questo – dice Lanci – avevo proposto di portare da 400/500 a 1000 gli ingegneri impegnati nello sviluppo interno, ma per svolgere questa operazione saremmo dovuti andare in Cina, India, Stati Uniti o Europa. Il timore da parte dell’azienda è che saremmo divenuti un’impresa meno Taiwanese, ma io ho cercato di spiegare loro che si trattava di diventare un’azienda globale e non di disinvestire da Taiwan. Se volevamo essere in futuro tra i primi tre produttori di PC dovevamo andare a cercare le risorse necessarie dove esse si trovano». Se Acer ha tardato tanto a creare un’offerta nel settore del mobile (e ancora oggi non sembra essere pronta) è stato proprio per la mancanza di queste risorse.

Lanci, che solo fino a qualche mese fa riteneva iPad e i tablet in genere un fenomeno passeggero e incapace da solo di fermare la marcia dei netbook, ora sembra vederla diversamente. In particolare l’ex amministratore delegato vede i computer touch pronti a sbancare anche il mondo delle imprese grazie all’abbraccio tra Microsoft e ARM. «Possiamo pensare senza sbagliare – dice Lanci – ad un tablet con lo stesso fattore di forma e lo stesso spessore di iPad ma che fa tutto quello che fa un PC».

Ma Acer, secondo Lanci, per restare in gioco e non farsi travolgere dalla rivoluzione ha bisogno di ripensare anche alle sue strategie nel campo delle allenze. Il mondo del mobile, spiega, ha cambiato totalmente anche le dinamiche di mercato spostando il fuoco dalla semplice capacità di acquistare al prezzo più basso i processori, basandosi sui volumi, alla capacità di trovare un rapporto privilegiato con chi produce i processori.

Se Acer avesse seguito il percorso dettato da Lanci, dice l’ex amministratore delegato, la società taiwanese nel 2015 sarebbe stata un’azienda con un fatturato da 30 miliardi di dollari di cui un terzo derivanti dalle vendite di cellulari e prodotti per il mobile. Lanci poi sottolinea i risultati portati dalla sua gestione: «lo scorso anno abbiamo avuto 600 milioni di dollari di netto in entrate, vediamo di che cosa saranno capaci senza di me»