Macity prova LightPaper, l’editor Markdown multiuso

Nella nostra serie di recensioni di app di scrittura per Mac questa volta abbiamo messo sotto la lente un interessante e a tratti sorprendente software: LightPaper è gratis per Mac

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Non tutti i software nascono uguali. E il numero di variazioni e piccoli dettagli che cambiano quando si guarda da vicino quello che all’apparenza potrebbe essere un banale editor di testo (con capacità di formattare il Markdown) è sorprendente. In questo caso, una bella sorpresa.

LightPaper è un editor di testo per autori appassionati: semplice, bello, potente e al tempo stesso gratuito. Cosa chiedere di più? Nella nostra inchiesta e test su strada di svariati editor (abbiamo provato sino a questo momento Typed, Byword, CotEditor, Mou, Marked 2 e SmartDown, altri seguiranno) alcuni migliori, altri peggiori. Questo è uno di quelli che ci hanno sorpreso più che favorevolmente. E non soltanto perché a costo zero.

È il tipo di editor che uno vorrebbe avere a portata di dita per scrivere qualsiasi tipo di cosa: articoli, blog, appunti, to-do, il prossimo capitolo di un grande romanzo, il pezzo conclusivo di un importante saggio. Il limite, come al solito, siamo noi. In questo caso, è più vero che in altri. A colpire è la struttura originale e ben implementata del software e la sua stabilità. Ci sono prodotti ben più blasonati e costosi che non si avvicinano neanche lontanamente alla qualità di questa app.

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Com’è fatto LightPaper
Le caratteristiche principali di LightPaper sono tre. La prima è la possibilità di “puntare” una cartella e poter mostrare a sinistra nella finestra laterale di navigazione tutte le altre cartelle contenute al suo interno. Nella prova abbiamo puntato sulla cartella “000” che per chi scrive è la “radice” dove conserviamo una serie di cartelle di lavoro sulle quali siamo impegnati in un determinato momento. In questo modo LightPaper diventa un editor capace di gestire più documenti aperti in più schede (o tab) contemporaneamente ma senza le complicazioni di dover sfogliare tutto il Finder per arrivarci.

La seconda caratteristica è l’anteprima, che permette di vedere in una finestra a destra del testo scritto come verrà il rendering del Markdown con un determinato CSS. Come tutti gli altri software che fanno cose di questo genere, a partire dall’ottimo Mou (che abbiamo recensito qui), si possono personalizzare i CSS, i temi di scrittura e tutto il resto. Con un’aggiunta importante: con due bottoni alla base della finestra si possono rapidamente attivare o deattivare le due “ali”, finestra di navigazione e finestra dell’anteprima. Si possono regolare anche una serie di altre finezze che ci possiamo ovviamente aspettare.

Terza caratteristica, è la possibilità di andare in modalità “senza distrazioni”, come fanno molti software di questo genere. Però attenzione: non si tratta semplicemente della modalità a tutto schermo, bensì vengono eliminate anche tutte le icone e segni. oltre alle tab o schede in alto sulla finestra principale di scrittura, che potrebbero per l’appunto distrarre. In questa maniera il software diventa “povero” in modo quasi francescano e immersivo come praticamente solo iA Writer classico e pochi altri sono riusciti.