Recensione SmartDown, l’editor Markdown a la française!

SmartDown è un'app per il Markdown, che rappresenta una'ottima soluzione nel bilanciamento tra forma e funzione. Strumento potente e flessibile, ci ha stupiti per la capacità di innovare in un settore che sembrava già affollato di funzioni e soluzioni mature. Costa 19,99 euro su Mac App Store

Il Markdown, lo sappiamo, è un linguaggio di marcatura leggero che serve per scrivere documenti di semplice testo con una formattazione “ricca”, che comprende anche link, note a pie’ di pagina, immagini, e addirittura revisioni con la variante dialettale del CrititMarkup.

La cosa bella, è che il Markdown libera gli scriventi dalla necessità di dipendere da un determinato software, da una certa piattaforma, da uno specifico sistema. Il testo “passa” veloce via Internet, con un paio di Gigabyte su Dropbox o su iCloud si possono tenere online una vita di documenti, passandoli senza problemi dal Mac all’iPhone e all’iPad, per non tacer del PC, dell’Android di turno o di altro (basta che si connetta a Dropbox e abbia un editor testuale).

Come si fa a usare il Markdown sarà argomento per altri ragionamenti e altri articoli. Qui invece abbiamo messo alla prova una lunga lista di app che permettono di editarlo su Mac: abbiamo infatti visto TypedBywordCotEditorMou e l’eccezionale Marked 2. Adesso è la volta di un’altra app molto promettente. Si tratta di SmartDown, una originale creazione “a la française!”, perché la software house che l’ha creata, Neomobili, è di Lione.

Come funziona SmartDown

L’approccio è inevitabilmente minimalista. Tutte le app di questa serie bene o male condividono l’idea che “less is more” e che sia necessario togliere e non aggiungere quando si parla di interfaccia e di modalità di interazione. Però, c’è modo e modo di essere minimalisti. E in questo caso il modo è molto buono.

SmartDown supporta Markdown e MultiMarkdown. E anche CriticMarkup, lo standard creato per consentire la collaborazione con l’aggiunta di commenti, note e modalità di inserimento e cancellazione del testo. Ha nel menu Format una sintesi piuttosto completa di tutto quel che si può fare e la mancanza di contenuti per il menu Help in questo caso non è sentita particolarmente. La gestione di questi standard è arricchita dal motore di gestione dell’anteprima: SmartDown permette di vedere i comandi del Markdown “arricchiti” in linea e poi ha una modalità di anteprima che è personalizzabile con intelligenza.

Si possono cambiare i parametri delle preferenze del Tema (e questi funzionano peraltro come perfetto cheat-sheet per i comandi del Markdown e del Multimarkdown più CriticMarkup), si può scegliere o importare anche un CSS differente, in maniera tale da poter ad esempio avere un’anteprima che corrisponde al foglio di stile del nostro blog. Da questo punto di vista la potenza del Markdown è notevole.

In alto a sinistra di ogni finestra di testa è disponibile anche un menu semi-nascosto dall’icona di due lettere “A” maiuscole di grandezza diverse. Da qui si può selezionare il tema chiaro o scuro (come vuole la più moderna tradizione di questo tipo di sistemi) e uno personalizzato dall’utente. Inoltre, si può ingrandire o rimpicciolire il carattere, che le preferenze consentono di modificare: si parte con Menlo ma si può scegliere qualsiasi altro carattere tipografico.

SmardDown su strada

La prima cosa che colpisce usando SmartDown è la possibilità di generare rapidamente nuovi documenti salvandoli con già un titolo pre-impostato e basato sulla data corrente, ora compresa. Questo è molto comodo se si decide di usare questa app, ad esempio, come strumento per prendere note e appunti a scuola o al lavoro.

Inoltre, si vede che è molto comodo gestire i bordi del testo della app: apparentemente fissi, possono invece essere modellati dalle preferenze che consentono di definire i margini e la larghezza del testo con precisione di 1 px. Notevole e molto interessante, se unito anche alla dimensione del carattere tipografico utilizzato. Inoltre, anche questa app supporta il focus su paragrafo o frase mentre si scrive (ma lo tiene nascosto stranamente nelle preferenze anziché nel menu View) e consente in buona sintesi di fare tutto quel che si può fare con gli altri editor più “moderni” di Markdown.

Una funzione piuttosto originale e comoda però, sia per lo scopo che per il modo in cui è implementata, è quella dell’obiettivo di scrittura. Centrato sul numero di parole, ma si può usare anche il numero di caratteri spazi inclusi, l’obiettivo di scrittura si configura semplicemente mettendo all’inizio del testo una riga con su scritto: “Goal: XXX words”, dove la tripla X indica il numero di parole. La “lunghezza” delle parole è piuttosto ambigua perché è in sostanza definita dal testo che stiamo scrivendo. In generale però è possibile fare dei calcoli basati su delle medie: in italiano la lunghezza media di una parola è 5,6 o 5,8 caratteri, e quindi un testo di 500 parole è lungo circa 2850 battute spazi inclusi. Il paragrafo che state leggendo, ad esempio, è lungo 140 parole pari a 822 battute spazi inclusi.

Poter configurare degli obiettivi di lunghezza è utile almeno in due scenari: il primo è per non andare oltre la lunghezza che ci è stata assegnata per il compito di scrittura (ad esempio un tema, una ricerca o un articolo), il secondo invece è per quando si vuole fare esercizio e mantenere un certo ritmo di scrittura nel tempo, ad esempio per un blog o per un progetto più lungo come potrebbe essere un romanzo.