Questo sito contiene link di affiliazione per cui può essere compensato

Home » Hi-Tech » Finanza e Mercato » L’AI ha un problema enorme di spazio e riscopre il nastro magnetico

L’AI ha un problema enorme di spazio e riscopre il nastro magnetico

L’esplosione dell’AI non coinvolge solo le GPU e gli altri componenti discreti per il calcolo. Tocca anche la capacità di archiviare i dati, e lo fa in un punto in cui serve la memoria storica dei più vecchi per ricordarsene: il fondo dello scaffale, dove da più di settant’anni abita il nastro magnetico.

In Giappone uno dei più grossi produttori del settore, Fujifilm, ha deciso di quintuplicare la capacità produttiva di nastri nello stabilimento di Odawara, vicino a Tokyo, con un investimento di 10 miliardi di yen (63,3 milioni di dollari) fino all’anno fiscale 2028. È la spesa maggiore in circa vent’anni sull’impianto, secondo quanto risulta al quotidiano Nikkei, e riguarda soprattutto i nastri avanzati da 100 terabyte.

Dove finiscono i dati

C’è un motivo per il quale sta tornando in auge il nastro magnetico, ed è l’AI. Quello che noi vediamo come una potenza di calcolo che esegue i modelli è in realtà la punta di un iceberg fatto di quantitativi enormi di dati.

Il conto è presto fatto. Secondo IDC, i dati generati nel mondo raggiungeranno i 718 zettabyte nel 2030, quattro volte il livello del 2024, e uno zettabyte equivale a un miliardo di terabyte. Solo una parte di questa montagna serve ogni giorno e deve stare su supporti veloci. Il resto, per esempio i set di addestramento, i checkpoint dei modelli e i dati di ricerca, si legge di rado ma non si può buttare, e va custodito al costo più basso possibile. Nel gergo sono i cold data, quelli da congelare e mettere in freezer, e il nastro è il supporto pensato per loro.

Alcuni anni fa si pensava che la strada sarebbe andata in una direzione completamente diversa: costi sempre più bassi per hard disk e persino per gli ssd sembravano aprire la strada a un futuro di memorie sempre online. E poi è arrivato il caro memorie

In questo momento, infatti, il mercato dello storage è in affanno. La fame di memoria dei data center ha spinto in alto i prezzi dei chip flash e, a cascata, quelli degli ssd, mentre la domanda di capacità ha reso più cari anche gli hard disk. Il rincaro arriva fino ai consumatori: Tim Cook aveva ammesso al Wall Street Journal che l’aumento dei prezzi dei prodotti Apple è inevitabile, per il costo di dram e nand salito con la domanda dell’AI. Nei conti trimestrali di fine luglio il direttore finanziario Kevan Parekh ha aggiunto che i costi continueranno a salire nel trimestre di settembre e oltre.

In questo quadro il nastro magnetico gioca una ruolo molto particolare e poco conosciuto, ma che il mercato sta registrando con attenzione. Conservare dati su nastro può costare appena un quarto rispetto agli hard disk, che a loro volta costano meno degli ssd. È più lento, certo, perché non solo la velocità di trasferimento è più bassa ma anche perché c’è un tempo di accesso più lungo, con la lettura sequenziale su di un nastro lungo chilometri. Ma ha un suo perché e soprattutto, non è fermo agli anni Sessanta.

Il ritorno del nastro magnetico - macitynet.it

Il nastro, oggi

Infatti, chi si immagina il nastro magnetico come un reperto delle sale macchine di mezzo secolo fa, con le bobine tipo “pizza” del cinema da spostare a mano e far passare su macchinari obsoleti, ha un’idea in ritardo di qualche decennio. Intanto perché i nastri sono dentro cartucce, e non dentro bobine: concettualmente più simili a delle audiocassette o, per chi lo conosceva, al formato DAT.

Il formato Lto, portato avanti da Hewlett Packard Enterprise, IBM Quantum, ha appena visto arrivare la cartuccia da 40 terabyte nativi della decima generazione, un terzo in più rispetto ai 30 della versione precedente, con una capacità fino a 100 terabyte a compressione 2,5 a 1. Il salto viene da un nuovo supporto di base in aramide, più sottile e liscio, che permette di avvolgere più nastro nello stesso contenitore che è retrocompatibile. La tabella di marcia arriva a 913 terabyte con la quattordicesima generazione.

Le spedizioni sono il punto forse: una vera e propria altalena che si sta alzando. Dopo il record di 176,5 exabyte di capacità compressa del 2024, il 2025 si è fermato a 160,3 exabyte, il 9 per cento in meno, ma nel primo trimestre del 2026 la capacità spedita è salita del 57 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Il 2026 sarà un altro anno record, con tutta probabilità.

I dischi non stanno a guardare

Gli hard disk, naturalmente, non hanno alzato bandiera bianca. La vecchia tecnologia a piatti magnetici sovrapposti resta ed è molto combattiva. Secondo i costruttori, la scelta più economica per lo storage su larga scala che l’intelligenza artificiale richiede, e hanno migliorato le prestazioni con il firmware e con tecnologie come Mamr e Hamr, è proprio quella degli hard disk. Toshiba ha mostrato esemplari nearline oltre i 30 terabyte, e il formato da 3,5 pollici è rimasto lo stesso, con un’evoluzione tutta interna che permette di sostituire le unità senza rifare l’infrastruttura. La retrocompatibilità la chiave per gli investimenti sulle nuove generazioni, insomma.

Anche perché, più che una gara, quella fra dischi e nastri somiglia a una divisione dei compiti. Il consorzio Lto descrive il nastro come un livello “freddo” economico, da affiancare a flash e dischi per la conservazione a lungo termine e per i dataset di addestramento. Infine, i dati vanno caricati direttamente in memoria di lavoro, la Ram, cosa che spiega il perché della scarsità e dell’aumento dei prezzi.

Fuori dalla rete

C’è poi un altro aspetto che non emerge guardando semplicemente i prezzi e i volumi di vendita. Una cartuccia in scaffale non è collegata a niente: nessun ransomware può crittare ciò che la rete non raggiunge. E poi, fino a quando non serve, non consuma energia, dettaglio non secondario con i data center a corto di corrente. Per ricordare a che cosa serve un backup di questo tipo basta il 28 febbraio 2011, quando circa 40mila account Gmail, lo 0,02 per cento di circa 200 milioni di utenti, si svuotarono dopo il cedimento delle protezioni ridondanti di Google. I messaggi vennero recuperati dalle cassette di backup custodite in un luogo non dichiarato, e il recupero richiese tempo, ma riuscì.

Una filiera giapponese

I nastri sono made in China? No, è una tecnologia strategica controllata dal Giappone. L’Arcipelago del Sol Levante presidia la catena quasi per intero. Toray Industries e Teijin producono le pellicole, i rivestimenti magnetici arrivano fra gli altri da Dowa Holdings. L’ondata degli investimenti tocca anche il resto dello storage: Kioxia, con la partner americana Sandisk, prevede 5mila miliardi di yen in sei anni per i chip dei data center, comprese una nuova fabbrica nell’Iwate e un impianto nel Mie. Toshiba spenderà circa 60 miliardi di yen per raddoppiare la produzione di hard disk nelle Filippine, Hoya circa 50 miliardi per i substrati di vetro in Vietnam, Nhk Spring 35 miliardi per le sospensioni.

 

Offerte Apple e Tecnologia

Le offerte dell'ultimo minuto le trovi nel nostro canale Telegram

Offerte Speciali

Offerte Amazon macitynet - macitynet.it

Offerte Amazon 30 ottobre: Apple, Bose, LaCie, SanDisk, LEGO, Cellularline, DJI, Anker – aggiornato

Le migliori offerte Amazon del 29 ottobre 2026: dispositivi tech e accessori per la vita di tutti i giorni, selezionati da Macitynet.

Ultimi articoli