Una tecnologia di riconoscimento facciale nei negozi del Regno Unito a breve segnalerà in tempo reale alla polizia la presenza di autori di reati gravi. Lo riferisce The Guardian spiegando che organizzazioni per i diritti civili evidenziano la “pericolosa escalation” verso la sorveglianza e la tendenza nel nel settore del commercio al dettaglio a trattare problemi sociali, comportamenti comuni o intere categorie di persone attraverso la lente del diritto penale e del controllo di polizia.
Facewatch, azienda che offre un sistema di riconoscimento facciale utilizzato da più di 100 aziende – tra cui Sainsbury’s, B&M e Spar – per monitorare i furti, ha dichiarato che lancerà una funzionalità inedita nel Regno Unito per “allertare istantaneamente la polizia al riconoscimento di criminali più pericolosi. L’amministratore delegato di Facewatch, Nick Fisher, ha affermato che la novità sarà disponibile in autunno e avviserà la polizia in quattro secondi dopo avere individiato quando i “peggiori criminali”.
L’allarme dei diritti civili e i rischi di errore
Charlie Whelton, responsabile delle politiche e delle campagne di Liberty (organizzazione no-profit per le libertà civili) ha riferito preoccupazioni per lo “sviluppo non testato e opaco” e per il modo in cui alla tecnologia di riconoscimento facciale sia stato permesso di “proliferare senza alcuno strumento di regolamentazione”.
«Non è reato entrare in un negozio anche se in passato si sono commessi dei crimini», spiega Whelton. «L’idea di chiamare la polizia per qualcuno che non ha commesso un reato, ma sul quale c’è il timore che possa farlo, stravolge radicalmente il nostro modo di fare le cose. E ovviamente, non è un sistema infallibile. Questi sistemi commettono errori, ed è molto difficile difendersi quando capita a noi» (quando un sistema informatica scansiona il nostro volto e comunica a un negoziante o a una guardia giurata: “Attenzione, questo è un ladro”, per le persone intorno a noi la macchina ha sempre ragione: c’è un pregiudizio di infallibilità verso la tecnologia).
«Diverse persone sono state costrette a lasciare i negozi dopo essere state falsamente identificate dalla tecnologia Facewatch come taccheggiatori”, spiega ancora Whelton. “Alcune hanno descritto l’esperienza come “orwelliana”, affermando di essersi sentite come se fossero “colpevoli fino a prova contraria”…».
Espansione della rete e accuse di sproporzione
L’uso della tecnologia Facewatch sembra destinato a espandersi rapidamente: Sainsbury’s ( atena di supermercati) ha recentemente annunciato piani per estenderne l’impiego da 55 a oltre 200 negozi entro la fine dell’anno. Facewatch ha dichiarato di aver allertato i rivenditori quasi 300.000 volte riguardo all’ingresso in un negozio di un “noto delinquente recidivo” durante i primi sei mesi del 2026, e che il suo sistema ha permesso al personale di intervenire “prima che si verificassero o degenerassero furti, abusi o violenze”.
Vari esperti del settore ribadiscono tuttavia che l’uso della tecnologia di riconoscimento facciale nei negozi per catturare i taccheggiatori sia sproporzionato. Nuala Polo, responsabile delle politiche pubbliche del Regno Unito presso l’Ada Lovelace Institute (che studia l’impatto dell’IA sulla società), spiega: “Esistono altri mezzi, molto meno intrusivi, che si possono utilizzare per catturare i taccheggiatori, senza la necessità di scansionare milioni di volti ogni giorno, praticamente in assenza di consenso…”
Big Brother Watch (organizzazione britannica apartitica per le libertà civili e la privacy) ha criticato la polizia per il consenso a “questa operazione da cowboy”, spiegando che le persone sono sottoposte a confronto con “una lista nera segreta compilata da aziende prive di controllo e guardie giurate private”.












