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Nothing Phone vacilla, colpa dei prezzi delle memorie

L’aumento dei prezzi delle componenti e la crescente pressione sugli smartphone di fascia media potrebbero fare una vittima eccellente: Nothing. L’azienda diventata famosa per gli smartphone dal design trasparente, l’interfaccia luminosa Glyph e una comunicazione costruita come alternativa ai grandi marchi sarebbe pronta a un profondo ridimensionamento e a una ristrutturazione delle attività, se non addirittura all’uscita da diversi mercati internazionali.

La prospettiva emerge da un’inchiesta del sito indiano Digit, che sostiene di aver verificato le informazioni attraverso più fonti. Secondo la ricostruzione, Nothing starebbe valutando l’abbandono di almeno dodici mercati, tra cui il Giappone, alcuni Paesi del Medio Oriente e parte dell’Europa, accompagnando la riduzione della presenza globale con pesanti tagli al personale.

Il possibile ridimensionamento arriva dopo una fase di forte espansione, durante la quale il marchio ha cercato di salire di categoria con Nothing Phone 3 e il nuovo schermo Glyph Matrix, continuando nello stesso tempo a presidiare la fascia media con i più recenti Nothing Phone (4a) e Phone (4a) Pro.

Anche il settore ricerca e sviluppo sarebbe interessato dalla ristrutturazione. Secondo il report, i tagli potrebbero raggiungere il 50% della divisione cinese, mentre nel Regno Unito la riduzione sarebbe compresa tra il 30 e il 40%. Complessivamente, l’organico globale potrebbe diminuire fino al 40%.

L’obiettivo sarebbe concentrare risorse e investimenti sui mercati ritenuti più importanti, rinunciando invece a quelli che oggi non garantiscono volumi sufficienti.

Il peso dell’aumento dei costi

Alla base delle difficoltà ci sarebbe soprattutto la forte crescita del costo delle memorie, aumentato rapidamente nell’ultimo anno e diventato un problema per tutti i produttori di smartphone, ma soprattutto per quelli che operano nelle fasce più economiche del mercato.

L’aumento dei prezzi della RAM e degli altri componenti rischia infatti di rendere sempre meno sostenibili gli smartphone economici e di fascia media, dove i margini sono ridotti e anche un piccolo rincaro della distinta base può obbligare i produttori ad aumentare i prezzi o a sacrificare parte delle caratteristiche tecniche.

Nothing, che nel 2025 avrebbe distribuito circa due milioni di smartphone, si troverebbe oggi a fare i conti con margini molto più ridotti. Secondo Digit, il recente Phone (4b) avrebbe raggiunto circa 20.000 unità distribuite, mentre Phone (4a) e Phone (4a) Pro si sarebbero fermati complessivamente intorno alle 150.000 unità.

La situazione sarebbe ancora più delicata per CMF, il marchio economico del gruppo. Nothing ha già confermato che nel 2026 non arriverà un nuovo smartphone CMF, perché l’aumento del prezzo delle memorie renderebbe impossibile realizzare un modello capace di rappresentare un vero passo avanti senza alzare eccessivamente il prezzo finale.

Almeno uno dei dispositivi originariamente progettati per CMF sarebbe stato quindi trasferito al marchio Nothing, dove un prezzo più elevato può essere sostenuto con maggiore facilità.

La crescita in India non basta

Il quadro appare in contrasto con i risultati ottenuti in India, dove Nothing è stato il marchio di smartphone con la crescita più rapida nel secondo trimestre del 2026, con un incremento del 105% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Una crescita molto forte, ma partita da volumi ancora contenuti e riferita soltanto ai prodotti venduti con il marchio Nothing. Il dato non comprende infatti CMF, diventata nel 2025 una realtà separata nelle rilevazioni di mercato.

Il successo indiano sarebbe stato favorito dalla domanda per la famiglia Phone (4a), dalla riconoscibilità del design e dalla sponsorizzazione della squadra di cricket Royal Challengers Bengaluru. Fuori dall’India, però, il quadro sarebbe molto meno favorevole.

La smentita di Nothing

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta è arrivata la replica di Akis Evangelidis, cofondatore di Nothing, che sui social ha definito «fake news» le indiscrezioni secondo cui l’azienda sarebbe pronta ad abbandonare dodici mercati.

Evangelidis ha negato che Nothing stia lasciando i Paesi nei quali è già presente, ma ha riconosciuto che la società sta attraversando una fase di riorganizzazione. Il dirigente ha parlato di una transizione difficile per alcuni dipendenti e di decisioni necessarie per preparare l’azienda alla successiva fase di crescita.

Nothing respinge quindi la parte più grave della ricostruzione, cioè il ritiro da dodici mercati, ma non nega l’esistenza di una ristrutturazione interna e di una riduzione dell’organico.

La società non ha inoltre collegato direttamente la riorganizzazione all’aumento dei costi delle componenti. È però la stessa Nothing ad aver già ammesso che il rincaro delle memorie ha bloccato lo sviluppo di un nuovo smartphone CMF, confermando quanto la pressione sui costi stia condizionando le strategie del gruppo.

Comunque vada, il segnale è forte

Sarà il tempo a stabilire quale delle due ricostruzioni sia più vicina alla realtà. Tuttavia, anche ammesso che Akis Evangelidis stia descrivendo correttamente la situazione e che l’uscita da numerosi mercati non sia realmente in programma, resta un dato difficilmente contestabile.

Nothing si era presentata con l’ambizione di costruire un’alternativa ai due giganti del settore, Apple e Samsung, puntando su un design originale, una forte riconoscibilità del marchio e una community molto fedele. Oggi è invece costretta a rivedere i propri piani, ridurre l’organico, congelare almeno una linea di smartphone e concentrare le risorse su un numero più ristretto di prodotti e priorità.

Questo dimostra quanto sia diventato difficile trasformare un marchio emergente e molto visibile in un produttore capace di sostenere una presenza globale. Nel mercato degli smartphone non bastano un buon design, una comunicazione efficace e prodotti riconoscibili: servono volumi enormi, catene di fornitura solide e risorse sufficienti per assorbire improvvisi aumenti dei costi.

L’impennata dei prezzi delle componenti, la contrazione della fascia media e la crescente concentrazione delle vendite nelle mani di pochi grandi produttori stanno restringendo ulteriormente lo spazio disponibile per i marchi indipendenti. Se persino Nothing, una delle aziende più ambiziose e riconoscibili nate negli ultimi anni, è costretta a rallentare, il problema va ben oltre il destino di un singolo produttore e riguarda ormai l’intero equilibrio del mercato.

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