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Salvataggio cinese per Japan Display, fornitore di Apple

Japan Display, fornitore di Apple, ha approvato le condizioni per poter ottenere il bailout (piano di salvataggio) da un gruppo cinese-taiwanese, scelta che consentirà di salvare il gruppo ma che allo stesso tempo metterà fine ai tentativi del governo giapponese di impedire il controllo dell’azienda ad entità estere.

Japan Display da anni fornisce pannelli LCD a vari partner ma a causa del periodo non facile nel settorre non è riuscita a ottenere il finanziamento di cui necessitava per rinnovare le proprie linee di produzione, migrando dai pannelli LCD, e iniziare così la produzione in grandi volumi di schermi OLED.

Nell’ambito del nuovo accordo, otterrà un’àncora di salvezza, anche se questo significherà un considerevole cambiamento nel controllo della proprietà.

Reuters riferisce che i 232 miliardi di yen (2.1 miliardi di dollari) per l’operazione di salvataggio sono stati messi sul piatto da TPK Holding (azienda taiwanese produttrice di pannelli) e da Harvest Group, società di gestione patrimoniale cinese.  La mossa permetterà alle società cinesi di diventare i principali azionisti con una quota del 49.8 delle partecipazioni, prendendo il posto del fondo INCJ finanziato dal governo giapponese e mettendo fine agli sforzi di quest’ultimo di mantenere sotto il controllo di aziende nazionali l’ultimo produttore di display del paese.

Japan Display

Il fondo INCJ aderirà al salvataggio accettando lo swap di debito contro capitale azionario per un totale di 75 miliardi di yen ed estendendo il prestito privilegiato a 77 miliardi di yen. Alla conclusione dell’accordo, le quote di INCJ passeranno da 25.3% al 12.7%.

L’accordo potrebbe essere soggetto alla revisione della sicurezza nazionale USA, in un momento non semplice nel quale Washington sta intensificando i controlli sugli investimenti cinesi negli USA. Japan Display, infatti, ha una filiale a San Jose (California), una impresa che potrebbe permettere al Comitato sugli investimenti esteri negli Stati Uniti (CFIUS, dall’inglese Committee on Foreign Investment in the United States) di avere giurisdizione sulla questione, paventando implicazioni per la sicurezza nazionale degli investimenti stranieri negli Stati Uniti.

I display non sono tecnologie considerate “critiche” la cui esportazione deve essere verificata ma alcune delle tecnologie di Japan Display, come ad esempio i lettori di impronte digitali, potrebbero essere fonte di preoccupazioni concernenti la sicurezza nazionale.

Da qualche anno i giapponesi cercano di muoversi nel territorio degli schermi OLED, anche in considerazione del fatto che gli iPhone con schermo LCD sono in diminuzione: degli ultimi iPhone 2018 solo iPhone XR monta un pannello LCD, mentre XS e XS Max impiegano schermi OLED. Per la gamma iPhone 2019 in arrivo a settembre sono previsti ancora una volta due terminali OLED e solo uno LCD, ma per gli iPhone 2020 da mesi circolano indicazioni di tre modelli tutti OLED, indicazione riemersa ancora nei giorni passati

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