Dentro Qualcomm a San Diego: il costo di chip e tecnologie è per l’innovazione

La causa con Apple, le multe degli antitrust, un business enorme con i chip dei telefonini. Ma qual è la verità su Qualcomm? Siamo andati a vedere nella mega sede di San Diego

L’ultima multa, da 773 milioni di dollari, gliel’ha comminata l’antitrust di Taiwan. Segue analoghe multe fatte dagli enti competenti di Cina e Corea del Sud e la gigantesca causa e controcausa con Apple per la questione del costo delle licenze dei prodotti Qualcomm nei telefoni e tablet di Cupertino: troppo alta secondo Apple (che ha smesso di pagare i suoi quattro terzisti che poi sono quelli che hanno i contratti direttamente con Qualcomm, e quindi hanno smesso di pagare anche loro) e più che giusta vista l’importanza dell’innovazione dell’azienda di San Diego secondo Qualcomm.

Macity è venuta a San Diego a vedere cosa succede. La città californiana al confine con il Messico ha la più grande base aerea dei Marines e gli F18 grigi tuonano in continuazione sopra le teste dei dipendenti di Qualcomm che entrano ed escono dalle palazzine del campus aziendale. Qualcomm è il più grande datore di lavoro di San Diego, eppure pochissimi la conoscono. Non ha quasi mai avuto prodotti destinati al mercato finale: negli anni Novanta aveva acquistato e rivendeva Eudora (mitico client di posta elettronica) e poi poco altro: modem per andare su internet, qualche prototipo per testare i mercati.

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Chi è Qualcomm

In realtà, l’azienda ad alto contenuto di ingegneria nasce negli anni Ottanta come secondo tentativo di un gruppo di ingegneri già attivo nel campo delle comunicazioni satellitari, all’epoca arrivato alla maturità. E subito si dà l’obiettivo di connettere il mondo con tecnologie digitali senza fili. Quello che Qualcomm vede è la possibilità di fornire chip basati sulla sua ricerca e brevetti alle aziende presenti sul mercato, più che a produrre in proprio.

Qui, ci spiegano gli executive dell’azienda, sta il cuore della vicenda: Qualcomm nasce come società che fa ricerca e ritiene che le sue innovazioni abbiamo un valore sistemico. L’azienda siede sopra una miniera di 130mila brevetti – meno di quelli di IBM ma uno dei “pozzi” più profondi nel mondo dell’hi-tech – che comprende brevetti fondamentali per il funzionamento delle tecnologie 2G, 3G, 4G e le future 5G, ma anche cose più laterali come il brevetto sulla modalità aereo dei telefoni o quello sul blocco della tastiera. Questi ultimi non sono brevetti esclusivi (esistono modi alternativi a quelli brevettati da Qualcomm per farlo) ma danno l’idea dello sforzo costante nella ricerca.

Qualcomm sostiene di essere molto di più che non un semplice produttore di chip. E che i suoi sono brevetti sistemici, che cambiano il modo di lavorare. Lo dimostra per esempio la presenza del chip 4G negli Apple Watch: nonostante la guerra con Apple, che ha trovato in Intel una alternativa ai modem per cellulari e tablet, l’orologio di Apple può funzionare come telefono solo grazie alla tecnologia Qualcomm, che ha permesso di non aumentare i consumi di base e mantenere lo stesso fattore di forma tanto è spinta l’integrazione delle componenti nella cassa di Apple Watch.

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Innovare più che vendere

Per mostrare comunque che l’azienda lavora alacremente alla creazione di innovazione e non solo alla produzione e vendita di chip a basso valore aggiunto, ci ha invitato a visitare il quartier generale di San Diego. Che accoglie il visitatore con un “muro dei brevetti” con decine e decine di certificati. L’azienda ha anche creato un sito web dove raccoglie tutti i brevetti fatti nei suoi trent’anni di storia: per ciascuno si può vedere, oltre a chi l’ha fatto e come funziona l’idea, anche la relativa importanza.

«Il business di Qualcomm – spiegano gli addetti – è costruito così: l’azienda fa due terzi del fatturato dalla vendita dei chip e un terzo dal programma di licenza della sua proprietà intellettuale. Ma con quest’ultima fa due terzi degli utili». A usare le sue tecnologie sono universalmente tutti i produttori di smartphone: dai processori Snapdragon ai modem radio per le reti, il Wi-Fi, il Bluetooth, fino ai chip con integrata la parte grafica, i blocchi delle videocamere, i sensori di movimento ed altro.

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Qualcomm ci tiene a precisare che buona parte del suo lavoro, assieme alla ricerca e sviluppo per la quale ha speso 47 miliardi di dollari nei suoi trentadue anni di vita (nel 2016 ha fatturato 23,5 miliardi di dollari con utili netti per 5,7 miliardi e con 33.500 dipendenti), avviene nei forum dove si definiscono gli standard. E che le sue soluzioni nascono pensate proprio per essere standard condivisi (anche se brevettati pesantemente) anziché tecnologie proprietarie come accade in altre aziende tipo Apple o Samsung.

Il motivo, spiegano, sta nel fatto che loro agiscono come creatori e abilitatori di mercato: realizzano piattaforme di Internet of Things, visione automatica, auto che si guidano da sole, realtà aumentata e virtuale, non per un solo produttore ma per tutti. E lavorano in organi come il 3GPP, il forum che definisce le specifiche delle connessioni telefoniche mobili, dove il loro contributo è considerato uno dei maggiori in termini di tecnologie e innovazione.

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Una brutta storia in tribunale

Cosa succede allora con Apple e con gli altri regolatori del mercato con i quali l’azienda si sta scontrando? Senza entrare nella parte legale della disputa, che è in tribunale e sulla quale gli avvocati giudicheranno, Qualcomm stigmatizza dicendo che il suo obiettivo è chiaro: l’azienda ha un modello di business basato sull’innovazione e la sua commercializzazione tramite la produzione e vendita di prodotti (i chip realizzati da fabbriche terze peraltro perché Qualcomm è “fabless”) e la politica di licenza dei suoi brevetti. Le pratiche contro la competizione nei mercati o l’accusa di chiedere troppi soldi e volersi far pagare due volte (con un prezzo per componente e una percentuale sul prezzo finale degli iPhone) è argomento che verrà toccato invece nelle sedi legali.

Nel nostro giro attraverso i laboratori di Qualcomm abbiamo visto le demo di realtà aumentata e virtuale, sistemi di codifica audio e video, trasmissione senza fili a velocità quasi impensabili, prototipazione di soluzioni per la guida automatica dei veicoli ma anche un enorme sforzo nel settore medicale per gli apparecchi smart, oppure in quello automotive per l’intrattenimento di bordo. C’è veramente tantissimo tra quel che accade nei laboratori di Qualcomm anche se tutto è fortemente centrato sul blocco di idee di base: processori Snapdragon e sistemi per la trasmissione dati in telefonia mobile, che richiedono innovazione sia nel chip del telefono che negli apparati di rete e quindi nella parte che compete ai vari operatori telefonici.

Il posizionamento di Qualcomm è realmente quello che l’azienda propone, cioè di un gigante dell’innovazione e del licensing, anziché un colosso della produzione a basso valore che cerca di avere margini più alti di quel che il mercato non troverebbe naturale assegnarli? Il discorso è molto complesso e tocca spetti diversi, anche contraddittori. Di sicuro Qualcomm è una azienda di ingegneri, che produce un quantitativo di ricerca enorme. Adesso, forse anche per bloccare l’azione legale di Apple, brevetterebbe tutto, anche l’acqua calda. Ma che sia un attore secondario, questo è difficile poterlo dire.