Ricarica rapida o lenta? Ricarica all’80% o iPhone sempre collegato fino al 100%? Quale è il modo migliore per ricaricare l’iPhone? Risposta: non scervellatevi troppo: ricaricate come vi pare. È questo l’esito di un test, pazzesco per come è stato condotto, svolto dal canale cinese HTX Studio finalizzato a valutare l’impatto delle abitudini di ricarica di uno smartphone sull’autonomia e sulla saliute della batteria.
Definiamo “pazzesco” il test perchè per arrivare alle conclusioni, HTX Studio, noto per altri esperimenti impossibili fondati su processi estremamente dispendiosi dal punto di vista del metodo, valutare l’impatto della ricarica sulla longevità delle batterie di smartphone ha richiesto ben due anni per affinare il metodo e presentare conclusioni scientificamente accurate.
Il processo che potremmo definire di “set up” ha richiesto per la precisione un anno e mezzo. In questo arco di tempo sono stati svolti esperimenti che hanno determinato le preocedure più corrette di misurazione. Poi c’è stato il banco di prova finale: sei mesi durante i quali sono stati messi alla prova iPhone 12 e vari modelli Android, con cicli automatizzati di scarica al 5% e ricarica al 100%, per un totale di 500 cicli completi (circa un anno e mezzo di utilizzo reale).
I dispositivi sono stati suddivisi in gruppi: ricarica rapida (fino a 20 W su iPhone, 120 W su Android), ricarica lenta, uso controllato tra il 30% e l’80%, oltre a unità di controllo.
I risultati del test e le precisazioni metodologiche
Il risultato di cui dovremmo prendere nota è che le differenze tra ricarica veloce, spesso accusata di “uccidere” le batterie, rispetto alla ricarica lenta sono risultate minime.
Sugli iPhone la ricarica rapida ha portato a circa +0,5% di perdita di capacità dopo 500 cicli rispetto a quella lenta; sugli Android il divario è stato di circa +0,3%. Come facile comprendere si tratta di scostamenti trascurabili rispetto alla durata tipica di uno smartphone.
Mantenere la carica nella fascia tra 30–80%, considerata ottimale (anche da Apple che ha addirittura una modalità che consente di non superare l’80% di ricarica) offre un vantaggio fino a +4% di capacità residua sugli iPhone e circa +2,5% sugli Android a parità di cicli, rispetto ai cicli completi 5–100%. È un beneficio lieve, ma che potrebbe essere utile per chi tiene il telefono a lungo, ma non cambia radicalmente l’esperienza quotidiana.
Tenere il telefono in carica anche quando ha raggiunto il 100%, infine, non fa emergere problemi particolari. A lungo termine può contribuire al naturale invecchiamento chimico, ma l’effetto è contenuto.
Cosa significa per l’uso quotidiano
Quello che dice questo esperimento, meritevole e da elogiare per il metodo e la puntualità, è che ricarica rapida può essere traquillamente sfruttata. Le differenze rispetto alla ricarica lenta sono così piccole da non giustificare rinunce alla comodità e alla sua praticità in base ai ritmi di vita.
Sono più importanti altre pratiche come evitare temperature estreme, non lasciare il telefono scarico per lunghi periodi, preferire quando possibile ricariche più frequenti e meno profonde. Tenere la batteria spesso tra 30% e 80% dà un piccolo margine in più a lungo termine, ma non è un obbligo.
Il test si conclude anche con un altro interessante consiglio. Se la batteria scende in capacità non ci si deve preoccupare troppo. La salute della batteria incide sulla quotidianità solo quando scende sotto l’85%; in quel momento dai test si comincia a percepire più facilmente la riduzione di autonomia. Verso l’80% la sostituzione l’intervento di sostituzione può diventare urgente se si usa intensivamente un telefono.

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