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Spionaggio e semiconduttori: sventata fuga di dati critici da TSMC alla Cina

Lunedì 20 luglio magistrati taiwanesi hanno rinviato a giudizio un ex vicedirettore di TSMC con l’accusa di aver sottratto 21 documenti riservati — alcuni dei quali riguardanti elementi che Taiwan definisce “tecnologie chiave per la sicurezza nazionale” — con l’intenzione di utilizzarli in Cina.

La procura ha chiesto una pena fino a sette anni di reclusione per l’uomo, di cognome Chen, in stato di fermo da fine maggio. Gli inquirenti hanno descritto il rinvio a giudizio come il primo ai sensi del National Security Act nazionale riguardante il presunto tentativo di sottrarre tecnologie dei microchip.

I controlli interni di TSMC e la rete di spionaggio di Pechino

La presunta fuga dei dati secondo TSMC non è avvenuta: i sistemi di monitoraggio interno dell’azienda hanno segnalato delle irregolarità e la società, a seguito di un’indagine interna, avrebbe recuperato ogni singolo documento copiato indebitamente. Un portavoce della Procura Superiore ha dichiarato a Nikkei Asia che, nonostante il tentativo sia fallito, il caso «rimane di grande rilevanza» in quanto primo nel suo genere.

Ils ito Toms’hardware spiega che i magistrati sono arrivati a Chen mentre indagavano su un diverso caso di spionaggio cinese riguardante un cittadino di Hong Kong di nome Ding Xiaohu. Secondo gli inquirenti, Ding agiva su istruzioni per conto del Dipartimento del Lavoro Politico della Commissione Militare Centrale del Partito Comunista Cinese, entrando ripetutamente a Taiwan per reclutare agenti e raccogliere informazioni d’intelligence sulle tecnologie critiche dell’isola, e avrebbe reclutato Chen tramite un intermediario di cognome Huang. Ding è deceduto all’inizio di quest’anno e non è mai stato incriminato.

Secondo la procura, Chen e Ding avrebbero collaborato tra il maggio 2023 e il febbraio 2024 per fondare CSMAC, un’azienda cinese per l’analisi dei materiali destinati ai semiconduttori. Chen ha redatto diverse proposte per l’iniziativa, tra cui una denominata “Blue Ocean Plan” che mirava a reclutare lavoratori dell’industria dei chip di Taiwan da inserire in CSMAC, e ha portato a casa i documenti sottratti a TSMC per studiarli in vista del loro utilizzo in Cina.

TSMC in trattativa per fabbrica di chip in Germania
Foto: TSMC

Il National Security Act

L’accusa di un reclutamento orchestrato dallo Stato distingue questo caso dalle controversie sui segreti commerciali che TSMC ha affrontato nell’ultimo anno, le quali vedevano coinvolti dipendenti accusati di aver sottratto dati riservati a favore di altri datori di lavoro del settore dei chip.

Il National Security Act di Taiwan, è un insieme di norme prevista da Taiwan per la protezione di tecnologie etichettate come “critiche” per la nazione. Nel 2025 TSMC aveva licenziato alcuni dipendenti che avrebbero cercato di rubare segreti commerciali legati all’avanzata tecnologia a 2 nanometri.

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