Tim Cook voleva andare in tribunale contro l’FBI

Per l’FBI il caso di San Bernardino era la tempesta perfetta contro Apple. Il nuovo libro Tim Cook: The Genius Who Took Apple to the Next Level, presto in uscita, spiega perché il Ceo di Cupertino si rammaricò di non essere stato trascinato in tribunale contro l’FBI

Un libro rivela i retroscena della battaglia legale di Apple con l’FBI

Tim Cook voleva uno scontro in tribunale con l’FBI. Questo è uno dei dettagli che si apprende dalle anticipazioni che cominciato a circolare (a fini di marketing) tratte da Tim Cook: The Genius Who Took Apple to the Next Level, il nuovo libro in uscita e dedicato proprio a Tim Cook.

Nel libro, scritto da Leander Kahney si affronta l’argomento nella cospicua sezione dedicata alle scelte compiute da Cook in fatto di tutela dei dati privati degli utenti di iPhone. L’argomento divenne spinoso giungendo in primo piano sulle pagine di tutti i giornali del mondo quando si scoprirì che Syed Rizwan Farook l’attentatore di San Bernardino, aveva un iPhone 5c.

L’ente investigativo americano, pensando che all’interno del cellulare ci potessero essere prove di complicità all’interno e all’esterno degli USA, chiese ad Apple di accedere ai dati pretendendo che venisse aperta una back door. Apple, per diretta e molto esplicita iniziativa di Cook, rifiutò decisamente in nome della privacy degli utenti.

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Le ragioni del rifiuto erano state a suo tempo spiegate in una lunga lettera scritta di pugno dall’amministratore delegato. «La decisione di opporci all’ordine non è qualcosa che prendiamo alla leggera. Riteniamo però di dover far sentire la nostra voce di fronte a ciò che vediamo come un eccesso da parte del governo americano. Crediamo che le intenzioni dell’FBI siano le migliori, però abbiamo paura che questa richiesta possa minare le libertà dei cittadini». La scelta di Apple non era piaciuta all’epoca neanche all’attuale presidente USA Donald Trump che al tempo aveva invitato gli americani a boicottare Apple in nome della sicurezza nazionale.

Dopo un lungo tira e molla, l’FBI riuscì a individuare autonomamente un modo per accedere al dispositivo, uno sblocco costosissimo che si rivelò, tra l’altro, inutile), smontando uno dei capisaldi della strategia di Cook: portare in tribunale e sconfiggere sulla base di questa richiesta il Federal Bureau of Investigation, all’epoca diretta da James Comey, in seguito silurato da Trump.

Cook era sicuro che le carte giocate dall’FBI, tra cui anche il plurisecolare All Writs Act (AWA) che dovrebbe garantire all’autorità giudiziaria una collaborazione “forzata” o meglio una “ragionevole assistenza tecnica” per ottenere prove ritenute importanti, non avrebbero tenuto di fronte a un giudice, chiudendo una volta per sempre la pretesa da parte delle autorità di intromettersi nelle funzioni di un telefono ai danni dei normali cittadini.

La scelta di scontrarsi con l’FBI, spiega il libro, era un giocarsi il tutto per tutto per chiudere definitivamente una vicenda cominciata anni prima. Secondo quel che spiega il libro, infatti, l’FBI aveva privatamente in maniera insistente chiesto ad Apple per anni di rinunciare alla scelta di chiudere a doppia mandata il contenuti di iPhone. James Comey avrebbe visto il caso di San Bernardino come una sorta di scontro finale, la tempesta perfetta, grazie alla quale sconfiggere le resistenze di Apple.

Il risultato della vicenda sarebbe stato inteso come sfavorevole da Cook e da Apple. Il cosiddetto All Writs Act non è stato infatti messo alla prova davanti a nessun giudice e oggi tutta la questione resta sospesa in aria e potenzialmente vulnerabile a leggi e decreti di tribunale

I preordini per il nuovo libro su Tim Cook: Il genio che ha portato Apple al livello successivo partono da 21,95 euro, con copertina flessibile, e 24,99 euro con copertina rigida. Il libro sarà disponibile in inglese a partire dal 16 aprile. Per il momento non ci sono informazioni sulla versione in lingua italiana, ma in passato questo genere di volumi è sempre stato tradotto anche se con un certo ritardo.