Apple batte le attese e chiude il miglior trimestre di marzo della sua storia, confermando che la spinta di iPhone 17 non si è esaurita con il periodo natalizio. Nel secondo trimestre fiscale 2026, chiuso il 28 marzo, il gruppo ha registrato ricavi per 111,2 miliardi di dollari, in crescita del 17% su base annua, e un utile per azione diluito di 2,01 dollari, in aumento del 22%.
Il risultato supera le stime del mercato, che indicavano ricavi attorno ai 109,5 miliardi di dollari e un utile per azione nell’area di 1,92-1,95 dollari. Ma il punto più rilevante non è solo il superamento delle attese: Apple riesce a mantenere una crescita robusta anche in un trimestre tradizionalmente meno favorevole rispetto a quello natalizio, quando il lancio dei nuovi iPhone concentra normalmente la parte più consistente della domanda.
Il miglioramento si vede anche nella redditività. L’utile netto sale a 29,6 miliardi di dollari, rispetto ai 24,8 miliardi dello stesso periodo del 2025, mentre il margine lordo raggiunge 54,8 miliardi di dollari, pari a circa il 49,3% dei ricavi. Apple, quindi, non cresce soltanto in termini di fatturato, ma riesce anche a trasformare l’aumento delle vendite in margini più elevati.
iPhone e Servizi restano il motore
Il centro del trimestre resta l’iPhone, che genera 57,0 miliardi di dollari, in forte crescita rispetto ai 46,8 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. L’incremento, pari a circa il 22%, conferma il buon andamento della gamma iPhone 17, indicata da Tim Cook come il principale fattore del record registrato nel trimestre di marzo.
Il confronto con il trimestre natalizio mostra inevitabilmente una flessione, da 85,3 miliardi a 57 miliardi, ma è una dinamica fisiologica per Apple. Il dato più significativo resta quello anno su anno: rispetto al marzo 2025, l’iPhone cresce in modo netto e suggerisce un ciclo di rinnovo più vivace rispetto agli ultimi anni, quando molti utenti avevano allungato i tempi di sostituzione dei dispositivi.
Questa spinta dell’iPhone sostiene l’intero comparto prodotti, che sale a 80,2 miliardi di dollari dai 68,7 miliardi del 2025. È un dato importante perché mostra come, in questo trimestre, l’hardware sia tornato ad avere un ruolo pienamente centrale nella crescita di Apple, affiancandosi a un segmento Servizi che continua invece a garantire continuità e margini elevati.
I Servizi raggiungono infatti un nuovo massimo storico con 31,0 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 26,6 miliardi dello scorso anno. A differenza dell’hardware, il comparto non risente della stessa stagionalità e continua a crescere anche rispetto al trimestre precedente, quando aveva generato circa 30 miliardi. È una dinamica che conferma il peso crescente di App Store, abbonamenti, cloud, pagamenti e servizi digitali nell’economia complessiva del gruppo.
La centralità dei Servizi emerge soprattutto dai margini: il comparto supera il 76% di margine lordo, contro meno del 39% dei prodotti. È qui che si misura il valore dell’ecosistema Apple: ogni dispositivo venduto non rappresenta soltanto un ricavo immediato, ma alimenta nel tempo una base installata capace di generare entrate ricorrenti e più redditizie.
Il resto del portafoglio prodotti contribuisce alla crescita, anche se con dinamiche più contenute. Il Mac sale a 8,4 miliardi di dollari, rispetto ai 7,9 miliardi del 2025, con un incremento di circa il 6%; l’iPad arriva invece a 6,9 miliardi, contro 6,4 miliardi, segnando un progresso dell’8%. Sono dati positivi, ma senza accelerazioni paragonabili a quelle dell’iPhone.
Più moderato il contributo di Wearables, Home e Accessori, che raggiungono 7,9 miliardi di dollari, contro 7,5 miliardi dello scorso anno. La crescita del 5% segnala una tenuta del segmento, ma il confronto con il trimestre natalizio resta penalizzato dalla forte stagionalità di prodotti come Apple Watch, AirPods e accessori, molto legati agli acquisti di fine anno.
Cina in recupero, crescita diffusa
Accanto ai risultati per prodotto, uno degli elementi più rilevanti arriva dalla distribuzione geografica dei ricavi. Apple cresce in tutte le principali aree, confermando una domanda più ampia e meno concentrata rispetto ad altri momenti recenti. Le Americhe restano il primo mercato, con 45,1 miliardi di dollari, in aumento di circa il 12%, mentre l’Europa sale a 28,1 miliardi, con una crescita vicina al 15%.
Il dato più osservato era però quello della Grande Cina, che negli ultimi trimestri aveva rappresentato una delle principali incognite per Apple. Nel secondo trimestre fiscale 2026 l’area raggiunge 20,5 miliardi di dollari, rispetto ai 16,0 miliardi dello stesso periodo del 2025, con una crescita di circa il 28%. È un segnale importante perché indica un recupero in un mercato complesso, dove la concorrenza locale resta forte e dove il contesto geopolitico continua a pesare sulle prospettive.
Anche in questo caso il confronto con il trimestre natalizio va letto tenendo conto della stagionalità: la Cina scende dai 25,5 miliardi del primo trimestre fiscale a 20,5 miliardi, ma resta nettamente sopra il livello dell’anno precedente. La crescita si estende inoltre al Giappone, che raggiunge 8,4 miliardi di dollari, e al resto dell’Asia Pacifico, che sale a 9,1 miliardi. Il messaggio complessivo è che la domanda non arriva da un solo mercato, ma da una ripresa più distribuita.
Cassa e ritorno agli azionisti
La solidità dei conti si riflette anche nella generazione di cassa. Apple ha prodotto oltre 28 miliardi di dollari di flusso di cassa operativo nel trimestre e 82,6 miliardi nei primi sei mesi dell’esercizio fiscale. L’utile operativo è salito a 35,9 miliardi di dollari, in crescita di circa il 21%, confermando che l’aumento dei ricavi si trasferisce in modo efficace sui risultati industriali.
Dentro questi numeri c’è però anche un segnale da osservare per i prossimi trimestri: la spesa in ricerca e sviluppo sale a 11,4 miliardi di dollari, rispetto agli 8,6 miliardi dell’anno precedente. L’aumento riflette la pressione competitiva su aree come chip, piattaforme software, nuovi prodotti e intelligenza artificiale, dove il mercato si aspetta da Apple indicazioni sempre più concrete.
Nonostante l’aumento degli investimenti, il gruppo continua a restituire capitale agli azionisti. Il consiglio di amministrazione ha approvato un dividendo di 0,27 dollari per azione, in aumento del 4%, e un nuovo piano di riacquisto di azioni proprie fino a 100 miliardi di dollari. È una scelta che conferma la forza finanziaria di Apple e la capacità di sostenere contemporaneamente investimenti, dividendi e buyback.
Il secondo trimestre fiscale 2026 consegna quindi un’Apple più forte delle attese: l’iPhone continua a trainare oltre il picco natalizio, i Servizi raggiungono un nuovo record, la Cina torna a crescere e i margini migliorano. La domanda ora si sposta sulla seconda metà dell’anno, quando il confronto diventerà più impegnativo e il mercato cercherà risposte più chiare su intelligenza artificiale, roadmap dei prodotti e sostenibilità della crescita.












