“Non sarei qui senza Steve Jobs”. La frase arriva alla fine di una lunga conversazione, quasi come un’ammissione involontaria. Jony Ive la dice a Cleo Abram, youtuber americana che segue tecnologia e scienza per un pubblico di milioni di persone, mentre sono seduti dentro la Ferrari Luce, la prima Ferrari elettrica della storia, presentata ieri sera a Roma, che Ive ha progettato con il suo studio LoveFrom.
E in quel momento si capisce che questa macchina non è solo un’automobile: è la materializzazione di un modo di intendere il design che Jobs e Ive hanno costruito insieme in vent’anni ad Apple.
L’ombra del progetto Titan
La Ferrari Luce arriva dopo anni in cui Ive ha lavorato nell’ombra sul progetto Titan, l’Apple Car cancellata definitivamente nel 2024 dopo oltre dieci miliardi di dollari bruciati. Quell’esperienza non è andata persa: è diventata cultura progettuale, un modo di pensare il rapporto tra persone e macchina che ora affiora in ogni scelta della Luce.
Si vede nell’abitacolo. Niente schermi giganti, niente superfici digitali continue. Ghiere in alluminio lavorate CNC, interruttori meccanici, un manettino che cambia colore al passaggio da dry a sport e poi torna verso il bianco. “Il multitouch non dovrebbe stare in un’auto”, dice Ive, “perché se per fare operazioni basilari bisogna guardare un display, per definizione non si sta guardando la strada.”
Lo dice l’uomo che ha reso il touchscreen il centro dell’esperienza tecnologica contemporanea. Non è una sconfessione: è la stessa disciplina progettuale applicata a un contesto diverso. Lo strumento giusto al posto giusto. È una disciplina progettuale che appartiene alla stagione più riconoscibile di Apple.
Si vede anche nella scelta di non imitare il motore termico. La Luce non producte alcun suono finto, non evoca nostalgie di prodotti che non la rappresentano nella sua filosofia profonda. “La cosa più facile e pigra da fare sarebbe stata imitare ciò che le persone già conoscono.” È una frase che potrebbe stare in un keynote del 2007. Il rifiuto dell’ovvio come principio fondativo, la convinzione che gli utenti riconoscano l’autentico, la volontà di rischiare l’incomprensione pur di non scendere a compromessi: è la cultura progettuale che Jobs e Ive hanno sedimentato insieme, e che Ive porta con sé ovunque vada.
Il peso di una responsabilità
“Forse – dice Ive parlando della scelta di accettare l’incarico di disegnare Luce – è stato perfino irresponsabile da parte nostra farlo, sapendo che agli occhi di alcune persone eravamo destinati al fallimento.”
Lo dice come chi conosce il costo delle scelte radicali e le fa lo stesso. È la stessa postura con cui Apple ha eliminato il floppy disk, rimosso il jack delle cuffie, abbandonato i tasti fisici. Ogni strumento potente, ricorda Ive, ha il potenziale di produrre conseguenze positive e negative imprevedibili. La responsabilità sta nel fare la scelta giusta, non in quella più comoda.
Quando Abram chiede a Ive cosa avrebbe detto Jobs davanti a questa Ferrari elettrica, lui si ferma. “È davvero difficile. Ho dovuto sopportare per anni persone che cercavano di interpretare il suo pensiero e le sue motivazioni. Non mi permetterei mai di dire quale sarebbe stata la sua reazione.” Poi aggiunge: “So che non sarei seduto qui se non fosse stato per lui.”
La Ferrari Luce basta a mostrare quanto di quella cultura progettuale sia rimasto in Ive.

















