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La nuova Siri su chip Nvidia in Google Cloud. Private Cloud Compute dove sei?

Per elaborare alcune query della nuova Siri, Apple non userà il Private Cloud Compute ma i chip Nvidia Blackwell B200 ospitati su Google Cloud. Lo rivela The Information in un articolo che aggiunge dettagli tecnici precisi a quanto già anticipato la settimana scorsa.

Nel primo report la testata aveva rivelato che alcune query alla nuova Siri sarebbero passate per Google Cloud su una versione con licenza di Gemini, e che Apple non riusciva a far girare il modello completo sul proprio Private Cloud Compute. Adesso arriva la precisazione sull’hardware: Apple utilizzerà la flotta di Blackwell B200 già disponibile su Google Cloud, e ha approvato l’uso della funzione confidential compute di Nvidia per proteggere i dati durante l’elaborazione.

Il B200 è la GPU datacenter di punta di Nvidia per training e inferenza AI su scala, basata sull’architettura Blackwell, successore di Hopper. Pensata per modelli nell’ordine dei trilioni di parametri, con miglioramenti netti su inferenza, memoria e scaling multi-GPU rispetto alla generazione precedente.

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Nvidia Blackwell B200

Il confidential compute cifra i dati mentre vengono elaborati dalle GPU. Nvidia lo descrive come sistema che garantisce riservatezza e integrità dei modelli AI sui chip Rubin, Blackwell e Hopper, anche in ambienti cloud condivisi, con prestazioni vicine al nativo.

La logica tecnica della scelta è comprensibile: il modello Gemini completo ha parametri nell’ordine dei trilioni e richiede una potenza di calcolo che l’infrastruttura attuale di Apple non riesce a gestire in modo efficiente. Per questo Apple sta usando Gemini anche per addestrare, tramite distillazione, modelli più piccoli capaci di girare direttamente su iPhone, iPad e Mac senza passare dal cloud.

Dando per scontato che si tratta di un hardware estremamente potente e che i dati resteranno privati, c’è comunque da chiedersi che fine fa il Private Cloud Compute, il sistema server proprietario presentato come il pilastro della privacy in Apple Intelligence. Come si inserirà nel nuovo Siri che verrà annunciato al WWDC, in apertura l’8 giugno, se The Information ha ragione, non è ancora chiaro.

L’impressione è che Apple, per dare un volto e una funzione alla sua intelligenza artificiale, dovrà rinunciare all’autonomia non solo per i modelli linguistici ma anche per l’hardware, con ricadute potenzialmente anche maggiori. Cupertino da sempre ha costruito la propria identità sull’integrazione verticale e ora si affida, per una delle funzioni più cruciali del sistema operativo, a chip di un fornitore terzo su infrastruttura di un partner che è anche uno dei principali concorrenti.

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