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Apple si rassegna, il suo cloud non basta: servono Google e Nvidia

Private Cloud Compute gira ora su Google Cloud, con GPU NVIDIA. Apple lo ha annunciato l’8 giugno, lo stesso giorno del keynote WWDC, confermando quanto anticipato da The Information nelle settimane precedenti.

Secondo quanto si apprende dalla stessa Apple, sono i carichi di lavoro più pesanti di Apple Intelligence, quelli che richiedono ragionamento complesso e uso agentivo degli strumenti, ad essere esternalizzati ed elaborati su sistemi Google Cloud equipaggiati con GPU NVIDIA e Confidential Computing.

Sul piano tecnico la nuova implementazione combina CPU Intel con TDX, chip Titan di Google e GPU NVIDIA con Confidential Computing. Per mitigare il rischio di attacchi alla supply chain, Apple mantiene un registro append-only con verifica crittografica di tutto l’hardware Google Cloud nel fleet PCC. L’attestazione software è radicata in almeno due root of trust indipendenti per i componenti più critici.

Apple Intelligence, l'AI costruita intorno alla persona - macitynet.it
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Tutti i binari saranno pubblicati per ispezione pubblica. I ricercatori potranno accedere ai nodi PCC in modalità research attraverso Apple Security Bounty Program, con la stessa profondità di accesso garantita finora. Ulteriori dettagli tecnici arriveranno al Confidential Computing Summit a fine giugno.

La narrativa ufficiale inquadra tutto come un’estensione coerente di PCC (così dice proprio il titolo della pagina che descrive l’iniziativa), non come un cambio di rotta, e giustifica questo punto di vista con i cinque requisiti fondamentali del sistema rimasti invariati: computazione senza stato, garanzie verificabili, nessun accesso privilegiato a runtime, non targettabilità, trasparenza verificabile. Apple sottolinea che i dispositivi non si fidano di software PCC non approvato crittograficamente da Cupertino, indipendentemente da dove gira l’infrastruttura.

La realtà è che PCC era annunciato sull’idea che l’elaborazione cloud restasse su hardware Apple controllato direttamente da Cupertino: quella promessa cade su due fronti. I modelli linguistici derivano dalla famiglia Gemini di Google, e i server Apple su processori proprietari si sono rivelati, come si immaginava, insufficienti: le GPU NVIDIA sono la scelta necessaria. La giustificazione tecnica è solida, i modelli su scala richiedono capacità computazionali che l’infrastruttura proprietaria non riesce a gestire in modo efficiente. Ma anche qui si dimostra quanto i calcoli precedenti delle strategie Apple siano stati errati.

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