La corsa dei prezzi delle memorie non accenna a fermarsi e per Apple la situazione potrebbe peggiorare ancora. L’azienda paga RAM e componenti di memoria sempre di più e non vede, almeno per ora, segnali di un’inversione di tendenza.
È una delle indicazioni più significative emerse dalla conference call sui risultati del terzo trimestre fiscale 2026.
I rincari non finiranno a settembre
«Nel trimestre di marzo abbiamo pagato le memorie più che a dicembre e a giugno più che a marzo», ha spiegato il direttore finanziario Kevan Parekh. «Ci aspettiamo che la situazione peggiori ancora nel trimestre di settembre».
Secondo Apple, il problema non si esaurirà neppure con il prossimo trimestre. «Guardando oltre settembre vediamo che i prezzi di mercato delle memorie continueranno ad aumentare e questo potrebbe avere un impatto sempre maggiore sul nostro business», ha detto Parekh confermando che la crisi è strutturale.
Finora Cupertino ha limitato l’impatto grazie alle scorte acquistate a prezzi inferiori, ma questo vantaggio è destinato a ridursi progressivamente. L’azienda conta di compensare una parte dei rincari con il calo del costo di altri componenti, ma ritiene che la pressione delle memorie resterà elevata.
La situazione è talmente grave che Parekh l’ha definita una «100-year flood», un evento eccezionale paragonabile a un’alluvione che si verifica una volta ogni cent’anni. «Abbiamo aumentato i prezzi controvoglia», ha aggiunto, senza specificare a quali prodotti o mercati si riferisse.
Apple cerca nuove strade
Per limitare la dipendenza dai grandi produttori, Apple sta valutando nuove fonti di approvvigionamento. «Il mercato delle DRAM ha principalmente tre fornitori. Se ce ne fossero di più sarebbe positivo e ci aiuterebbe sul fronte della disponibilità e forse anche dei prezzi», ha spiegato Parekh. «Stiamo valutando tutte le opzioni».
Tra queste c’è anche la possibilità di ampliare la platea dei fornitori. Nelle scorse settimane è emerso, ad esempio, che Apple sta testando le memorie DRAM del produttore cinese CXMT per ridurre la dipendenza da Samsung, SK Hynix e Micron e avere maggiore potere negoziale.
Prezzi ancora sotto pressione
Alla domanda se Apple cercherà di difendere soprattutto i margini o i ricavi, Parekh ha risposto che non esiste una formula automatica. «Guardiamo alle unità vendute, ai ricavi e ai margini e poi prendiamo una decisione pensando al lungo periodo, non ai prossimi novanta giorni».
Apple non ha annunciato nuovi aumenti di prezzo, ma il messaggio della conference call è chiaro: le memorie continueranno a costare di più anche nei prossimi trimestri. Con le vecchie scorte ormai in esaurimento e un mercato che non mostra segnali di normalizzazione, la pressione sui prezzi dei futuri prodotti appare destinata a proseguire.
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