Apple ha confermato quello che da tempo appariva inevitabile: l’intelligenza artificiale diventerà, per alcuni utilizzi, un servizio a pagamento. È stato Tim Cook ad anticipare la strategia commerciale, che passerà da iCloud+ e prevederà un costo aggiuntivo per chi farà un uso più intenso di Apple Intelligence e della nuova Siri.
Apple Intelligence a pagamento, la conferma era nell’aria
Non si tratta di una sorpresa. Avevamo già spiegato perché Apple Intelligence fosse destinata a diventare almeno in parte un servizio a pagamento, soprattutto per le funzioni più pesanti dal punto di vista computazionale.
Saranno infatti proprio le funzioni AI più avanzate, soprattutto quelle che dipendono dai modelli elaborati sui server Apple, a richiedere un abbonamento superiore. Cook ha parlato della possibilità di «acquistare livelli superiori», lasciando intendere l’arrivo di soglie di utilizzo più elevate a pagamento.
Apple aveva già chiarito che alcune caratteristiche basate sui modelli cloud, comprese quelle per la generazione di immagini, sarebbero state soggette a limiti giornalieri. La società aveva inoltre precisato che gli utenti iCloud+ avrebbero ottenuto un accesso più ampio.
Quanto costa oggi iCloud+ in Italia
Apple non ha ancora annunciato prezzi o caratteristiche. Il riferimento a iCloud+ fa però pensare che non nascerà necessariamente un servizio separato per l’intelligenza artificiale. Attualmente iCloud+ è disponibile in Italia con cinque piani:
- 50 GB a 0,99 euro al mese
- 200 GB a 2,99 euro al mese
- 2 TB a 9,99 euro al mese
- 6 TB a 29,99 euro al mese
- 12 TB a 59,99 euro al mese
Non è ancora chiaro se l’accesso esteso alle funzioni AI sarà incluso nei tagli più costosi, Non è una strategia inedita: Google segue già una logica simile con Gemini, abbinando i piani Google One più ricchi sia a maggiore spazio di archiviazione sia all’accesso alle funzioni AI più avanzate.

Apple potrebbe ad esempio includere limiti più elevati nei piani superiori oppure introdurre un’opzione dedicata agli utenti che utilizzano intensivamente Siri e Apple Intelligence. Oppure chi genera molti contenuti o affida a Siri operazioni complesse tra più applicazioni potrebbe dover passare a un abbonamento superiore.
È un passaggio importante perché molti utenti non hanno bisogno di 6 TB o 12 TB di spazio, ma potrebbero essere interessati a limiti più generosi per Siri, la generazione di immagini e le attività complesse tra le applicazioni.
Non sarebbe una strategia inedita: Google segue già una logica simile con Gemini, abbinando i piani Google One più ricchi sia a maggiore spazio di archiviazione sia all’accesso alle funzioni AI più avanzate.
L’AI come nuovo motore dei Servizi
Le parole di Tim Cook indicano anche che Apple Intelligence entrerà nella strategia di crescita della divisione Servizi, che comprende iCloud+, Apple Music, Apple TV, AppleCare, App Store e Apple One.
Apple potrebbe così trasformare la potenza di calcolo dei propri server in una nuova fonte di ricavi ricorrenti, seguendo il modello già adottato da OpenAI, Google e Anthropic con i rispettivi piani premium.
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