Apple ha aumentato sensibilmente il prezzo delle configurazioni di iPhone con maggiore capacità di memoria, ma proprio queste potrebbero avere un limite che i modelli meno capienti non mostrano nello stesso modo: un forte crollo delle prestazioni quando la NAND viene sottoposta a scritture molto intense e prolungate.
A rilevare il fenomeno è stato Homolab. Nei suoi test la velocità di scrittura ha toccato per brevi momenti 1,1 MB/s, un valore estremamente basso per uno smartphone del livello di iPhone.
La cache nasconde la lentezza della QLC
La causa è la memoria NAND QLC utilizzata nel modello da 1 TB provato da Homolab. Una cella QLC memorizza quattro bit, contro i tre della TLC, e consente quindi di ottenere capacità maggiori occupando meno spazio fisico. Il compromesso è una velocità inferiore quando la memoria deve sostenere scritture molto lunghe e continue.
Nell’uso normale il problema non c’è: l’iPhone non scrive subito direttamente sulla QLC. Il sistema sfrutta una cache SLC molto più veloce, che nei test ha raggiunto circa 3.000 MB/s.
Una volta riempita questa cache, entra in gioco un secondo buffer, la cui velocità secondo Homolab è attorno ai 578 MB/s.
Il vero rallentamento arriva quando anche questo secondo livello viene esaurito. A quel punto i dati devono essere scritti direttamente sulla QLC e le prestazioni precipitano: nei test si è scesi a circa 79,4 MB/s, con minimi di 25,6 MB/s.
Se la memoria è piena le cose peggiorano
La situazione è particolarmente critica quando una parte consistente dello spazio è già occupato.
Con l’iPhone 18 Pro Max da 1 TB riempito per circa il 60%, lo spazio disponibile per la cache SLC è sceso da circa 250 GB a 58 GB. Anche il secondo buffer ha rallentato, passando da 578 a 396 MB/s.
Una volta esauriti entrambi, la scrittura diretta sulla QLC ha viaggiato mediamente attorno ai 45 MB/s, arrivando in alcuni momenti, appunto, fino a 1,1 MB/s.
Per capire cosa significa, 3 GB di dati a 1,1 MB/s richiederebbero teoricamente circa 45 minuti per essere scritti. È più o meno lo spazio che può occupare un breve filmato ProRes 4K.
Quando il problema può diventare reale
Insomma, il dato di 1,1 MB/s non rappresenta la normale velocità della memoria. Per arrivare a quel punto bisogna prima esaurire i diversi livelli di cache utilizzati proprio per evitare che la lentezza della QLC emerga nell’uso quotidiano.
Navigazione, messaggi, giochi, fotografie e normali trasferimenti non dovrebbero quindi mostrare rallentamenti di questa portata.
Ma lo scenario diventa preoccupante per chi usa iPhone 18 Pro come strumento di produzione, con registrazioni video molto lunghe in 4K o ProRes, trasferimenti di file di grandi dimensioni o ripristini di backup. Sono questi i carichi che possono saturare le cache e costringere il sistema a scrivere direttamente sulla QLC.
Non è detto che tutti gli iPhone da 1 TB abbiano la QLC
Prima di sottolineare come sbagliata e penalizzate, almeno per alcune categorie di utenti, la scelta di Apple ci sono vari elementi da considerare. Le forniture potrebbero comprendere sia chip QLC sia TLC e Apple non specifica quale tecnologia venga utilizzata nei singoli dispositivi.
Il test dimostra che l’esemplare da 1 TB analizzato da Homolab utilizza NAND QLC, ma non è detto che questa memoria sia presente in tutti gli iPhone 18 Pro e Pro Max della stessa capacità.
Non è stato inoltre testato il modello da 2 TB, quindi i risultati non possono essere automaticamente estesi anche a quest’ultimo.
Va poi fatta una considerazione sulle memorie TLC. Homolab ha confrontato il modello da 1 TB anche con un iPhone da 512 GB dotato con questi chip. Nelle letture 4K le differenze sono risultate contenute poi in un test a bassa profondità di coda il modello da 1 TB ha ottenuto 8.168 punti contro 11.285 del 512 GB, un divario molto percepibile, circa il 38%.
Con un carico più parallelo la differenza si poi ridotta. Nel test Q4T4, con quattro flussi di lavoro contemporanei, il modello da 512 GB ha ottenuto 35.992 punti contro 32.219 del modello da 1 TB, con un vantaggio nell’ordine del 12%.
Il limite della QLC sembra quindi reale ma confinato a una fascia piuttosto stretta di situazioni. Rispetto alla TLC il divario varia molto a seconda del tipo di carico, mentre nell’uso pratico il crollo emerge soprattutto con scritture prolungate e cache esaurite.
Per la stragrande maggioranza degli utenti, compresi molti professionisti, avere un iPhone da 512 GB oppure un modello da 1 TB, vecchio o nuovo, potrebbe quindi tradursi in una differenza difficilmente percepibile.













