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Muse Charm, il Tamagotchi AI di Meta nato dalle mani degli ex Apple

Meta ieri non ha solo presentato una sfida, forse mortale, a un prodotto Apple del passato come Vision Pro, ma ha lanciato anche un attacco al futuro. Si chiama Muse Charm, sta nel palmo di una mano, ha schermo, fotocamere e 5G e porta l’intelligenza artificiale di Meta fuori dallo smartphone. E a progettarlo sono stati anche alcuni dei dipendenti Apple passati alla corte di Zuckerberg.

Presentato da Mark Zuckerberg durante Meta Connect 2026, Charm è probabilmente il prodotto più curioso tra quelli mostrati dall’azienda. Non è uno smartphone, non è uno smartwatch e Meta preferisce non definirlo neppure un wearable, ma un “holdable”: un oggetto da prendere in mano, tenere in tasca o agganciare a una borsa e utilizzare durante la giornata per parlare con Muse, l’agente AI di Meta.

Un Tamagotchi per l’intelligenza artificiale

Muse Charm ricorda neppure troppo da lontano un Tamagotchi. Ha un display OLED touch di circa 2 pollici e al centro dello schermo vive un personaggio Muse personalizzabile nell’aspetto, nei vestiti e nella voce.

Il piccolo personaggio viene indicato internamente con il nome Jolly: non è un secondo assistente, ma la rappresentazione visiva di Muse. L’idea è trasformare l’assistente AI da funzione nascosta dentro un’app a presenza quasi fisica, disponibile in ogni momento.

Il dispositivo integra modem 5G, sensore di impronte digitali, fotocamere anteriori e posteriori, altoparlanti, microfoni e una porta USB-C. Le fotocamere possono scattare foto e registrare video, ma servono soprattutto a permettere a Muse di vedere ciò che circonda l’utente e utilizzare queste informazioni per rispondere o svolgere azioni.

Ed è questo il punto che dà senso a Charm: Muse non è soltanto un chatbot, ma un agente progettato per utilizzare servizi online, cercare informazioni e portare avanti attività per conto dell’utente. Charm prova quindi a renderlo immediatamente disponibile senza dover prendere lo smartphone e aprire un’app.

Grazie al 5G può accedere a Muse anche lontano dal Wi-Fi. Non sostituisce però uno smartphone: non può effettuare telefonate o videochiamate e la configurazione passa dall’app Muse su iPhone o Android.

Può essere portato con un cinturino al polso, tenuto in tasca oppure appeso a una borsa o a un portachiavi. Meta ha previsto anche un guscio trasparente che lascia vedere circuiti e componenti interni.

Meta trasforma Muse in un Tamagotchi AI da portare in tasca - macitynet.it

Il progetto nasce dagli ex Apple

Il progetto si interseca in almeno due modi con Apple. Muse Charm è nato nel nuovo laboratorio di design Meta guidato da Alan Dye, per anni responsabile del design delle interfacce Apple, passato a Meta alla fine del 2025.

Accanto a lui ha lavorato Billy Sorrentino, altro ex dirigente Apple, insieme ad altri designer arrivati da Cupertino. Bloomberg attribuisce proprio a Dye e Sorrentino un ruolo centrale nella progettazione di Charm e nell’interfaccia costruita intorno al personaggio Muse.

Oltre a questo, Apple starebbe lavorando a un piccolo dispositivo AI da portare al collo o agganciare ai vestiti, grande più o meno come un AirTag e dotato di fotocamere e microfoni, molto simile per concezione a Muse Charm.

Scorrendo i tempi di progettazione, quelli di lancio e soprattutto le figure coinvolte, il parallelo tra il pendant Apple e quello di Meta diventa inevitabile.

Charm sarebbe nato come esperimento all’inizio del 2026, poco dopo il passaggio a Meta di Dye e Sorrentino. Inizialmente l’azienda pensava a un lancio nel 2027, ma è stato Zuckerberg a chiedere di accelerare, trasformando il prototipo in un prodotto destinato al mercato entro la fine dell’anno. Dal primo concept al dispositivo finito sono trascorsi appena nove mesi.

Meta punta a metterlo in vendita entro dicembre, anche se prezzo, autonomia, capacità della batteria, memoria e peso non sono ancora stati comunicati.

Meta vuole togliere l’AI dallo smartphone

Charm sfida Apple anche in un altro modo. L’obiettivo di Meta è costruire dispositivi propri attraverso i quali accedere direttamente all’AI, riducendo la dipendenza dai sistemi operativi di Apple e Google e provando così ad attaccare alla base un mercato, quello degli smartphone, nel quale Meta non è mai riuscita ad avere un ruolo diretto.

Zuckerberg immagina lo stesso agente distribuito su più oggetti: smartphone, occhiali Meta e ora Charm.

Se non si indossano gli smart glasses, il piccolo dispositivo dovrebbe diventare il modo più immediato per parlare con Muse e mostrargli ciò che accade intorno.

Meta trasforma Muse in un Tamagotchi AI da portare in tasca - macitynet.it

Il precedente Rabbit R1 invita alla cautela

L’idea però non è completamente nuova e il mercato ha già mostrato quanto sia difficile convincere gli utenti a portarsi dietro un secondo dispositivo dedicato esclusivamente all’intelligenza artificiale.

Il precedente più evidente è Rabbit R1, arrivato nel 2024 con grandi promesse e poi rapidamente ridimensionato da limiti software e funzioni che uno smartphone poteva già svolgere.

Ancora più vicino per concezione è Humane AI Pin, altro tentativo di costruire un dispositivo AI da portare sempre con sé e di ridurre il ruolo dello smartphone.

Anche Meta sembra esserne consapevole. Andrew Bosworth, CTO dell’azienda, definisce Charm una sorta di “v0”, un esperimento per capire come verrà utilizzato e se esiste realmente un mercato per questo tipo di prodotto.

Meta stessa prevede che la maggior parte delle persone continuerà a utilizzare Muse attraverso smartphone e occhiali. Charm è destinato inizialmente soprattutto agli utenti più appassionati dell’assistente e solo se avrà successo potranno arrivare generazioni successive.

C’è infine il tema della disponibilità geografica: Muse oggi non è disponibile in Italia e Meta non ha ancora indicato quando Charm potrà arrivare nel nostro Paese.

Se l’esperimento funzionerà, però, Charm potrebbe anticipare un’intera categoria di dispositivi che tra qualche anno considereremo normale.

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