Apple non ha abbandonato il progetto di utilizzare memorie prodotte dalla cinese ChangXin Memory Technologies (CXMT). Dopo le pressioni sulla Casa Bianca, l’opposizione di Micron e l’intervento di senatori americani, emerge ora un passaggio ulteriore. Cupertino starebbe già testando chip CXMT su diverse linee di prodotto, compresi iPhone e MacBook.
La notizia arriva dal Wall Street Journal e aggiunge un tassello a una storia che dura da settimane, quella del tentativo di Apple di ottenere dal governo USA il via libera per acquistare memorie cinesi, nel tentativo di ampliare il numero dei fornitori mentre il costo delle memorie continua a salire.
Da allora la strada si è complicata. Micron si è schierata contro il possibile utilizzo delle memorie CXMT, mentre un gruppo bipartisan di senatori ha chiesto a Cupertino di rinunciare ai componenti prodotti da aziende cinesi. Apple è attesa a una risposta entro il 21 agosto.
Nel frattempo è emerso anche che CXMT non sembra in grado di offrire ad Apple un significativo vantaggio economico. La forte domanda, la capacità produttiva limitata e i costi industriali hanno portato alcune memorie cinesi su prezzi simili, e a volte superiori, a quelli di Micron, SK Hynix e Samsung.
Secondo persone a conoscenza della questione, Apple non si è però arresa. Sta provando memorie CXMT su più famiglie di dispositivi e continua a discutere con il produttore cinese la possibilità di utilizzarle almeno sui prodotti destinati al mercato locale.
Ora si apprende che uno degli ostacoli maggiori arriva dalle norme statunitensi sull’esportazione di tecnologia. Apple può acquistare componenti CXMT disponibili sul mercato e negoziarne il prezzo, ma non può condividere con il produttore cinese informazioni tecniche e specifiche che permetterebbero di sviluppare memorie personalizzate.
Per Cupertino è una limitazione importante. Apple tende infatti ad adattare i componenti alle caratteristiche dei propri dispositivi e dei propri chip. Con CXMT dovrebbe invece partire da prodotti standard, una scelta che secondo il Journal potrebbe obbligarla a modificare alcune parti dell’hardware o ad accettare limitazioni rispetto a componenti realizzati secondo le proprie specifiche.
CXMT continua inoltre ad avere un divario tecnologico rispetto a Samsung, SK Hynix e Micron, anche a causa delle restrizioni che ne limitano l’accesso alle apparecchiature più avanzate per la produzione dei semiconduttori.
Nonostante questo, la crescita dell’azienda è molto rapida. Secondo i dati Counterpoint citati dal Journal, nel secondo trimestre del 2026 CXMT ha raggiunto circa il 7% del mercato mondiale DRAM in termini di fatturato, con ricavi superiori di oltre otto volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Per Apple, però, CXMT non può rappresentare una soluzione immediata. Il produttore cinese avrebbe già impegnato gran parte della capacità disponibile per il 2026 e sta dando priorità a clienti locali come ByteDance, Tencent e Xiaomi.
Apple non è neppure l’unica società occidentale interessata. HP e Acer avrebbero già iniziato a utilizzare memorie CXMT in alcuni computer venduti fuori dagli Stati Uniti, ottenendo quantità limitate e cercando maggiori forniture per il prossimo anno.
L’azienda sta però costruendo nuovi impianti e punta a più che raddoppiare la produzione entro il 2028. Per Apple potrebbe quindi aprirsi uno spazio maggiore nei prossimi anni, sempre che Washington consenta a Cupertino di proseguire su questa strada.altral












