Il tentativo di Apple di usare il produttore cinese CXMT come leva per ottenere prezzi più bassi da Samsung Electronics e SK Hynix si è ritorno contro. CXMT ha rifiutato di offrire le proprie memorie a condizioni più convenienti, dando conferma ai sudcoreani che Cupertino non dispone di reali alterative.
CXMT non abbassa i prezzi
Il piano, razionale nelle sue basi, si è arenato, racconta il giornale taiwanese Digitimes, di fronte alla richiesta economica di CXMT. Il produttore cinese invece di presentare prezzi più bassi li ha serviti a livelli uguali o superiori a quelli dei concorrenti sudcoreani.
CXMT non può, infatti, accedere ai più avanzati sistemi di litografia EUV a causa delle restrizioni statunitensi. Deve utilizzare apparecchiature DUV, che richiedono un maggior numero di lavorazioni. Secondo un’analisi di Morningstar ripresa da TechTimes, l’azienda ha bisogno di circa il 30% di avvii di wafer in più per ottenere una produzione paragonabile a quella dei concorrenti.
Per questo i maggiori costi industriali impediscono a CXMT di applicare forti sconti senza ridurre i margini. Il produttore cinese non ha inoltre particolare bisogno degli ordini di Apple. Huawei e Xiaomi hanno già impegnato buona parte della sua capacità attraverso contratti di lungo periodo a prezzi elevati.
Samsung e SK Hynix guadagnano forza
Apple si trova così senza l’alternativa economica che voleva usare nei negoziati. CXMT continua a crescere, ma i suoi costi produttivi e la forte domanda cinese le impediscono di offrire i prezzi necessari per mettere sotto pressione i produttori sudcoreani.
Alla questione industriale si aggiunge quella politica. Un gruppo bipartisan di senatori statunitensi ha chiesto ad Apple di rinunciare alle memorie di CXMT e YMTC, richiamando ragioni di sicurezza nazionale.












