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Apple Park, il campus di Steve Jobs per i prossimi cento anni di Apple

Wired ha pubblicato un approfondito articolo dedicato all’Apple Park, il nuovo campus da circa 708.000 m2 dell’azienda che ha già cominciato ad ospitare i primi dipendenti, mentre la costruzione di edifici e parchi proseguirà nel corso dell’estate.

Tra le curiosità (alcune delle quali già narrate nella biografia di Walter Isaacson dedicata al co-fondatore di Apple): bozzetti originali, immagini ravvicinate della costruzione e degli interni, pensieri vari che Steve Jobs aveva in merito al nuovo campus. L’idea di costruire la struttura venne a Jobs nel 2004, anno nel quale cominciò a discutere con Jony Ive l’idea di reimmaginare il quartier generale dell’azienda; fu però solo nel 2009 che l’incarico fu assegnato a quello che considerava il migliore studio di architettura al mondo, quello di Sir Norman Foster (lo studio al quale si devono opere come la ristrutturazione del Reichstag a Berlino, il Municipio di Londra, l’edificio 30 St Mary Axe a Londra e tanto altro).

Come prevedibile, Jobs si dedicò al progetto anima e corpo, sia nella concezione generale, sia nei dettagli, al punto che arrivare alla progettazione definitiva non fu un’impresa semplice. Era il suo edificio definitivo, il suo lasciato e voleva che fosse perfetto. Lo studio di Foster costituì un team di cinquanta architetti, che per tutto il 2010 mostrarono a Jobs, ogni tre settimane, opzioni e disegni vari da sottoporre a revisione. Di volta in volta Jobs sfornava nuove idee, in qualche caso forme anche diverse, costringendo gli architetti a ripartire da capo e cercare nuove alternative.

Bozzetti dello studio Norman Foster sull'evoluzione del campus, dalla forma a propulsore alla forma circolare.
Bozzetti dello studio Norman Foster sull’evoluzione del campus, dalla forma a propulsore alla forma circolare.

Ogni incontro con gli architetti durava cinque/sei ore per volta per comprendere problematiche e illustrare sue idee, un progetto che lo ha impegnato particolarmente nell’ultimo periodo della sua vita. Conosceva talmente bene il progetto da potere indicare dettagli apparentemente insignificanti quali il periodo dell’anno nel quale il legname da utilizzare per gli interni doveva essere tagliato.

L’idea di Jobs era costruire “scomparti”, per migliorare la produttività e consentire ai vari team di socializzare. In origine aveva pensato a un edificio a forma di quadrifoglio o propulsore ma poi vari fattori hanno convinto Jobs ad optare per la forma circolare, incluso quanto fatto notare dal figlio più piccolo secondo il quale la struttura a propulsore avrebbe ricordato dall’alto una forma fallica.

Al pari di altri prodotti Apple, la forma scelta è stata pensata per essere funzionale, un ambiente di lavoro che consente alle persone di incontrarsi, aperto alla natura, con sezioni modulari dove svolgere il proprio lavoro e facilitare la collaborazione, un insieme di ambienti che in qualche modo dovevano evocare il minimalismo delle composizioni musicali cicliche di Philip Glass.

Benché, come noto, per Apple la segretezza interna è qualcosa di sacro (persone che lavorano in team diversi spesso non sanno su cose lavorano gli altri), la divisione in compartimenti è pensata sulla base del principio della necessità di sapere, una struttura “porosa” nella quale Jobs immaginava le idee libere da circolare negli ambienti comuni. Compartimenti ovviamente non del tutto aperti e con sezioni, come ad esempio, quella dello staff di Ive, avvolta da vetro translucido ma più aperte rispetto a quanto avviene ora a Infinite Loop.

Nel 2010, per l’Apple Park è cominciato a circolare il nome di “astronave” o “Anello” (questo il nome che usavano i dirigenti internamente). Wired ricorda come Jobs nel 2011, prima di morire, presentò il progetto al Consiglio Comunale di Cupertino (il giorno dopo avere presentato iCloud alla Worldwide Developers Conference). Giunto senza nessun collaboratore, con il tradizionale maglione nero e un telecomando in mano, cominciò a illustrare ai membri del Consiglio il progetto. Quando sullo schermo apparve la forma dell’avveniristica e circolare struttura, si fermò e disse. “Sembra un’astronave appena atterrata”. “Credo che proveremo a costruire il migliore centro uffici del mondo”.

Campus 2

Ricordano il 2011, l’attuale CEO Tim Cook ricorda che l’ultima conversazione che ebbe con Jobs riguardava l’Apple Park. Dice che lui e Jobs stavano guardando il film “Il sapore della vittoria: Uniti si vince”e allo stesso tempo chiacchierando di aspetti del campus come ad esempio quali impiegati avrebbero dovuto occupare per primi alcune strutture dell’edificio, pensieri che sembravano ridare energia a Jobs (ormai malato terminale). Cook scherzava dicendo che sarebbe stato il compito più difficile di tutti, facendo sorridere Jobs.

Nel resto dell’articolo – che vi invitiamo a leggere (questo, il link) – sono presenti curiosità sul design, sui materiali usati, problematiche relative alla costruzione e qualcosa anche di completamente diverso nato in questo frangente: l’idea di brevettare un cartone ad hoc per la pizza che non crea condensa e impedisce al prodotto di raffreddarsi.

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