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Apple vuole battere Google sull’ intelligenza artificiale

Crescono gli annunci di ricerca personale di Apple, sempre più alla ricerca di esperti in intelligenza artificiale. Lo fa notare Reuters mostrando come l’obiettivo sia sempre più quello di competere con Google nel settore in cui per lungo tempo ha dominato: in sostanza Apple vuole integrare negli smartphone funzioni utili per mostrare agli utenti quello che vogliono prima ancora che lo cerchino. Per riuscire nell’impresa la società di Cupertino starebbe attualmente cercando più di 86 persone con esperienza nel campo dell’intelligenza artificiale anche se, come fanno notare alcuni esperti, la severa posizione di Apple per quanto riguarda la privacy, potrebbe rendere tutto molto più difficile.

La Machine Learning rappresenta una delle aree fondamentali dell’intelligenza artificiale e si occupa della realizzazione di sistemi ed algoritmi che si basano su osservazioni e analisi dei dati per la sintesi di nuova conoscenza: in pratica più sono gli utenti che forniscono dati sulle loro abitudini e più le previsioni migliorano avvicinandosi maggiormente a ciò che un utente potrebbe realmente desiderare. Attualmente Apple, nell’analizzare il comportamento degli utenti, è vincolata da alcuni limiti autoimposti e applicati proprio per proteggere la privacy dei clienti: in pratica il suo sistema, che vedremo in maniera più approfondita in iOS 9 con la presentazione del 9 settembre, si basa sulle abitudini dell’utente stesso senza inviarle in server esterni e senza quindi metterle a confronto con quelle di altri utenti con abitudini simili.

In effetti Apple, con il lancio di Siri nel 2011, è stata la prima a introdurre il concetto di assistente digitale nel mondo consumer, ma negli anni Google e Microsoft hanno recuperato molto terreno proprio perché “meno attenti alla privacy”, diventando così più abili nell’imparare le abitudini degli utenti ed aiutandoli nella loro routine quotidiana. Ovviamente non si conosce il numero esatto di persone che attualmente lavorano in Apple occupandosi del settore dell’apprendimento automatico, tuttavia secondo un ex-dipendente della Mela che è voluto restare anonimo, negli ultimi anni il numero sarebbe triplicato se non quadruplicato.

Resta quindi da vedere come Apple possa riuscire a mantenere le promesse sulla privacy garantendo però funzioni che, secondo alcuni esperti, richiedono necessariamente l’invio di dati nel cloud. Ad esempio, senza la condivisione di queste informazioni, sarebbe impossibile mostrare le recensioni o l’elenco degli orari di un film al cinema che l’utente sta cercando su Internet, cosa che invece Google può offrire.

In base a quanto spiegherebbe l’ex-dipendente della Mela, per via della nota riservatezza di Apple, Siri trattiene le informazioni dell’utente per un massimo di 6 mesi, mentre l’applicazione Mappe conserva le informazioni per non più di 15 minuti. Sarà interessante vedere come Apple riuscirà ad affrontare questo grande limite mantenendo alta la privacy: se dovesse riuscire nell’impresa, Google potrebbe trovarsi obbligata a fare altrettanto pur di non perdere i propri clienti.

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