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Apple tra record e colli di bottiglia: iPhone 17 corre, l’AI complica le cose

Ricavi record, crescita a doppia cifra, ma anche qualche preoccupazione per un mercato e uno scenario industriale che stanno cambiando rapidamente. È questo il quadro emerso dall’incontro di Tim Cook e del CFO Kevan Parekh con gli analisti finanziari, dopo la presentazione dei risultati fiscali del trimestre di marzo.

La conference call si è aperta anche con un breve passaggio di John Ternus, futuro CEO di Apple dal primo settembre. La sua presenza è stata misurata, quasi simbolica: Ternus ha parlato di una “roadmap incredibile” e ha definito questo momento “il più entusiasmante” dei suoi 25 anni in Apple per costruire prodotti e servizi.

Poi la scena è tornata a Cook e Parekh, che hanno spiegato il trimestre attorno ad alcuni temi centrali: la forza di iPhone 17, la domanda superiore alle attese per alcuni Mac, il costo della memoria e l’impatto crescente dell’intelligenza artificiale sulla catena di fornitura.

Il motore iPhone 17 frenato dalla disponibilità

Sul fronte dei prodotti, Cook è partito dall’iPhone, vero motore del trimestre. I numeri sono da record: 57 miliardi di dollari di ricavi, con una crescita di circa il 22% anno su anno. Nella call Apple ha aggiunto però un dettaglio rilevante: la gamma iPhone 17, come ha detto Parekh  “la gamma più popolare nella nostra storia”, mentre Cook ha parlato di una risposta molto forte del mercato, sia da parte degli utenti che aggiornano da modelli precedenti sia da clienti che scelgono iPhone per la prima volta.

Il risvolto meno positivo è che la domanda è stata superiore alla disponibilità. Apple ha spiegato che i vincoli non dipendono soltanto dall’assemblaggio o dalla logistica, ma dalla disponibilità dei nodi produttivi avanzati usati per i chip della serie A19 e A19 Pro.

In pratica, la stessa capacità produttiva a 3 nanometri richiesta dai chip per l’intelligenza artificiale sta diventando un collo di bottiglia anche per dispositivi come iPhone. L’AI, quindi, non pesa solo come tema software, ma entra direttamente nella produzione dell’hardware di consumo.

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MacBook Neo, Mac mini e Mac Studio: la concorrenza dell’AI

Una situazione simile riguarda il mondo Mac. Apple ha registrato 8,4 miliardi di dollari di ricavi nella categoria, ma anche qui la domanda è stata superiore alle attese, a partire dal recente MacBook Neo.

Cook ha descritto la risposta dei clienti al nuovo portatile come particolarmente forte, spiegando che il prodotto ha contribuito ai record del trimestre sia tra gli utenti che hanno aggiornato il proprio Mac sia tra quelli che lo hanno acquistato per la prima volta.

Ancora più interessante è il caso di Mac mini e Mac Studio. Apple ha ammesso di avere sottostimato la domanda per questi modelli, diventati più richiesti del previsto anche come piattaforme per lo sviluppo e l’esecuzione di strumenti di intelligenza artificiale e AI agentica.

Cook ha spiegato che Mac mini e Mac Studio sono stati riconosciuti dai clienti come “piattaforme straordinarie per l’AI e gli strumenti agentici” più rapidamente di quanto Apple avesse previsto. Questo ha creato una pressione inattesa sulle scorte e ha trasformato questi due prodotti in piattaforme professionali o semi-professionali, un segnale interessante di come sta cambiando l’uso del Mac.

La normalizzazione non sarà immediata: Apple prevede che Mac mini e Mac Studio possano richiedere diversi mesi prima di raggiungere un equilibrio tra domanda e offerta. Anche qui, il successo commerciale finisce per trasformarsi in scarsità.

La memoria pressione in crescita

Apple ha segnalato anche un altro fronte di pressione: il costo della memoria.

Nel trimestre di marzo l’impatto è stato ancora gestibile, ma Cook ha avvertito che nel trimestre di giugno i costi saranno “significativamente più alti” e che nei periodi successivi il peso della memoria sull’attività di Apple sarà crescente.

È un tema da seguire perché non riguarda un singolo prodotto. La corsa globale all’intelligenza artificiale sta aumentando la domanda di componenti avanzati, inclusa la memoria, e questo si riflette su tutta l’industria tecnologica.

Cook non ha chiarito se Apple intenda trasferire parte di questi aumenti sui prezzi finali. Ma il segnale è chiaro: la seconda metà dell’anno sarà condizionata non solo dalla domanda dei prodotti, ma anche dalla capacità di gestire una supply chain sempre più contesa.

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L’AI secondo Apple: se ne parlerà alla WWDC

Infine il tema centrale, quello dell’intelligenza artificiale. Cook ha ribadito una linea ormai riconoscibile: Apple non vuole presentare l’AI come una funzione isolata, ma come una componente integrata nei sistemi operativi, nei chip e nell’esperienza d’uso.

Il CEO ha spiegato che Apple Intelligence sarà “intessuta nel cuore” delle piattaforme Apple, alimentata da Apple Silicon e progettata per essere veloce, personale e privata. Il messaggio resta quello degli ultimi anni: elaborazione sul dispositivo, attenzione alla privacy e integrazione progressiva nelle app e nei servizi.

Cook ha insistito proprio su questo punto: non “AI come funzione a sé stante”, ma AI distribuita nei prodotti e resa disponibile dove serve.

È però evidente che su questo fronte Apple si trova sotto osservazione. Il mercato continua a chiedere segnali più concreti, soprattutto dopo i ritardi su alcune funzioni legate a Siri e dopo l’accelerazione dei concorrenti. Cook ha citato anche la collaborazione con Google, dicendo che il lavoro procede bene, ma senza entrare nei dettagli.

Il prossimo momento chiave sarà la WWDC di giugno. Cook ha anticipato che Apple parlerà di intelligenza artificiale, progressi software e nuovi strumenti per gli sviluppatori. Sarà l’occasione per capire quanto la strategia dell’AI integrata sia pronta a diventare più visibile per gli utenti.

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Stati Uniti, produzione e tariffe

Cook ha dedicato spazio anche agli investimenti nella supply chain americana, collegandoli al piano da 600 miliardi di dollari annunciato da Apple per gli Stati Uniti. Ha citato la produzione di Mac mini negli Stati Uniti, l’espansione delle attività a Houston e l’ingresso di nuove aziende nel programma manifatturiero americano.

Il tema non è solo industriale, ma anche politico. Apple si muove in un contesto in cui tariffe, incentivi, sicurezza della supply chain e produzione locale sono diventati fattori centrali per tutte le grandi aziende tecnologiche.

Per il trimestre di giugno, Apple ha costruito le proprie previsioni assumendo che le politiche tariffarie attuali restino in vigore. È una precisazione non secondaria: eventuali cambiamenti potrebbero modificare il quadro dei costi e delle marginalità.

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