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Coronavirus, gli operatori di telefonia condivideranno i dati per localizzare i contagiati

Sempre più vari governi stanno pensando di chiedere agli operatori di telefonia mobile di mettere a disposizione i dati di localizzazione degli smartphone per controllare il rispetto del distanziamento sociale su larga scala, un’arma tecnologica che consentirebbe di arginare il coronavirus e gestire le fasi successive all’emergenza.

Otto operatori di telefonia, inclusi Deutsche Telekom (T-Mobile), Orange e Vodafone, hanno accettato di condividere dati sulla localizzazione degli utenti con la Commissiona europea, elemento che permetterebbe di ricostruire velocemente i movimenti e i contatti di ogni singolo contagiato nelle due settimane precedenti, una mossa attuata già a Singapore, dove un’app per tracciare i contatti si è dimostrata valida per frenare i contagi.

Il monitoraggio delle persone partendo dalle “celle”, con la possibilità di capire chi e dove è stato, in aggiunta ad altri dati che è possibile ricavare da app come Facebook, Google Maps e altre ancora, solleva questioni di privacy ma un funzionario ha riferito a Reuters che la Commissione europea proteggerà i dati degli utenti.

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I dati saranno aggregati e resi anonimi e la Commissione riferisce che saranno cancellati quando l’emergenza pandemia sarà conclusa. Il garante europeo della protezione dei dati ha chiesto alla Commissione di “definire con chiarezza” i dati che si intende raccogliere, mantenere la trasparenza e limitare l’accesso agli epidemiologi e altri esperti competenti.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato come positiva tale possibilità, evidenziando la necessità di trovare i contagiati, isolarli, testarli, trattarti e tracciare ogni contatto. Non è chiaro quanto possa essere efficace un meccanismo di tracciamento globale ma a Singapore il metodo ha funzionato. Il metodo di chiedere al paziente di ricordare dove è stato e con chi è stato in contatto, è aleatorio. I dati memorizzati sul dispositivo consentono di geolocalizzare l’utente nel tempo e intervenire cercare di frenare la diffusione del virus. In Italia si è parlato di una simile ipotesi, a vagliando la fattibilità ma ancora non c’è nulla di concreto.


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