Facebook è indagata per discriminazioni nella piattaforma pubblicitaria

Il governatore dello Stato di New York ha ordinato al Dipartimento dei Servizi Finanziari di indagare in merito a segnalazioni secondo le quali inserzionisti pubblcitari avrebbero usato la piattaforma di advertising di Facebook in modo discriminatorio

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La multa di un milione di euro in Italia non è l’ultimo dei problemi di Facebook: il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha ordinato al Dipartimento dei Servizi Finanziari di indagare in merito a segnalazioni secondo le quali inserzionisti regolamentati dallo Stato avrebbero usato la piattaforma di advertising in modo discriminatorio.

È la seconda indagine che dall’inizio dell’anno il governatore ha ordinato sul social media. A febbraio di quest’anno un’inchiesta del Wall Street Journal ha rivelato che informazioni come l’attività cardiaca, l’arrivo delle mestruazioni o il peso corporeo erano monitorate da alcune importanti app con la piattaforma di Mark Zuckerberg, consentendo un passaggio delle informazioni raccolte a Facebook, senza offrire all’utente la possibilità di impedire questo tipo di comunicazioni.

Cuomo ha chiesto a due agenzie dello Stato di fare indagini su questo nuovo caso di potenziale violazione della privacy, solo uno degli ultimi scandali che riguardano la piattaforma social di Zuckerberg, al punto che il Parlamento britannico ha definito Facebook un «digital gangster» che ha creato il suo impero sui dati degli utenti stessi.

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Lunedì 1 luglio, Cuomo ha citato report secondo i quali il social network consente agli inserzionisti di modificare o bloccare annunci usando informazioni quali il CAP, ed escludere la visualizzazione in base a elementi quali razza, colore della pelle, nazione di origine, religione, condizione familiare, sesso e disabilità.

Nel momento in cui scriviamo Facebook non ha rilasciato commenti. Il colosso di Mark Zuckerberg è indagaoa per motivi simili anche a livello federale: l’amministrazione Trump accusa il social di discriminazione razziale nella sua piattaforma pubblicitaria.

Il Ministero della casa e dello sviluppo urbano accusa il social di presunte penalizzazioni per fasce di americani e di violazione della legge per le pratiche nella gestione delle inserzioni immobiliari. La società avrebbe circoscritto chi poteva vedere le pubblicità sulla sua piattaforma «incoraggiando, rendendo possibile e causando» una discriminazione.

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