Facebook, oltre 200 app hanno usato in modo improprio i dati degli utenti

Dopo il caso Cambridge Analytica, Facebook ha effettuato una indagine interna da cui emerge che oltre 200 app terze parti potrebbero aver violato dati e privacy degli utenti

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Facebook ha avviato un procedimento di indagine e audit sulle app di terze parti, un procedimento che dovrebbe evitare il ripetersi di quanto avvenuto con il clamoroso caso Cambridge Analytica. Ad aprile di quest’anno la numero 2 del social, Sherly Sandberg, ha riferito alla commissaria Ue alla giustizia Vera Jourova che le app come quella usata da Cambridge Analytica per recuperare dati potrebbero essere molte.

Dall’aggiornamento sull’audit si apprende che finora sono 200 le app che sfruttano in modo “losco” Facebook per carpire informazioni sugli utenti. I Nomi delle app non sono stati indicati ma il social fa sapere che queste saranno bandite e gli utenti avvisati via mail, sulla falsariga di quanto avvenuto con Cambridge Analytica.

Mark Zuckerberg

“C’è molto altro lavoro da fare per cercare tutte le app che potrebbero avere usato in modo improprio i dati di Facebook e ci vorrà tempo” scrive in un comunicato Ume Archibong, Vice Presidente Product Partnerships. I prossimi passi che l’azienda dovrà compiere sono delicati.

Il tema è controverso e sapere che 200 (e forse più app) hanno sfruttato dati all’insaputa dell’utente, potrebbe significare per Zuckerberg un nuovo viaggio a Washington per spiegare l’accaduto. Dal punto di vista degli analisti, questi sembrano soddisfatti dai conti del primo trimestre del 2018 sopra le attese sia per gli utili sia per i ricavi. Il CEO del social ha cercato di tranquillizzare gli investitori dopo lo scandalo Cambridge Analytica sollevando dubbi sul modello di business e sull’uso dei dati dei propri utenti.

In una intervista il CEO di Apple Tim Cook aveva criticato Zuckerberg dicendo che non si sarebbe “mai ritrovato in questa situazione”. Critiche sono arrivate anche dal co-fondatore di WhatsApp (che ha invitato tutti a cancellarsi da FB), dal fondatore di tesla Elon Musk (che ha eliminato pagine con 2,5 milioni di fan dal social netwok) e altri ancora. Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, non ha mai avuto un account sul social blu, ma su Twitter ha aderito alla campagna di cancellazione.