FBI vs Apple, la mamma di una delle vittime di San Bernardino sta con Apple

La mamma di una delle vittime nella strage di dicembre dello scorso anno a San Bernardino sta da parte di Apple nella questione che vede contrapposta la Mela all’FBI. Edward Snowden intanto evidenzia che ciò che chiede l’ente investigativo è probabilmente superfluo.

Apple trova un’alleata insospettabile nella battaglia contro l’FBI: la madre di una delle vittime dell’attentato di San Bernardino, l’evento su cui gli inquirenti vorrebbero fare luce obbligando la Mela ad aiutarli nell’accedere all’iPhone dell’attentatore

La donna, come spiega The Washington Times, è Carole Adams,  il cui figlio Robert è stato ucciso assieme ad altre 14 persone da Syed Rizwan Farook.  La signora Adams fa sapere di comprendere le necessità di indagare dell’FBI ma dice che questo non deve mettere a rischio la vita di altre persone. “È ciò che ci distingue dal comunismo, non è così?”. “Il fatto è che abbiamo diritto alla privacy” ha detto al New York Post; “ritengo che Apple abbia tutto il diritto di proteggere la privacy degli americani. È ciò che rende l’America grande, ottemperando gli obblighi della Costituzione che garantisce il diritto alla privacy, il diritto di possedere armi, e il diritto di voto”.

Intanto Edward Snowden, l’ex tecnico della CIA noto per aver rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico, evidenzia alcune incongruenze nel caso evidenziando ancora una volta la pericolosità di ciò che chiede l’FBI in cambio di quelli che sarebber dati di utilità discutibile (l’iPhone che aveva l’attentatore è quello dato a lui dal Dipartimento per la Salute di San Bernardino per lavoro; aveva distrutto i suoi due telefonini privati).

Snowden spiega che: l’FBI è già in possesso dei tabulati delle comunicazioni del sospettato  e sa con chi ha parlato e quando l’ha fatto giacché questi elementi sono custoditi dai fornitori di servizi, non sul telefono vero e proprio stesso; l’ente investigativo di polizia ha inoltre già ottenuto i backup completi di tutti i dati del sospettato fino a sei settimane prima del reato. Una copia dei contatti del sospettato – quello che l’FBI sostiene di volere – è disponibile in duplicato sui telefonini sui colleghi dell’attentatore (il telefono usato è come già detto un dispositivo fornito dal Dipartimento della Salute e in quanto tale soggetto al consenso di monitoraggio).