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Intel ed Apple, ora il patto sui chip è vicino

Intel ed Apple potrebbero tornare a lavorare insieme. Dopo gli anni in cui l’azienda americana è stata il fornitore dei processori per i Mac, una nuova fase nei rapporti tra le due società potrebbe aprirsi se l’accordo preliminare riportato dal Wall Street Journal dovesse trasformarsi in un’intesa operativa.

Intel produce chip che vende direttamente ai produttori di computer, ma sta cercando da tempo di rafforzarsi anche come fonderia per conto terzi. È il modello seguito da TSMC, oggi partner quasi esclusivo di Apple per la produzione dei semiconduttori usati in iPhone, iPad, Mac, Apple Watch e negli altri dispositivi della Mela.

Finora Apple non aveva avuto molte alternative reali. Le sue necessità in termini di prestazioni, consumi, densità e volumi produttivi hanno reso TSMC il partner più affidabile per i chip progettati a Cupertino. Intel, per diversi anni, non è sembrata in grado di offrire una combinazione comparabile tra tecnologie produttive avanzate e capacità industriale. Negli ultimi mesi, però, il quadro ha iniziato a cambiare.

A inizio marzo si era appreso di un accordo sulla base del quale anche Intel avrebbe potuto mettere in campo tecnologie di packaging avanzato. In precedenza, lo scorso luglio, erano emerse voci su una Intel sempre più concentrata su nodi produttivi di nuova generazione, potenzialmente interessanti per aziende come Apple e Nvidia, e pensati per competere con le fonderie di Samsung e soprattutto di TSMC.

Intel potrebbe essere preziosa per Apple non tanto come sostituta immediata di TSMC, quanto come possibile secondo fornitore in una catena produttiva sempre più sotto pressione.

Nell’ultima conference call, il CEO Tim Cook ha riconosciuto che la domanda per iPhone 17 è stata molto alta e che la disponibilità di componenti basati sui nodi produttivi più avanzati lascia oggi meno margini di manovra rispetto al passato. A febbraio, il responsabile globale degli acquisti Apple David Tom aveva già lasciato aperto uno spiraglio: “Parliamo con Intel continuamente”, disse, senza aggiungere altro.

La spinta di Washington e il bisogno di diversificare

Dietro il possibile riavvicinamento tra Apple e Intel non ci sono solo ragioni industriali. Il governo americano ha convertito quasi 9 miliardi di dollari di sussidi federali in una partecipazione del 10% in Intel, e proprio questo investimento ha contribuito a riportare l’azienda al centro delle strategie tecnologiche statunitensi.

Il Segretario al Commercio Howard Lutnick ha incontrato ripetutamente nell’ultimo anno alti dirigenti Apple, incluso Cook, oltre a Elon Musk e al CEO di Nvidia Jensen Huang, per convincerli a fare affari con Intel. Trump ha poi spinto personalmente per Intel in un incontro con Cook alla Casa Bianca. Con l’accordo Apple, Intel avrebbe così agganciato tutte e tre le aziende considerate centrali per il futuro dell’hardware, dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori negli Stati Uniti.

Il mercato ha reagito con forza alla notizia. Il titolo Intel è salito in Borsa dopo la pubblicazione delle indiscrezioni, segnale che gli investitori vedono in un possibile accordo con Apple una conferma importante della nuova strategia foundry dell’azienda.

Per Apple, però, il punto non sarebbe soltanto produttivo. Secondo l’analista Ming-Chi Kuo, un accordo con Intel permetterebbe a Cupertino di dimostrare all’amministrazione Trump la volontà di “acquistare materiale statunitense”, indirizzando una parte della catena di fornitura verso aziende americane, senza rinunciare ai nodi avanzati di TSMC.

Gli Stati Uniti stanno spingendo da anni per riportare sul proprio territorio una quota più ampia della produzione di semiconduttori. Il governo ha stanziato miliardi attraverso il CHIPS and Science Act per finanziare la costruzione o l’espansione di fabbriche Intel in Arizona, Ohio, Oregon e New Mexico. Nel frattempo Nvidia ha investito 5 miliardi in Intel a settembre, con un accordo per CPU custom destinate ai data center, mentre Elon Musk ha annunciato con Intel la Terafab in Texas, un impianto pensato per produrre chip destinati a Tesla, xAI e SpaceX.

Intel Robert Noyce Bldg 1
The Robert Noyce Building di Santa Clara, California, quartier generale di Intel Corporation. Foto di Intel

Apple interessata ai nodi Intel 14A e 18A-P?

Uno dei nomi centrali della roadmap Intel è Intel 14A, nodo produttivo avanzato con cui l’azienda punta a rientrare nella competizione più alta del settore. Il nome richiama la scala degli angstrom, ma non va letto come una misura fisica diretta pari a 1,4 nanometri: nella produzione moderna dei semiconduttori, le sigle dei nodi non coincidono più in modo lineare con la dimensione reale dei transistor.

Intel 14A dovrebbe fare ampio uso della litografia EUV High-NA, cioè ad alta apertura numerica, una tecnologia pensata per incidere strutture ancora più piccole e precise sui wafer. In prospettiva, questo consentirebbe chip con una densità superiore di transistor, migliori prestazioni e consumi più contenuti, tre elementi decisivi per aziende come Apple, che progettano internamente i propri processori e chiedono ai partner produttivi standard molto elevati.

Un altro nodo da tenere d’occhio è Intel 18A-P, evoluzione del 18A pensata per clienti che chiedono prestazioni più spinte. Secondo indiscrezioni di filiera, Apple avrebbe valutato proprio questa tecnologia per una parte futura dei chip della serie M. Il passaggio, se confermato, non significherebbe un abbandono di TSMC, ma l’apertura di un secondo canale produttivo per alcune linee di semiconduttori.

È difficile immaginare che Apple affidi subito a Intel i chip più strategici e prodotti nei volumi maggiori, come quelli destinati agli iPhone. Più realistico pensare a una partenza graduale, magari su chip M di fascia base o su componenti meno critici, utile ad Apple per diversificare la propria catena produttiva e a Intel per dimostrare che la sua nuova strategia foundry può convincere anche uno dei clienti più esigenti del mercato.

Per Intel, un accordo con Apple avrebbe un valore enorme anche sul piano simbolico. L’azienda che un tempo forniva i processori dei Mac tornerebbe nei piani di Cupertino non più come progettista dei chip, ma come produttore al servizio dell’architettura Apple Silicon. Sarebbe un ritorno molto diverso dal passato, dentro un settore in cui progettazione, produzione e geopolitica sono ormai legate più che mai.

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